Incendio Ecomac, effettuato ancora solo in parte il monitoraggio ambientale (seconda parte)

Una cabina di regia e una comunicazione più efficace sono le richieste che ci siamo sentiti di fare in merito all’incendio alla Ecomac.

Ma può essere utile ragionare anche su altri aspetti, tentare un’analisi, seppur parziale dal punto di vista di chi è stato solo spettatore, dell’efficacia delle operazioni.

L’incendio si è sviluppato dalle h. 17 del 22 agosto sino alla mattinata successiva. Dalle prime informazioni un fulmine avrebbe innescato una o più eco-balle che bruciandosi avrebbero fatto cadere un cavo dell’alta tensione; ovviamente la dinamica sarà definitivamente accertata solo dall’indagine della magistratura. E non potrebbe essere diversamente.

L’impianto coinvolto recupera rifiuti “pericolosi e non pericolosi” ed opera con un’autorizzazione (reperibile su internet) dell’Assessorato Regionale dei Servizi di Pubblica Utilità Dipartimento Rifiuti che contiene una serie di prescrizioni tra cui un impianto antincendio e altro (vedi scheda in calce).

Ma come si interviene in caso di incendio? Si è operato bene?

I sistemi di spegnimento per grossi impianti all’aperto non possono essere pensati per spegnere incendi della durata di molte ore; hanno grandi portate di acqua per intervenire in pochi minuti e per tale ragione si installano grandi pompe e serbatoi che durino un tempo adeguato ma non eccessivo. L’autorizzazione fissa una riserva che possa durare almeno un’ora; ciò è da considerare normale perché è quasi sempre impossibile dotarsi di grandi stoccaggi di acqua.  Se non si riescono a spegnere le fiamme, la riserva servirà comunque per tenere l’incendio sotto controllo, nell’attesa dei vigili del fuoco con le loro autobotti. Anche loro però con ogni probabilità si troveranno col problema della disponibilità di acqua per cui il loro intervento, se non coronato da successo immediato, tenderà sempre ad evitare che l’incendio si allarghi. Il fuoco o lo si spegne subito nei primi minuti o lo si contiene fino ad esaurimento. Le foto dell’intervento dei vigili del fuoco le abbiamo viste tutti, e non possiamo che ringraziarli per la loro abnegazione e competenza. Ma come per le cause scatenanti l’incendio, così sull’adeguatezza degli impianti e sulla loro efficienza solo la magistratura potrà esprimere un giudizio una volta raccolto ogni elemento utile.

Per quanto riguarda invece il monitoraggio ambientale di un’area coinvolta da incendio, i primi risultati di una campagna di analisi non si renderebbero disponibili che in un paio di giorni, e solo per una parte limitata degli inquinanti. Si gode di un qualche vantaggio disponendo di una reta di monitoraggio della qualità dell’aria come nel siracusano; ma considerato che i dati vanno scaricati dopo l’evento ed interpretati, l’emergenza deve essere gestita nell’immediato senza ausilio di questi dati.

Per la tutela dei cittadini e di chi interviene sul campo il problema si supera con le informazioni provenienti dagli scenari sviluppati in sede di autorizzazione dell’impianto. Si stabilisce infatti preliminarmente se un impianto è o non è a rischio di incidente rilevante, se è compatibile con il luogo in cui verrà installato. E se un’emergenza diventasse per dimensioni comunque un problema, la stessa verrebbe resa pubblica alla cittadinanza secondo piani di informazione definiti. I vigili sapevano che stavano intervenendo in un deposito di rifiuti e non in un giardino ed erano consci dei dispositivi di protezione da usare.

Nel nostro caso, noti i rifiuti autorizzati in giacenza, e quindi definiti anche gli inquinanti potenziali generati in caso di fuoco e i rischi connessi, l’impegno dell’ARPA è intanto volto solo alla raccolta dei dati da usare per le considerazioni da fare post incidente sulla tutela relativa all’utilizzo dei suoli colpiti e sull’impatto sulla qualità di aria e acque.

E così possiamo dire che abbia operato l’ARPA che il 24 ha pubblicato sul suo sito un report che presentava dati parziali forniti dalle stazioni di analizzatori (SOx, NOx, NMHC) che nulla mettevano in rilievo, integrandolo già il 25 con i dati finali completi che indicavano per contro presenza di benzene, PM10 e NMHC sulla stazione di Augusta Megara, giudicati correlabili con l’incendio in Ecomac e indicativi quindi di una zona bersaglio.  Il leggero sforamento di PM2.5 di Siracusa non è stato attribuito all’incendio.

Per individuare altri inquinanti l’ARPA è andata in campo per effettuare campionamenti puntuali di aria con strumenti specifici: cinque canister e due campionatori ad alto flusso posizionati a Melilli e Priolo su indicazione della Protezione Civile. Con i canister ARPA ha rilevato in un punto a Melilli dello stirene, e tracce di naftalene nel campione di Augusta, mentre per diossine Furani e IPA si è in attesa dell’esito di analisi (vedi scheda).

È bene precisare che lo stirene a Melilli non deve essere una sorpresa, perché la postazione fissa lì ubicata non aveva rilevato problemi sulla qualità dell’aria solo perché era fuori servizio per maltempo.

Quanto fatto sembra infine aver seguito uno standard procedurale consueto in tali casi, se non addirittura codificato, tra postazioni fisse e prelievi sul campo: i tempi per ottenere i risultati sono congruenti sia per lo stirene che per il naftalene (già ricevuti) mentre per Diossine Furani, e IPA i dati non risultano ancora pubblicati nel sito (normalmente si prevede una settimana di analisi).

A posteriori, note le conclusioni del report che individua un area bersaglio in Megara, si può lamentare che i campionatori ad alto flusso non siano stati posizionati anche lì sebbene sia un lavoro che richiede specialisti e attrezzature complesse e delicate in quantità, cosa che limita il numero di prelievi effettuabili durante l’evento. La domanda che resta è: è possibile aumentare il numero di queste attrezzature, congruentemente con la disponibilità di personale, considerata la criticità dell’area?

Sarebbe stato forse meglio non emettere il primo report temporaneo visto che non c’erano informazioni critiche da fornire, considerando il comprensibile sconcerto che si sarebbe generato nei cittadini per il citato fuori servizio di alcune stazioni fisse: “Le stazioni SR-Belvedere, Melilli, Solarino hanno avuto una interruzione di alimentazione elettrica causata dalle avverse condizioni meteo occorse il 22 agosto e dunque, a patire dalle 17, non hanno acquisito dati. La stazione Augusta-Megara non ha acquisito alcun dato dalle 17 alle 20 del 22 agosto, l’analizzatore di benzene non ha acquisito dati fino alle ore 14 del 23 agosto” (così sul sito dell’Arpa). Il report completo avrebbe poi chiuso il tutto, report per altro non facilmente reperibile nel sito perché si rintraccia solo usando la parola chiave “in evidenza”, o entrando con i termini giusti direttamente dal motore di ricerca.

Sin qui quanto fatto sull’aria. La procedura generale sembra corretta, a parte l’amarezza per il fuori servizio di alcune stazioni. Il dato dello stirene sui campioni presi col Canister è servito ad evidenziare il coinvolgimento di Melilli, località dove mancavano i dati.

Ma non ci si deve fermare qui e l’autorità, oltre a dovere sviluppare opportune considerazioni sull’impatto degli inquinanti dovuti all’incendio sulla salubrità dell’aria, dovrà dare una risposta a chi chiederà qual è stato l’impatto sui suoli e sull’acqua. In eventi di questo tipo si deve tenere presente che alcuni inquinanti, come la diossina, si depositano a lunga distanza per ricaduta sul suolo, mentre andrebbe anche considerato l’impatto sulla falda della acqua utilizzata durante lo spegnimento dell’incendio (ovviamente limitato esclusivamente all’insediamento Ecomac). Purtroppo in Italia si è vissuto il dramma di Seveso; sebbene in quel caso le dimensioni siano state ben altre, (perdita di diossina pura da un reattore di processo) e non confrontabili con l’evento in discussione, la parola diossina fa paura. Fare chiarezza su tutto, considerando tutte le tre matrici aria, suolo, acqua, sarà utile per tutti oltre che doveroso.

SCHEDA 1

La ditta dispone di autorizzazione per  55 tipologie di rifiuti non pericolosi tra i quali si citano plastica, legno, carta e cartone, imballaggi di vario tipo, pneumatici, apparecchiature fuori uso, tipologie specifiche di alcuni metalli, prodotti tessili, oli e grassi commestibili, apparecchiature elettriche, rifiuti ingombranti, e 10 tipologie di rifiuti pericolosi  tra i quali i toner per stampa, alcune apparecchiature fuori uso tra cui quelle contenenti clorofluorocarburi, batterie ed accumulatori, componenti contenenti mercurio.

Non è azienda a rischio di incidente rilevante, come invece altri grossi impianti presenti in zona, ma va citata tra le autorizzazioni la Nota dei Vigili del Fuoco con parere favorevole ai fini antincendio.

Tra le prescrizioni da ottemperare per poter esercire l’impianto si citano una rete antincendio “dotata di 6 idranti DN 70 di 300 lt/min“ con una riserva idrica di 108 mc per garantire un tempo di intervento non inferiore a 60 minuti ed uno stoccaggio dei rifiuti  regolato da norme sulla segregazione degli stessi , spazi intercorrenti, divisori , etc.

SCHEDA 2

Il secondo report del 25 Agosto, completo di tutti i dati, rilevava  nella stazione di Augusta Megara un valore di benzene pari a 96  µg/m3 (vs i 20 µg/m3 di riferimento utilizzati da Arpa come valore medio per siti non industriali), un valore  di polvere PM10 pari a 66 µg/m3 (vs i 50 µg/m3 di riferimento utilizzati da ARPA) ed un picco di idrocarburi NMHC  pari a 1107 µg/m3 (vs i 200 µg/m3 di riferimento utilizzati da ARPA) che ARPA giudicava correlabili  all’incendio Ecomac. Si può dire quindi che questa prima rilevazione già il 25 individuava una zona bersaglio nell’area di Augusta Megara, lato verso cui erano in effetti diretti i venti dominanti. Per quanto riguarda i valori di polveri PM2.5 leggermente superiori al valore di soglia registrati in via Gela e Viale Teracati Siracusa, l’Arpa li ritiene non correlabili all’evento.

I canister (bombolette) prelevano in maniera istantanea piccoli campioni d’aria che possono essere utilizzati per trovare, mediante analisi successiva di laboratorio gli idrocarburi volatili COV, i campionatori ad alto flusso prelevano un campione in un tempo prolungato (nel nostro caso Arpa specifica 24 ore) e servono per campioni da analizzare successivamente per diossine, IPA, Furani etc. Entrambi i sistemi di prelievo devono essere utilizzati da personale di laboratorio specializzato, in particolare i secondi che sono veri macchinari complessi. Arpa ha fatto cinque campionamenti con Canister la notte del 22, rilevando in un punto a Melilli 66,2 µg/m3 di stirene, e tracce di naftalene nel campione di Augusta (25,5 µg/m3).

Da leggere

Mostra Tranchino 2014

Gaetano Tranchino ci ha lasciati: un ricordo

Ci ha lasciati il maestro Gaetano Tranchino. Le esequie si terranno il 4 settembre 2026 …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti