Neanche un centesimo avremmo mai potuto pensare di scommettere sull’ipotesi di un’ennesima proroga (la sesta!) per la concessione ad Aditus dei servizi al pubblico nei siti culturali, servizi che a Siracusa riguardano il Parco Archeologico, la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo, il Museo Archeologico Paolo Orsi e, dal giugno 2019, anche il Castello Maniace.
Il decreto del Dirigente Generale Mario La Rocca dell’Assessorato Beni culturali e dell’Identità Siciliana è stato puntuale il 20 giugno scorso, alla scadenza della precedente proroga: fino al 31 ottobre del 2024 la società potrà stare tranquilla.
La motivazione? Sempre la stessa: da quando c’è stata la pandemia dovuta al Covid la società non ha “potuto” raggiungere l’equilibrio economico–finanziario. Ergo, può continuare un’attività che, partita come quadriennale, si è trasformata di fatto in un monopolio. Nessuna gara dopo il 2016, nessuna concorrenza.
In questa incredibile vicenda – da noi denunciata di volta in volta, periodicamente https://www.lacivettapress.it/2022/02/21/il-regime-delle-proroghe-allombra-del-covid-concessione-servizi-lavori-fino-al-giugno-2023-per-aditus-linterrogazione-del-consigliere-stefano-zito-m5s/
– apre uno spiraglio l’azione dell’attuale sindaco di Taormina, nonché deputato all’Ars, Cateno De Luca, l’unico ad avere il coraggio di accendere un faro sul “sistema” che gestisce gli “affari” nei parchi archeologici siciliani
Che si possa gioire però per l’emendamento nel collegato alla finanziaria che consentirà ai comuni di incassare il 10% sui biglietti venduti per l’ingresso ai siti culturali nel proprio territorio – una sorta di ristoro per le spese degli stessi per far fronte nel migliore dei modi alla maggiore presenza turistica indotta –; considerare la nuova disposizione come una vittoria (seppure parziale perché De Luca avrebbe voluto far riconoscere ai comuni anche il 20% sui proventi dei biglietti per gli spettacoli che si svolgono nei siti) a noi sembra una sorta di rimozione del vero problema, della reale criticità: come si è detto, il regime di monopolio in cui operano i privati. Sarebbe ora, piuttosto, di chiedere alle autorità preposte se siano legittimi questi affidamenti della Regione Siciliana che saltano tutte le regole della “libera concorrenza”, il mantra, ma solo in teoria, dei fautori del libero mercato.
Ma Aditus nel tempo è diventata anche la società di riferimento quando in città si organizzano eventi ‘culturali’ e non (la sfilata di Dolce & Gabbana) con le annesse irrinunciabili attività di ristorazione come diremo in conclusione dell’articolo.
Ad Aditus, per esempio, l’Amministrazione Comunale ha affidato l’allestimento dell’interessante mostra dedicata a Medea presso l’Antico Mercato in Ortigia dal 5 maggio fino al 31 ottobre 2023 (in un primo momento data di chiusura prevista il 30 settembre come da locandina su Puglialive).
(scadenza indicata: 30 settembre)
Canone di concessione chiesto dal Comune 6.540 euro (1200 di base più 30 euro al giorno, 1.090 euro al mese quindi), cui dovremmo aggiungere i 1.380 euro di (sub)affitto in occasione dell’evento Fendi (a meno che non siano da sottrarre 180 euro dei giorni di doppio affitto). Siracusa è stata infatti prescelta dal 7 al 13 maggio come sede dell’appuntamento annuale di presentazione delle nuove collezioni dalla casa di alta moda che – tu pensa – proprio ad Aditus si è rivolta per la gestione degli incontri. E che ha fatto Aditus? Per le attività di ristoro e i momenti conviviali – quelli che ormai fa chic definire Food Experience – si è ovviamente rivolta alla consorella Momento.
Tre i palcoscenici esclusivi per cocktail e pranzi riservati ai circa 200 selezionatissimi ospiti provenienti da tutto il mondo: il Castello Maniace, lo stesso Antico Mercato e per la gran chiusura con cena di gala il Teatro Comunale, trasformato per l’occasione in un insolito ristorante (peccato non avere foto da mostrare…).
L’altr’anno, per lo stesso evento, Fendi ha versato nelle casse comunali di Ravello 50mila euro per l’affitto del prestigioso auditorium “Oscar Niemeyer” e poco meno di 30mila euro per il Belvedere di Villa Rufolo dove si è svolta la cena di gala.
Al di là del canone per l’uso dell’Antico Mercato, quanto ha incassato l’Amministrazione per il Castello Maniace e il Teatro Comunale? Lo ignoriamo. Sappiamo invece che, nell’ambito dei programmi comunali di “valorizzazione dei beni culturali patrimonio della Città e di incentivazione della fruizione di siti comunali nel rispetto delle finalità sociali e culturali”, con tale “evento di alta valenza culturale e di straordinaria qualità” la Giunta ha inteso celebrare il “momento particolarmente importante” della “restituzione” dell’Antico Mercato ai cittadini dopo i lavori di manutenzione. Da qui il “programma di esposizioni d’arte contemporanea, di notevole livello e di interesse nazionale, anche in collaborazione con Associazioni ed Enti, per un più ampio coinvolgimento di pubblico” affidato, nel dicembre dello scorso anno, al critico d’arte Demetrio Paparoni, indiscussa autorità nel campo.
Poi, inevitabilmente, volendo inaugurare la Mostra all’inizio del mese di maggio, è diventata cogente necessità “provvedere tempestivamente all’affidamento del servizio di organizzazione e allestimento del progetto espositivo”. E così, ancora una volta, l’Amministrazione ha fatto ricorso alla trattativa diretta.
Tutto assolutamente legittimo, certo! Lo dice il Decreto semplificazioni DL nr. 76/2020 (convertito con modifiche con L.120/2020) che tra le rilevanti novità nel sistema di gestione degli acquisti sotto soglia consente, seppure in via transitoria fino al 31 dicembre 2023, l’affidamento diretto come per lavori di importo inferiore a 150.000 euro così per servizi e forniture (compresi i servizi di ingegneria e architettura e l’attività di progettazione) di importo inferiore a 139.000 euro.
E a quanto ammontavano nel nostro caso servizi e forniture? Che domanda! Esclusa Iva, a 137mila euro, of course. E così le società invitate sono state solo due: Aditus e Civita Sicilia (ambedue riunite nell’Associazione Temporanea d’Impresa che nel 2016 partecipò alla gara per i servizi aggiuntivi!) ma poiché Civita, “pur manifestando la propria disponibilità a fornire il servizio a condizioni diverse da quelle richieste, non ha presentato nessuna offerta economica”, così è rimasta la sola Aditus che ha offerto un ribasso appena del 2%: da 137.000 a 134.820 euro.
Ma al di là di affidamenti diretti, canoni concessori, di dubbi sul ruolo che ha, tra gli altri, rivestito l’Inda (ha curato gli allestimenti? E Aditus?), ecc. qual è l’idea che trova conferma anche questa volta? Il fatto che Aditus (“piattaforma della cultura italiana”, la cui missione è “portare la cultura italiana a tutti”) a Siracusa sembra avere il core-business nel food (bar, ristoranti) che ha quale suo punto di forza proprio i siti culturali concessi praticamente a costo zero, se soprattutto si guarda alla loro unicità, e si muove senza concorrenza in un settore, quello della ristorazione, in cui in genere è necessario investire ingenti somme in affitto locali, attrezzature e gestione.
(tavolini del bar nel cortile dell’Antico Mercato)
Torna utile l’esempio dei bar del Parco Archeologico in potenziale concorrenza. La società collegata Momento gestisce entrambi: quello ‘pubblico’, il cafè Neapolis, sui cui incassi il Parco riceve una percentuale del 7%, e quello privato annesso al ristorante/b&b sorto là dove c’era la ex casa Pinello (per ragguagli proponiamo almeno due nostri articoli del 2020
Bar in cui si paga sulla consumazione il 12% di un particolare “servizio al tavolo” inteso come mero uso dei tavoli. Un fai da te di turisti e visitatori che consente alla società di risparmiare sul personale che a noi sembra un pessimo biglietto da visita per la città. E per cui abbiamo provato vergogna.
(bar aperto oltre l’orario della mostra)
Venendo ora al bar dell’Antico Mercato, partendo dal presupposto – e non potrebbe essere diversamente – che sia provvisto delle tante necessarie autorizzazioni (Vigili del Fuoco, Asp, ecc.), segnaliamo che gli stessi orari di apertura del bar (ristorante?) e della mostra rendono il primo non funzionale alla seconda, del tutto a sé stante. Tant’è che dalle 20 alle 24 all’Antico Mercato si va per sentire musica, mangiare e divertirsi mentre le tante Medee restano nella loro splendida immobile solitudine. Quanto d’altra parte accade già nella nostra città per i solarium (sorti per elioterapia) che si trasformano in disco pub notturni.
Certamente un argomento per il neonato Consiglio Comunale. Chissà se vorrà fare la sua parte non solo per fare chiarezza ma anche per decidere quale debba essere la destinazione d’uso dell’Antico Mercato che alcuni cittadini vorrebbero vedere tornare alle sue funzioni originarie pur in chiave di modernità.

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