Il problema, serio, delle interrogazioni (quelle non meramente “rituali” o di facciata) che i consiglieri della Regione Siciliana presentano per avere delucidazioni su scelte e decisioni dell’Amministrazione decidente è che non servono quasi a nulla, che cadono nel vuoto, che per lo più non ricevono risposte, o, al massimo, se accade il contrario, si tratta di risposte assolutamente inadeguate, insoddisfacenti. Di fatto, delle non risposte.
Un esempio probante è dato dalle tante interrogazioni presentate dal gruppo dei 5 Stelle – primo firmatario l’architetto Stefano Zito – sulle concessioni a società private dei servizi presso i siti culturali. Concessione di servizi, si badi bene, che dovrebbero andare in scadenza, da rinnovare periodicamente e, soprattutto, da valutare nel merito, cioè per la loro reale efficacia. Insomma, quanto non sembra accadere.
Noi, da sempre, siamo tra chi aspirerebbe all’internalizzazione di quanti più servizi possibili. Non è una novità per chi ci legge: riteniamo che in alcuni casi la privatizzazione degli stessi, i guadagni facilmente consentiti ai privati rappresentino risorse che potrebbero essere meglio gestite dall’amministrazione pubblica per fare davvero dei nostri beni culturali il volano dell’economia del territorio, e non lo scrigno solo di pochi.
In primis, da riportare a una gestione interna dovrebbe essere la bigliettazione perché ormai l’informatizzazione dei sistemi di prenotazione e acquisto biglietti lo consentirebbe senza alcuna difficoltà. E se ciò non si decide, forse qualche domanda bisognerebbe farsela. Ed è anche assolutamente necessario domandarsi come sia possibile che concessioni di durata limitata vadano sempre in proroga così da trasformare un sistema che dovrebbe per lo meno essere concorrenziale in uno, di fatto, monopolistico, con le tipiche distorsioni che tutti ben conosciamo.
Ma l’Assessore regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana Alberto Samonà non sembra esserne consapevole e avalla nel silenzio le determinazioni dei suoi funzionari, sottoscrivendole.
“Il regime delle proroghe all’ombra del Covid” si potrebbe intitolare il nuovo capitolo.
Il raggruppamento temporaneo di imprese con mandataria la società Aditus (prima Globe Events Management spa., poi Jumbo Grandi Eventi spa e ancora The Key srl) gestisce dal 2016, grazie a una concessione “quadriennale”, i servizi per il pubblico (editoriale, di gestione dei punti vendita, di accoglienza, di guardaroba, di caffetteria, di organizzazione di manifestazioni e di biglietteria) presso l’area archeologica della Neapolis, la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo e il Museo Archeologico P. Orsi; più, dal giugno 2019, il Castello Maniace “in quanto di valore inferiore al limite del quinto d’obbligo calcolato sul valore totale della concessione del lotto SR1”.
Ma a garantire la continuità della concessione oltre i quattro anni sono sopravvenute diverse proroghe. Nel giugno 2020 un primo decreto del Direttore Generale Sergio Alessandro ha posto quale nuovo termine il 28 settembre 2020 “in considerazione della temporanea chiusura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura imposta dallo stato emergenziale dovuto alla epidemia da Covid-19”.
Successivamente, ritenendo che tale “dilazione”, “nel perdurare dello stato emergenziale”, non avesse permesso ad Aditus di raggiungere l’equilibrio economico-finanziario come disciplinato e previsto dal Bando di Gara all’art. 14 – che consente la revisione delle condizioni contrattuali qualora cause sopravvenute, non imputabili al concessionario, incidano oltre una certa misura sull’equilibrio economico-finanziario della concessione – con un secondo decreto la concessione è stata estesa al 31 dicembre 2021 e con un terzo, senza soluzione di continuità, a firma del Direttore Generale Calogero Franco Fazio, la scadenza è stata ancora posticipata prima di 170 giorni, cioè fino al 20 giugno 2022, e poi di un ulteriore anno. Fino al giugno 2023!
Quindi, sintetizzando al massimo i motivi del prolungarsi dei tempi, sia il confronto degli incassi registrati dalla RTI tra il 2019 e il 2021 con valore negativo, sia l’entità delle spese e degli “investimenti” sostenuti sarebbero stati tali da non garantire al concessionario l’equilibrio economico-finanziario garantito contrattualmente.
Il consigliere Zito però, primo firmatario di tre interrogazioni (la prima nell’ottobre 2020 a cui l’Assessorato non ha mai risposto, la seconda nel marzo 2021 e l’ultima nel gennaio scorso), ha via via sollevato perplessità sulle motivazioni addotte dall’Amministrazione, tra cui il riferimento al comma 8 dell’art. 143 del Decreto legislativo 12 aprile 2006 n. 163 (Codice degli appalti) che riguarda concessioni di lavori e non di servizi.
Per comprendere bene di cosa si stia parlando è necessario tornare alla documentazione relativa alla disciplina di gara del 2012 e all’offerta tecnica presentata da Aditus. Inizialmente, insieme ad altri servizi, la società concessionaria avrebbe dovuto provvedere all’allestimento (arredi eventualmente mancanti) e alla manutenzione e gestione degli spazi affidatigli per l’espletamento dei servizi dall’Amministrazione, locali “dotati di impiantistica base e provvisti di finiture architettoniche”, non modificabili in quanto a struttura. Dalla documentazione di gara risulta che, per esempio, il servizio di caffetteria e ristorazione per la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo fosse già “attivabile immediatamente” e che erano state individuate le Case Grazia (quelle a sinistra scendendo per via del Paradiso) per l’area archeologica della Neapolis e Villa Landolina per il Museo Paolo Orsi, dove, per inciso, a noi risulta già esserci una caffetteria da sempre chiusa e che aspetta da anni di essere riattivata (e perché non sia stato fatto è, anche questa, una bella domanda).
A controprova che questi, e non altri, fossero gli accordi, il concessionario Aditus, coerentemente, nel piano economico finanziario prodotto in sede di verifica di congruità dell’offerta, ha infatti indicato fra i costi “per allestimenti” una quota annua di ammortamento pari a 40mila euro. Eppure nei documenti economico-finanziari prodotti dalla società, sulla scorta dei quali l’Assessorato ha concesso la seconda proroga, compare la voce “investimenti” che, sebbene avallata dalla stessa Amministrazione, appare estranea all’oggetto dell’iniziale affidamento.
E inoltre, dove come e quando si sarebbe stabilito che per alcuni “investimenti da fare” – che vanno, a titolo di esempio, dalla riqualificazione dei bagni alla realizzazione di un’area eventi – si dovesse ripartire la spesa tra la concessionaria e il Parco Archeologico? Il totale della spesa sostenuta di € 1.381.597,15 grava infatti per una parte, € 590.212,63, su Aditus s.r.l., per un’altra, € 791.384,52, sul Parco. Né, si legge nell’interrogazione, è chiaro se il costo complessivo degli investimenti sia davvero questo “considerato che l’importo del progetto da realizzare presso l’Ara di Ierone è stimato in € 268.931, interamente a carico di Aditus, per anno”. Che significa per anno? Che per ogni anno della concessione occorre calcolare circa 270mila euro di spese?
Non solo. Nel 2018, oltre ai servizi già previsti, l’assessorato, sulla scorta di nuove sopraggiunte (e provvidenziali!) disposizioni normative, ha chiesto alla concessionaria Aditus di provvedere anche allo “sviluppo e mantenimento della piattaforma informatica per la vendita di biglietti e servizi on-line” ma “senza nuovi o maggiori oneri a carico dell’Amministrazione”. Considerare però tali costi sostenuti da Aditus “tra quelli che avrebbero inciso sull’equilibrio economico finanziario” non costituisce forse, di fatto, un onere per l’Amministrazione costretta tra l’altro a prorogare una concessione che potrebbe anche non essere risultata “conveniente” all’interesse pubblico? E a fronte della richiesta di Zito, a novembre scorso, di avere copia di una serie di documenti tra cui quelli da cui potessero evincersi i dati relativi “agli incassi effettivamente conseguiti e ai costi effettivamente sostenuti da Aditus s.r.l., in qualità di concessionario dei servizi in esame nel 2020 e nel 2021”, non è un paradosso, una palese contraddizione, che l’Assessorato abbia differito l’accesso a tali dati “in quanto ancora in fase di accertamento e verifica” (sic!) ma che otto giorni dopo il diniego, proprio sulla base di questi stessi dati, abbia concesso la lunga dilazione di un anno?
Come si fa a non condividere ogni rilievo dell’ultima interrogazione del M5S? L’ovvia considerazione che gli investimenti sostenuti dal concessionario nel 2020, Covid imperante, avrebbero potuto/dovuto essere evitati proprio in previsione dei minori incassi; lo stupore per una proroga (la seconda del dicembre 2020) che ha tenuto conto di spese previste per il 2021; la legittima domanda sui reali interventi fatti al Bellomo, dove il servizio di caffetteria e ristorazione risultava immediatamente attivabile, così come alla Neapolis (in tutto circa 190mila euro).
Insomma – si chiede nell’interrogazione e ci chiediamo tutti – l’Amministrazione ha davvero verificato che realmente non sia stato raggiunto “l’equilibrio economico finanziario”, o si è limitata a recepire (in fiducia?) quanto rilevato dal concessionario? Ha verificato se per caso non ci sia stato da parte del concessionario un qualche errore di valutazione, o di altro tipo, nella preparazione del PEF “in sede di verifica di congruità dell’offerta”? Ha correttamente “quantificato” e tenuto conto dell’entità dei “ristori” governativi anti covid percepiti da Aditus? “È consentito (al concessionario) – ed eventualmente entro quali limiti – sostenere spese ed effettuare investimenti non puntualmente previsti ab origine (ad es. nell’offerta tecnica) di cui l’amministrazione debba tener conto ai fini della verifica del raggiungimento dell’equilibrio economico-finanziario”?
È necessario dunque “accertare a quanto ammontino e a che cosa siano esattamente dovute le spese sostenute dal concessionario nel corso del 2020 e del 2021 e chiarire con precisione quali condizioni debbano verificarsi affinché possa ritenersi raggiunto l’equilibrio economico finanziario della concessione costituendo tale circostanza “espressa condizione risolutiva” della proroga di cui al D.D.G. n. 5868/2021”.
Il decreto con cui la gestione dei servizi di Aditus è stata prorogata al luglio 2023 è legittimo sì o no? L’Assessorato vuole rispondere a ogni domanda in maniera puntuale e documentata? Le pubbliche risorse appartengono a tutti i cittadini.

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