Scontro sul progetto da 20 mln (sprecati?) per il nuovo campo pozzi. Ma è già troppo tardi

Un progetto da 20 mlneuro per un nuovo campo pozzi in contrada Belfronte (sulla strada per Floridia), che consentirebbe di abbandonare definitivamente quello delle contrade San Nicola e Dammusi, vicino al circuito, la cui falda idrica è ormai insalinata per l’avanzamento del cuneo salino (la massa di acqua salata, che si trova sotto le acque dolci di falda, viene infatti richiamata verso l’alto per effetto della depressione generata dall’estrazione dai pozzi di captazione), falda da cui attingono anche sia i pozzi dei privati provvisti di autorizzazione sia tutto il comparto agricolo che in realtà dovrebbero ricevere acqua dal Consorzio 10 che però non l’ha mai erogata.

È questa la proposta dell’Amministrazione Comunale contestata dall’ex assessore Carlo Gradenigo, dall’avvocato Paolo Tuttoilmondo e dall’ex deputato 5 Stelle Paolo Ficara, fautori di un’altra soluzione che risulterebbe più economica e più funzionale a risolvere ab origine il problema dell’adduzione delle risorse idriche per Siracusa, un progetto che Gradenigo ha voluto tra gli obiettivi del contratto sottoscritto a dicembre scorso con la società gestore del servizio idrico Siam: il recupero e messa in esercizio delle condotte Ex Cassa del Mezzogiorno e della presa sull’Anapo del canale Galermi.

In premessa, vale la pena di ricordare che l’inquinamento della falda acquifera da cui attualmente la città si approvvigiona è la causa dello sforamento dei parametri di legge dei cloruri, della conducibilità elettrica e del sodio (fenomeno ben noto al palato di tutti i cittadini). Solo una discussa ordinanza  consente di definire ‘potabile’ l’acqua imbevibile che arriva nelle nostre case e che viene sconsigliata (soltanto!) a chi soffre di determinate patologie. Risolto a monte il problema, è evidente che anche le osannate ‘casette dell’acqua’ con l’acqua potabile gratuita (fatte salve le spese di benzina e la perdita di tempo per approvvigionarsi) risulterebbero sostanzialmente inutili, oltre al fatto che la fornitura di acqua di buona qualità a monte della distribuzione alla città renderebbe non salato anche il refluo in uscita dal depuratore rendendolo così adatto all’irrigazione delle coltivazioni arboree del comparto agricolo, questione atavica.

E ancora è opportuno ricordare che ‘il progetto Gradenigo’ (definiamolo così per far prima) non è un’idea estemporanea, tirata fuori dal cappello, perché fonda su uno studio della Sogesid, sviluppato nel 2005, che certifica alla presa di Petino una portata di circa ventisei milioni mc/anno (perfettamente incanalata all’interno di una condotta che raggiunge il bacino basso Enel di Solarino) quasi doppia rispetto ai 14 milioni di metri cubi/anno necessari ai 120.000 abitanti di Siracusa.  

Ma, dice l’assessore Giuseppe Raimondo, tale condotta è “ad oggi un’opera che non ha portato un goccia d’acqua a Siracusa. È un progetto vetusto ed evidentemente da rivedere”.

La condotta è asciutta per il semplice fatto che la paratia in corrispondenza della presa sull’Anapo è rotta (aperta) e ciò non permette al livello del fiume di raggiungerne la bocca di ingresso, cosa che invece accade regolarmente poco più avanti alla presa di Petino la cui acqua serve l’omonima centrale Enel” puntualizza Gradenigo.

La condotta venne realizzata con l’idea di fornire circa 2 mc/secondo in portata continua per i sei mesi invernali alla zona industriale – commenta l’ingegnere Nino Di Guardo, profondo conoscitore dell’intero sistema idrogeologico della nostra provincia che, nel corso della sua attività all’Asi, ha realizzato molte delle attuali infrastrutture -. Progetto completato e collaudato ma mai entrato in funzione perché non è stata attivata la concessione idrica con il Genio Civile da parte degli industriali. Si tratta quindi di una  grande infrastruttura mai sfruttata nelle sue enormi potenzialità che, con alcuni interventi mirati, non complessi, potrebbe essere pienamente funzionante senza esproprio di terreni (quelli dove realizzare il nuovo campo da 14 pozzi, una spesa di circa 5 mln, un quarto di quanto richiesto, di cui si parla dal 2015, dato non trascurabile quando si parla di espropri,  ndr) e senza le opere civili da costruire ex novo. È possibile, quindi, con una spesa più contenuta di quella oggi prevista, circa la metà (10 mln), riattivare questa condotta e portare per caduta l’acqua potabile fino alle vasche dell’acquedotto comunale nei pressi di Tremilia. Per caduta significa il risparmio di milioni di euro di energia elettrica, quella oggi (e domani) utilizzata dalle pompe per il prelievo forzato dai campi pozzi. Risparmi considerevoli non solo dunque per avere un nuovo sistema di adduzione ma anche e soprattutto per la sua gestione nel tempo. Perché, chiedo, andare a prendere l’acqua dal basso – sempre dalla stessa falda ma posta a un livello altimetrico superiore – piuttosto che direttamente dall’alto? Il progetto del campo pozzi prevede di ricaricare artificialmente la falda con l’acqua del Galermi “eccedente al netto delle concessioni rilasciate e che anche in piena estate finisce sul Porto Grande” (così nel progetto): un  inutile circolo vizioso, quindi. Inoltre, prima o poi, lo stesso emungimento dei nuovi pozzi determinerebbe l’avanzamento del cuneo salino e saremmo al punto di partenza”.

Il recupero e messa in esercizio di questa infrastruttura – incalza Gradenigo -, con un collegamento diretto al bacino dell’Anapo di appena 2km, permetterebbero anche di avere una risorsa idrica di eccellente qualità: la durezza dell’acqua ottimale è tra 15 e 50°F e noi, alla presa Anapo, abbiamo 19.8°F. Praticamente acqua oligominerale. Si garantirebbe inoltre una maggiore portata all’antico canale Galermi che oggi rischia di perdersi a causa dei cedimenti dovuti proprio all’esigua quantità d’acqua che lo attraversa (200lt/sec) rispetto al suo dimensionamento (600lt/sec).

Nessuno ha mai detto che la soluzione da me proposta debba essere l’unica fonte di approvvigionamento (come asserito dall’assessore Raimondo su Tam Tam, ndr). I pozzi dismessi che si pensa di sostituire con quelli di contrada Belfronte sarebbero quindi solo quelli oggi già insalinati; gli altri, come i tre pozzi di c.da Reimann, hanno ancora una qualità dell’acqua buona. Utilizzare la portata della condotta ex cassa del mezzogiorno, oltre come detto al risparmio economico, darebbe respiro alla falda che nel tempo andrebbe ricaricandosi. Il mantenimento poi degli attuali pozzi non insalinati (senza bisogno di scavarne di nuovi), uniti alla portata inutilizzata dall’ASI (10 milioni di metri cubi) e alle stesse vasche Ortonuovo e Monteforte già presenti lungo la condotta e inutilizzate (65 milioni di litri), come può confermare l’ing. Di Guardo, permetterebbe di avere acqua a sufficienza garantendo un attingimento di 150 l/sec in casi di emergenza, già di per sé notevolmente maggiore di quella offerta dai serbatoi oggi esistenti. Ecco perché gli eventuali sbalzi nella portata dell’Anapo non dovrebbero preoccupare”.

Ma l’obiettivo dell’Amministrazione – così dice – è ‘fare presto’: ‘Esistevano studi già pronti per il campo pozzi e si è potuto così immediatamente predisporre le schede per cercare di ottenere il finanziamento PNRR. Quando si potrà, si penserà all’altro progetto, allo stato impossibile da realizzare’. Questa la sua impostazione” osserviamo.

Mi permetto di dissentire con l’Amministrazione – chiarisce Gradenigo -. Siam ha già pronto il progetto di recupero della condotta e a più riprese abbiamo chiesto lumi sullo stato di aggiornamento del progetto esecutivo la cui consegna era prevista nel bando tra 30 giorni. L’Amministrazione ha avuto quindi un anno di tempo per esser pronta con quel progetto a partecipare all’avviso del Ministero per la Coesione. Si è persa un’altra occasione e la risposta “intanto spendiamo 20 milioni di euro” per fare un campo pozzi e mettere una pezza per poi fare l’intervento risolutivo vero e proprio “più in là” risponde a una logica dominante che non condivido: come per il parcheggio Talete “intanto rifacciamo la facciata”, poi penseremo a tutto il resto… Il problema è la misura indefinita di questi “poi”. È vero che non si può prevedere l’uscita dei bandi ma se hai una visione, un’idea, una prospettiva, ti fai trovare pronto per quanto possibile. Qui la strada era tracciata da un anno (scritta nero su bianco, anche tra gli investimenti del Piano d’Ambito 2022 alla voce ‘Impronta Green’) e invece si dovrà attendere il prossimo bando sperando ancora una volta di non incontrare altri ostacoli. La mia, lo ripeto, non è e non vuole essere una critica all’Amministrazione o all’assessore Raimondo, che stimo, bensì la difesa di una visione e di un lungo lavoro mirato a diversificare le fonti di approvvigionamento idrico della città alleggerendo la falda e migliorando la qualità dell’acqua fornita che fino ad oggi viene pompata esclusivamente da pozzi artesiani. Realizzare un altro nuovo campo pozzi è esattamente ciò che si fa da 60 anni (agricoltura, industria e privati compresi) e che ha portato ai problemi noti”.

 

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