ANCE e waterfront di via Elorina: molte proposte, poche certezze

Un incontro partecipato quello di ieri, 27 gennaio, nella sala Ugo Gianformaggio di Confindustria Siracusa, per discutere della rigenerazione urbana dell’ingresso sud della città, quello mortificato dalla presenza di capannoni, alcuni o forse molti dismessi, e attività commerciali non più attive, fabbriche che si sbriciolano, l’area dell’aeronautica semiutilizzata e altro che si potrebbe delocalizzare. In gran parte una situazione di degrado e abbandono su cui da tempo si aspetta una seria progettazione da parte dell’Amministrazione con, certo, il necessario apporto dei privati ma sempre nel rispetto prioritario e non eludibile dei molti vincoli paesaggistici e archeologici che gravano sull’intera zona e con la dovuta attenzione alle criticità idrogeologiche spesso causa di fenomeni disastrosi.

Molti gli interventi autorevoli e interessanti le ipotesi progettuali anche se da sottoporre sia al vaglio di criteri certi sia a un sano realismo sulla loro concreta fattibilità.

Abbiamo raccolto tra i partecipanti alcune impressioni tra cui quella del Segretario provinciale degli edili della Cgil Salvo Carnevale. “Si inseguono grandi e belle idee ma vedo ancora confusione. Un progetto chiaro e concreto non c’è anche perché occorrerebbe in primis affrontare, e risolvere, il problema dei problemi, quello del demanio militare, dell’Idroscalo sotto utilizzato. È questa la difficoltà principale. Finora anche con alcuni politici si è fatto abbastanza poco e non ci sono segnali che ci dicano che il Ministero competente abbia davvero la volontà di cedere l’area al Comune. Per ottenere dei risultati ci vorrebbe una spinta globale, un coro unanime di tutti. Il Ministero della Difesa dovrebbe constatare la forte convinzione e determinazione dell’intera comunità: forze politiche, sindacali, imprenditoriali, professionisti, cittadini, al di là delle appartenenze partitiche, pronti a mobilitarsi. Solo una volta superato questo enorme ostacolo si potrebbe pensare a organizzarsi in un’unica cabina di regia per mettere in campo progetti fattibili perché qui i professionisti ci sono e sicuramente non dovremmo andare a cercarli altrove. Il waterfront è sicuramente una delle più grandi suggestioni per cambiare il volto di questa città e avviarne una reale transizione verso una nuova e rinnovata vocazione. Per fare questo bisogna osare e ambire al massimo risultato. Questo significa intervenire dal fiume Ciane fino alle porte di Ortigia in unico grande intervento di riqualificazione, rigenerazione e messa in sicurezza del territorio. A tal proposito mi pare che i progetti presentati dal comitato di scopo siano del tutto insufficienti. Occorre ben altro per traguardare quanto dichiarato in premessa“.

Il convegno, organizzato da ANCE e dal professore Alini, a mio modo di vedere, è riuscito molto bene ed ha evidenziato l’assoluta convergenza tra tutti i partecipanti sulla necessità che la parte sud della nostra città, al di là dell’estrema complessità per le criticità e i vincoli presenti, cambi finalmente e al più presto il proprio volto – ha commentato Pucci La Torre, rappresentante del Comitato cittadino per la riqualificazione dell’area -. Non si può che condividere la proposta fatta dal professore di un’apertura immediata di un tavolo allargato tra istituzioni, comitati scientifici, cittadini, ecc., ma soprattutto professionisti esperti di tale materia, tra cui penso anche l’architetto Alfonso Femia che è intervenuto alla fine del convegno lasciando in effetti tutti sbigottiti per le opere che ha realizzato e che sta realizzando in tutto il mondo. Per quanto poi riguarda noi del Comitato, i primi a presentare un’idea progettuale nel dicembre 2019, come detto nel corso del convegno, siamo convinti che la nostra proposta possa ancora essere valida e percorribile, pur se certo da integrare su un’area più vasta, alla luce sia delle progettualità già poste in atto dal Comune per la realizzazione della stazione marittima del molo Sant’Antonio sia di quelle in itinere con le nuove destinazioni d’uso di cui si è parlato e anche ovviamente alla luce dell’imminente sentenza del CGA sulla destinazione d’uso che avranno le aree ex fallimento Marina di Archimede che presentano un fronte mare di oltre 500 metri.

Noi contiamo di essere davvero tenuti in debita considerazione nell’auspicato, certamente complesso, processo di analisi e studio condiviso tra tutti gli autorevoli soggetti intervenuti al convegno e chiamati a esprimere oggi il loro pensiero. Non ho potuto fare a meno di notare che molte delle immagini del rendering 3D del lavoro svolto dal Comitato siano state utilizzate ed associate ad eventi e persone che almeno fino ad oggi poco o nulla hanno avuto a che fare con tale lavoro. Un segno di apprezzamento mi sento di dire”.

Quattro le priorità per Fabio Moschella: “estendere la Zes al Porto Grande di Siracusa, con una contestuale opera di alleggerimento dei vincoli esistenti; l’ingresso negoziato nell’Autorità di Sistema portuale del mare della Sicilia Orientale, per uno sviluppo coordinato delle realtà portuali con la specializzazione del terminal di Augusta nella logistica dell’agroalimentare; la realizzazione del progetto della Stazione Marittima e l’apertura al progetto Spero con le opportune modifiche”.

Non sono mancate comunque le voci critiche: da una parte il sospetto che si continui a restare nell’ambito delle ‘passerelle elettorali’ perché solo ora, in prossimità delle elezioni amministrative di luglio, sembra che l’amministrazione intenda iniziare a coinvolgere ordini professionali e cittadinanza su quella attività amministrativa finora svolta nel chiuso delle stanze di Palazzo Vermexio, dall’altra i dubbi per come è stato promosso il convegno dal momento che l’Ordine degli Ingegneri, non sappiamo se anche quello degli Architetti, lo ha inserito tra i momenti di formazione attribuendo crediti ai partecipanti iscritti sebbene mancassero i requisiti standard degli incontri per l’aggiornamento professionale. Forse per migliorare il parterre?

 

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