Non si sentono più per i vicoli di Ortigia il vocio delle donne che tornavano dal mercato, le grida delle mamme che dalla riviera di levante chiamavano i figli: immersi nel mare erano a caccia dei polipi nascosti nelle grotte nei pressi del Maniace mentre i più piccoli facevano gare di tuffi dallo “scoglio”.
Lo scoglio oggi è diventato un solarium, al mercato si sono ridotte le bancarelle di frutta e verdura fresca portata dalle campagne. Resistono i banchi che rivendono tonni e pescespada pescati dai giapponesi (per loro è un affare da 65 miliardi). Di fronte ai banchi ittici tavolini improvvisati che preparano food per stranieri. Banco e tavolino equivalgono a pesce cotto e mangiato come si suol dire. Rimescolio umano tra siracusani, forestieri e stranieri anche al tempio d’Apollo: nei dintorni baldi giovanotti offrono a 6o euro ed anche di più un tour per l’isola con la “lapa” ex modello Piaggio attrezzata per la bisogna. Sostituisce la carrozzella di qualche anno fa: il cavallo che la trascinava sporcava e puzzava secondo natura. La lapa invece è stata decorata e deodorata a dovere. Visto che la fantasia non manca è strano che non si sia pensato, in tema con l’Apollonion, a una biga o a una quadriga per stipare più gente, carro ovviamente motorizzato ma con auriga debitamente agghindato (lo fanno già al Colosseo) mescolando antico e moderno come al mercato.
E nella babele di genti e di parlate multietniche si perdono il dialetto, le battute pungenti e con esse il senso condiviso delle cose. Rimpiango la vecchia signora che dal balcone nei pressi di S. Teresa in Ortigia gridava: “Curriti, sta scappannu, m’ha rubbatu i tappini “. Invece delle domestiche ciabatte oggi ti rubano l’anima.
Elle
(foto copertina tratta dall’archivio della pagina fb Era Siracusa/Carlo Arribas)

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