In piena campagna elettorale, il tema dei concerti generosamente “offerti” dall’Amministrazione comunale al popolo siracusano e non, diventa lo strumento di distrazione di massa dalle pecche nella gestione della cosa pubblica, non ultima quella di non aver mai pensato di dotare la città di un’arena idonea ad ospitare concerti e grandi eventi, come avviene nelle città degne di questo nome.
Invece di usare più utilmente i fondi del PNRR (impiegati per impianti sportivi più o meno funzionali allo scopo), si fa ricorso alla soluzione più banale e a buon mercato: utilizzare il teatro greco, già attrezzato per le rappresentazioni classiche. E poco importa se la destinazione a concerti di vario genere musicale ne metta a rischio l’integrità, e ancor meno importa che il teatro sia sottratto alla vista dei turisti – paganti – proprio nei mesi estivi di maggior affluenza di pubblico, che a Siracusa viene anche per il richiamo esercitato da un teatro greco che risale al V sec. a.C. e che ha la peculiarità di essere, nella parte fino ad oggi conservata, interamente scavato nella roccia.
E così, confidando nell’ignoranza dei lettori, si richiamano esempi assolutamente incongrui: le Terme di Caracalla (dove i 3000 posti a sedere occupano uno spazio libero fra i monumenti) e l’Arena di Verona, di cinque secoli più recente del teatro greco di Siracusa, costruita su sostruzioni di calcestruzzo e mattoni e talmente pesantemente restaurata nei secoli da conservare ben poco dell’originaria struttura di I secolo dopo Cristo. La stessa Arena di Verona non è stata immune da problemi e danneggiamenti a seguito dell’uso per spettacoli, ma questo, ovviamente, va taciuto.
Per cui, avanti tutta con panem et circenses, con i proclami populistici che richiamano alla memoria altri momenti nella storia di questo Paese in cui i monumenti dell’antichità sono stati piegati agli usi di regime.
Si continua, irresponsabilmente e senza averne le competenze, a dichiarare che l’uso del teatro greco non ne compromette l’integrità, quando sarebbe più opportuno tacere e lasciare che nel merito si esprimano gli esperti, quelli che hanno un’adeguata qualifica professionale, a meno che l’Assessore al ramo non abbia preso una seconda laurea, di cui non siamo a conoscenza.
Nessuno toglie merito all’Assessore (prima regionale e poi comunale) e alle sue imprese eroiche, anche se ci saremmo aspettati che lo stesso impegno oggi profuso nella destinazione a spettacoli vari del teatro greco (patrimonio UNESCO!) avesse messo nel pretendere l’immediata applicazione della sua stessa legge 20 del 2000, invece di permettere che passassero 15 anni prima di arrivare alla perimetrazione del Parco di Siracusa (il decreto, per inciso, porta la firma di Mariarita Sgarlata).
Preferiremmo anche che l’Assessore non offendesse l’intelligenza di chi legge affermando che il pubblico che segue le tragedie – parole sue – “sia sostanzialmente identico” a quello che, giustamente, in un concerto, più o meno rock, salta, balla e si scatena, a meno che il medesimo non faccia tali affermazioni in perfetta buonafede non avendo mai assistito in vita sua a tali spettacoli!
Che poi gli artisti siano attratti dalla spettacolare location offerta dal teatro greco di Siracusa, piuttosto che dalla presenza del pubblico pagante, è un’altra favola, dal momento che gli artisti i concerti li fanno per mestiere e non per mecenatismo, e quelli del calibro di Zucchero non disdegnano certo i modernissimi impianti dell’Arena di Reggio Emilia, costruita in mezzo al nulla, o il Tauron Arena di Cracovia o il Mercedes Benz Arena di Berlino, che è quanto di più lontano si possa immaginare dalla Neapolis di Siracusa!
Ipocrita è anche l’ipotesi degli “spazi alternativi” come l’ara di Ierone o l’Anfiteatro che, a parte trasformare la Neapolis in un gigantesco parco giochi, sono location inadatte ai mega concerti. L’ara di Ierone perché la capienza infinitamente inferiore (meno della metà dei posti del teatro) la rende economicamente insostenibile, l’anfiteatro perché l’adeguamento per un suo uso in sicurezza comporterebbe prima un’attività di consolidamento e restauro non realizzabile in tempi brevi, come ben comprende qualsiasi persona di buon senso.
Infine, sul coinvolgimento del prof. Malfitana e della sua scuola di specializzazione in archeologia: lo dice il nome, la scuola forma archeologi e non tutte quelle altre figure professionali (petrografi, geologi, restauratori, ingegneri, architetti, ecc.) che insieme servono per un serio progetto di restauro e fruizione del teatro. Ma lo ha mai visto l’Assessore il piano di studi della Scuola di specializzazione o la campagna elettorale imminente gli ha dato solo il tempo di accelerarne l’inaugurazione in pompa magna, con tanto di Magnifico rettore al seguito? La scuola di archeologia, ripetiamo, forma archeologi, non progettisti!
Gli studenti di archeologia, che hanno studiato il latino, conoscono però di certo cosa, quasi duemila anni fa, scriveva Giovenale su ciò che basta dare al popolo per tenerlo buono: panem et circenses!

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