Ha avuto luogo lo scorso 17 novembre presso il salone del “Circolo Unione” di Augusta la proiezione del film – documentario dedicato alla figura di Padre Pino Puglisi, il parroco di Brancaccio, quartiere di Palermo, ucciso dalla mafia il giorno del suo cinquantaseiesimo compleanno nel settembre del 1993. “Ti ho seguito senza conoscerti” è un racconto, delicato e struggente, dell’impegno e della sensibilità di un uomo che ha dedicato alla gente del proprio quartiere la vita e la sua missione sacerdotale.
Il film è prodotto da “Fine Art” casa di produzione augustana e trae le mosse dall’immaginato arrivo di un giornalista triestino, Davide, nella Palermo del periodo pandemico, il quale pur partendo con intenzioni diverse, finisce con l’essere catturato dalla figura di Padre Puglisi e si abbandona ad una sentita ricerca interiore.
In prossimità della proiezione abbiamo parlato dei contenuti e della produzione del film con il regista, Lorenzo Daniele.
“È la prima volta che il film viene proiettato ad Augusta – spiega Lorenzo Daniele – il Circolo Unione, che già in passato ci ha coinvolti nelle proprie iniziative, proiettando i nostri film, ci ha proposto questa serata. Il film è uscito nel settembre del 2021 ed è stato proiettato la prima volta al “Biondo” di Palermo, da tempo circola per le scuole, trattandosi di un prodotto di valore didattico.
Inoltre, abbiamo venduto i diritti a “TV 2000” ed è stata mandato in onda in diverse circostanze.
Il film è stato girato nel periodo del Covid, in mezzo a parecchie difficoltà, infatti nei giorni in cui abbiamo girato a Palermo, la città era “zona rossa” ed è stato difficile lavorare per il film”.
Come è nato il progetto?
“Il film è nato in modo quasi casuale. Con la nostra società ci siamo occupati, circa 4 anni fa, del materiale multimediale contenuto nella casa museo di don Pino Puglisi, su commissione del Centro di accoglienza dallo stesso fondato. Questa occasione mi ha consentito di avvicinarmi ad una figura che conoscevo, ma non in modo approfondito, così ho cominciato a studiarla e presto è nata l’idea di realizzare un film documentario, per il quale abbiamo partecipato ad un bando regionale. L’idea è diventata, quindi, un progetto cinematografico, di cui ho curato la regia, mentre la sceneggiatura è di Alessandra Cilio e la fotografia di Mauro Italia, nel progetto abbiamo cercato di coinvolgere anche artisti augustani che conoscevamo, come l’attore Davide Sbrogiò cui abbiamo affidato il ruolo del protagonista”.
Dove è stato girato il film?
“Ad Augusta abbiamo girato alcune scene presso l’Istituto Ruiz, mentre in un condominio di Corso Sicilia abbiamo girato la scena in cui Padre Puglisi, interpretato da Mauro Italia (omonimo del direttore della fotografia, ndr) viene avvicinato da chi lo avrebbe ucciso.
Il resto è girato a Palermo, anche nei luoghi dove viveva Padre Puglisi, nel quartiere di Brancaccio. Il film propone anche le interviste a persone che hanno lavorato con Padre Puglisi, all’arcivescovo di Palermo Corrado Lorefice e ad altri che, pur non avendolo mai conosciuto, ancora oggi supportano la sua causa”.
Che tipo di reazioni hai colto nei ragazzi che hanno assistito alle proiezioni del film?
“Fino ad oggi il film è stato proiettato in scuole fuori dalla Sicilia e non è mai capitato che andassi ad assistere. Nelle prossime settimane avranno luogo diverse proiezioni in Sicilia, ad Augusta come a Catania. In quelle occasioni avrò la possibilità di avere un contatto diretto con i ragazzi. I più giovani forse non conoscono la figura di Padre Puglisi o comunque la conoscono poco, e immagino che la loro reazione possa essere di apprezzamento per un prete che ha combattuto contro la mafia”.
Il film è stato presentato in festival o contesti simili?
“Ancora no, il periodo del covid e del post covid ci ha frenato, come è accaduto per tutti i prodotti audiovisivi, stiamo lavorando proprio in questo periodo per farlo girare nei festival, in particolare per quelli tematici. Il film è un prodotto studiato per scopi didattici, è stato pensato per le scuole e per i giovani, non propone un approfondimento sulla vicenda di cronaca e non apporta qualcosa di nuovo rispetto quello che già si conosce sulla vicenda dell’uccisione di don Pino Puglisi. Affronta la vicenda in modo da renderla più semplice per un pubblico più giovane, che non ha vissuto il periodo delle stragi di mafia”.
Il fatto di aver vissuto quel periodo da giovane, ti ha in qualche modo influenzato o ha segnato la scelta di dedicarti a questa tematica?
“Credo di sì, magari a livello inconscio. Nel film c’è un flashback in cui il giornalista interpretato da Davide Sbrogiò ricorda quando era giovane e al liceo la professoressa gli parlava della morte di don Pino Puglisi. Quella ricostruzione, che abbiamo girato al Ruiz con gli studenti, è in qualche modo autobiografica, è un momento che abbiamo vissuto tutti i ragazzi di quella età, che ricordiamo la vicenda, appresa direttamente o attraverso il racconto dei professori e dei genitori. Chi ha vissuto quel periodo ricorda bene quei momenti”.

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