Di garantismo si può morire
Due parole sull’assoluzione di Silvio Berlusconi che mena vanto per la sua ripristinata verginità morale. La realtà è che deve la sua assoluzione a un cavillo giuridico che, detto in soldoni, ha impedito al Collegio di utilizzare probatoriamente le dichiarazioni accusatorie delle cosiddette “olgettine”, all’epoca sentite in Procura come testi mentre, potendosi ipotizzare a loro carico il reato di corruzione, avrebbero dovute essere sentite alla presenza di un avvocato ed avvertite della facoltà di astenersi dal testimoniare.
L’omissione di queste garanzie è ciò che ha reso inutilizzabili nel processo tali dichiarazioni.
Ma siamo sicuri che all’epoca fossero indagabili per corruzione? Quali le doti di un inquirente per capire se dietro alcune condotte possano esserci ipotesi di reato? Facoltà divinatorie perché, finché non chiude il verbale, non potrà mai fare le sue considerazioni definitive onde evitare di assumere avventate incriminazioni.
Altra considerazione: la sanzione di inutilizzabilità prevista dal Codice di Procedura Penale sembra assurda e comunque eccessiva se si pensa al patrimonio probatorio che si perde irrimediabilmente e che mina in maniera definitiva l’accertamento della verità, scopo primo del processo. La grande ipocrisia garantista è il fatto che tutto il mondo sa cosa succedeva ad Arcore tranne i giudici che non devono saperlo o non ne devono tenere conto.
Il buon ministro Nordio pensi anche ad eliminare queste assurdità giuridiche per evitare la boria di chi è stato assolto perché il fatto non sussiste e grida ai quattro venti la sua illibata condotta. Tolga subito questa assurda sanzione di inutilizzabilità delle dichiarazioni. Anche a me è successo, in alcuni processi, di provare un grande senso di frustrazione nel dovere assolvere, per alcune dichiarazioni inutilizzabili, imputati colpevoli.

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