In una precedente nota abbiamo espresso forti perplessità sui criteri seguiti dalla Commissione AnfiteatroSicilia la quale, dopo aver autorizzato ben 14 spettacoli pop e rock, ha improvvisamente rifiutato ulteriori concerti.
Ribadiamo la nostra contrarietà all’utilizzo del Teatro greco come palasport per spettacoli di ogni genere, contrarietà basata sull’allarme lanciato da esperti come il professor Lorenzo Lazzarini sulla fragilità del teatro e sui rischi di degrado causato da un sovraccarico antropico. Non abbiamo esitato a criticare aspramente il sindaco Italia, fervente fautore degli spettacoli, e soprattutto la Commissione AnfiteatroSicilia sia per la sua composizione (della quale non fa parte alcun esperto archeologo o antichista) sia per non essersi attenuta all’obbligo previsto dal decreto interassessoriale che la istituisce di “non pregiudicare la fruizione pubblica del sito” e di valutare se “la destinazione d’uso è compatibile con il carattere storico e artistico del bene“.
C’è tuttavia un principio a cui un ente pubblico come la Regione non può sottrarsi: la par condicio, l’uguaglianza di trattamento. Fatte le regole, giuste o sbagliate che siano (per noi è sbagliatissima la loro applicazione) vanno rispettate e non si possono cambiare ad libitum.
Ha perciò ragione il presidente del Coro Lirico Siciliano a denunciare la disparità di trattamento subìta, disparità che la commissione AnfiteatroSicilia dovrà motivare in modo convincente davanti al Tar. Confidiamo che il giudice amministrativo valuti la correttezza della Commissione sull’uso temporale del Teatro greco per 14 spettacoli. Così come dovrà valutare successivamente le motivazioni che il direttore del Parco archeologico e il Soprintendente ai Beni culturali daranno per giustificare l’eventuale nulla osta all’uso del Teatro greco nel nome del Pop.

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