Tra luglio ed agosto 2023 sono previsti al Teatro greco circa dieci (forse anche più) concerti musicali. Come è noto, questa decisione del governo regionale di concedere il Teatro greco, così come la posizione favorevole del Sindaco Italia e dell’assessore alla cultura, Granata, hanno suscitato ampie polemiche. Molti i giudizi di contrarietà da parte di personalità cittadine ed esperti, che hanno espresso forti rilievi critici verso la concessione del Teatro greco per i concerti, alla luce dello stato di usura della “pietra” – dal prof. Lorenzo Lazzarini, tra i maggiori esperti di materiale lapideo antico, al dr. Fabio Caruso, archeologo del CNR, a Belinda Giambra, restauratrice siciliana di monumenti.
In sede di Governo regionale sono prevalse le finalità “turistiche” dell’Assessorato ai BB.CC. e AA. , il quale ha facile presa sul “comitato ristretto” – composto per lo più da persone prive di una competenza tecnica specifica (e di nomina politica) – che ha assecondato tale scelta, mentre il Direttore del Parco archeologico non ha diritto di voto nello stesso organismo.
La “decisione” del Governo regionale favorevole ad un incremento del numero dei concerti musicali insieme agli entusiasmi della Giunta comunale espressi al riguardo meritano una seria ed attenta riflessione, dal momento che da essi affiora una visione, politica e culturale, al limite della “irresponsabilità”. È noto anche alle “pietre” che il Teatro greco di Siracusa mostra da molti anni visibili segni di maggiore fragilità per la porosità della sua pietra, molto più usurata nel corso dei decenni, trattandosi di una sorta di scultura scavata nella roccia, a differenza di altri siti classici, come Taormina o Verona.
Non solo seri rilievi e studi scientifici hanno confermato da molto tempo questo deterioramento, ma ciò avrebbe richiesto da parte dei Governi regionali una attenzione piena verso le preoccupazioni tecnico-scientifiche che da anni sollecitano un “uso” ponderato e misurato della struttura e, a maggior ragione, rivendicando anche finanziamenti per ricerche sui sistemi di “cura” e salvaguardia della pietra e strumenti di copertura con materiale plastico traspirante ogni qualvolta si svolge la stessa stagione delle Rappresentazioni classiche.
Peraltro, un conto è rappresentare, con le dovute accortezze, gli spettacoli della drammaturgia greca (e relative commedie), riservando al Teatro questa finalità, la cui origine rimanda al V° secolo a.C., sì da costituire un “unicum” che staglia Siracusa nel suo ineguagliabile e inimitabile “vettore simbolico”, tra i più prestigiosi della cultura internazionale, espressione del “genius loci” della storia e del pensiero dell’Occidente, – senza trascurare il fatto che ogni anno i lavori di sistemazione/copertura del teatro per la stagione dell’Inda, da aprile a luglio, mostrano a turisti e visitatori del parco archeologico solo una parte parziale del Teatro e della cavea –, altra è l’idea di sottoporre il Teatro ad ulteriori sollecitazioni sino a agosto o settembre con concerti di musica rock.
Se lo stesso assessore Granata, ancora nel 2019, esprimeva forti contrarietà verso il proposito del governo regionale di aprire il teatro a spettacoli e concerti al di fuori delle Rappresentazioni classiche dell’Inda, sta di fatto che, anche con la piena condivisione di Granata e del sindaco Italia, le “maglie” sono state aperte nell’estate 2022, quando la Regione ha concesso il Teatro greco per 6 concerti di musicisti e cantanti (ed è evidente che non è in questione il “tema” o la qualità artistica degli ospiti, bensì un’urgenza sulla quale proviamo qui a delineare i contorni!), al punto che, per questa estate 2023, i concerti previsti al teatro sono raddoppiati – si parla di dieci, se non di dodici.
Questo “sbraco estensivo” appare così un segno di profonda superficialità del Governo Schifani che sorvola sulla preoccupazione espressa da più parti. È evidente che dopo i concerti al Teatro greco dello scorso anno, manager ed imprenditori di artisti e gruppi musicali, impegnati nella stagione dei concerti estivi, abbiano colto al volo l’idea di proporre come sede dei concerti, non uno stadio, una grande piazza, bensì il Teatro greco di Siracusa. Comprensibile che una proposta simile determini una fascinazione tra artisti e gruppi musicali per esibirsi nello scenario del più importante teatro antico d’Italia. Così come è evidente che la prima, immediata reazione dei giovani, del pubblico e dei fans siracusani dei vari gruppi musicali sia quella della comodità di poter assistere a Siracusa ai concerti in programma.
Nessuno, ripetiamo, mette in questione il “valore” di questi artisti, ma è chiaro che perorare aspirazioni e facili desideri dei fans, giovani o adulti che siano, di assistere ai concerti degli artisti al teatro greco, qui a Siracusa – peraltro, accentuando un protagonismo decisionale, come se l’idea o il “fatto in sé” scaturisse da un orientamento sollecitato dai diretti responsabili del governo cittadino a tre mesi dalle elezioni per il nuovo governo della città –, ha più il sapore di una sorta di “populismo politico per via musicale”, che mentre svolge una funzione diseducativa verso i cittadini (sminuendo le preoccupazioni espresse sullo stato di fragilità della “pietra”), dall’altro tende a dipingere cittadini, personalità ed esperti che hanno espresso forti critiche verso la concessione del Teatro per i concerti come dei parrucconi o vecchi bacucchi ai quali non interessa né la musica né i concerti.
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Peraltro, sul tema dei “luoghi opportuni” o inusuali per spettacoli/concerti di artisti famosi in estate, anche un’altra polemica si inscrive in un contesto analogo: quella che nell’estate del 2022 ha scandito la stagione del “Jova Beach Party” – i concerti negli scenari naturalistici di diverse spiagge italiane, promossi da Jovanotti, tra Fermo, Fano, Viareggio, ecc. Verso questa rassegna, molte le Associazioni ambientaliste, da WWF a Lega Ambiente che hanno espresso forti critiche e riserve.
Pur se l’iniziativa itinerante in diverse spiagge, promossa da Jovanotti (certo, una location inedita, carica, sì, di suggestione ma anche di fondate perplessità), era stata anticipata dal proposito di trovare alcune misure preventive con le realtà ambientaliste locali, non sono mancati rilievi critici per i danni all’ecosistema di tali luoghi naturalistici, causati inevitabilmente dalla presenza di decine di migliaia di partecipanti a questi megaconcerti. Certo, imparagonabili questi ultimi mega “eventi” alla riflessione che abbiamo svolto sopra in merito a criticità di altra natura, relative al Teatro greco di Siracusa. Ma segno che attorno al tema dei “megaeventi” ogni decisione deve essere misurata.
È indubbio che, lungo questi anni, in merito alla stagione culturale estiva italiana, si siano oramai consolidati luoghi “deputati” per i grandi eventi musicali – gli stadi come anche Teatri o luoghi classici, da Taormina a Verona, dalle Terme di Caracalla a Roma, o anche grandi parchi, come a Modena, o altre città, o “grandi piazze”, come San Giovanni a Roma, da decenni sito del Concertone del 1° maggio di Cgil-Cisl-Uil. Purtroppo, la stessa “decisione” presa in sede regionale e condivisa dalla Giunta comunale, relativa alla concessione del Teatro greco per gli spettacoli musicali tra luglio e agosto prossimo, appare segnata anch’essa da quella faciloneria frutto di “occasionalismo politico”, e viene ad inserirsi in quel “vuoto” di ragionata progettualità strategica che da decenni connota la “politica culturale” delle Istituzioni.
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Non so cosa ci si potrebbe aspettare dallo stesso assessore regionale al Turismo, Francesco Scarpinato (Fratelli d’Italia), oggi sotto accusa per aver destinato lo scorso dicembre la cifra di 3 milioni e 700 mila euro per una Mostra di promozione della Sicilia nell’ambito del Festival di Cannes: scelta – messa sotto torchio dal Presidente Schifani (figurarsi!) –, anch’essa, frutto di puro “occasionalismo culturale” e di megalomania dell’assessore, mentre gruppi musicali, teatrali, artisti siciliani, mondo dell’associazionismo culturale, librerie, cc., in grado di dar vita ad iniziative di qualità, espressive o meno del “genius loci” della Sicilia, dei territori, dei Borghi, dei Comuni, languono di fronte ad un ceto politico regionale – e spesso locale – incapace di sollecitare e recepire istanze e richieste delle intelligenze del corpo culturale delle città.
Nell’evaporazione della partecipazione politica – e delle forme di contrappeso dei corpi intermedi della società – i luoghi e le “cariche” istituzionali sono diventati ancora più distanti dalle domande del tessuto sociale ed anche “zone opache” di gestione di “mance” o di scelte discutibili. Anche per questa deriva corrosiva della sfera politica, nasce quel sentimento di disimpegno partecipativo che sembra ridurre la democrazia a mero “flatus vocis”, puro nominalismo.

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