Chi avrebbe potuto immaginare che quel gesto di umanità di Stefania Prestigiacomo nei confronti dei migranti della Sea Watch le avrebbe sbarrato, tre anni e mezzo dopo, la strada della candidatura per la presidenza della Regione Siciliana? L’onorevole Giorgia Meloni non glielo ha perdonato. “La salita sulla barca del Pd” ha fatto scattare il veto sulla candidatura della Prestigiacomo, ma ha svelato la natura della Meloni.
Ricordate la favola di Esopo della rana e dello scorpione? La rana si lascia convincere dallo scorpione a traportarlo sull’altra sponda del fiume, ma durante il guado lo scorpione la punge, facendo affondare entrambi. Perche l’hai fatto? gli chiede la rana. Perchè è la mia natura, le risponde lo scorpione. La natura dell’onorevole Meloni in tema di migranti affiora in tutta l’inspiegabilità dei comportamenti (che è la morale della favola) facendo “affondare” il principio di solidarietà insieme al rigore etico: punisce con un vendicativo veto il “peccato” della Prestigiacomo, ma chiude gli occhi sulle pendenze giudiziarie di Renato Schifani, coinvolto nel maxiprocesso Montante per violazione di segreto istruttorio.
Si deve desumere che per l’aspirante premier Meloni, un gesto di umanità nei confronti di poveri migranti sia ritenuto più grave della contestazione da parte dei magistrati di violazione di segreto istruttorio? Inspiegabile.
Siamo ultragarantisti e auguriamo all’ex presidente del Senato di uscire dal maxiprocesso Montante immacolato e puro, ma la politica dovrebbe ispirarsi ad altri princìpi per scegliere i candidati ad incarichi così importanti come la presidenza della Regione Siciliana, preferendo persone che non hanno conti aperti con la giustizia. Si chiama etica della politica, lo diciamo senza retorica, sommessamente; di essa l’onorevole Meloni, che sul piano giudiziario è personalmente al di sopra di ogni sospetto, dovrebbe tener conto, in inglese, in francese e in spagnolo.

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