L’ultimo rapporto annuale dell’Istat presentato in Parlamento riferisce che, senza il reddito di cittadinanza, nel 2021 la nazione avrebbe avuto un milione di poveri in più a fronte di altri dati sconfortanti, come quello sui 4,5 milioni di lavoratori che percepisce uno stipendio di mille euro lordi (700 netti) e quello sui 5,6 milioni di poveri, il 10% della popolazione quindi.
Un quadro desolante di cui la maggioranza delle forze politiche si disinteressa, e accade così che questo rapporto Istat non abbia neanche avuto la dovuta rilevanza sui grandi giornali nazionali dove invece infuria la polemica sul reddito di cittadinanza visto solo in negativo laddove sarebbero solo necessari alcuni ritocchi per migliorarne l’efficacia ed eliminare quanto non abbia funzionato.
Collegato ai dati sulla povertà e sul lavoro povero che interessa milioni di italiani privi di diritti c’è un altro indice, quello del NEET, Not Education, Employment or Training, cioè le persone che non studiano né lavorano né ricevono una formazione. In statistica sono anche note come persone inattive. La fascia che viene presa in esame è quella dei giovani fra i 16 e i 34 anni e anche i dati regionali non lasciano ben sperare, come rilevano i report annuali sulla qualità della vita del Sole 24ore e di Italia oggi. In Sicilia oltre 1,5 milioni di popolazione nella fascia tra i 15 e i 64 anni risultano inattivi, afferma il QdS, nella provincia di Siracusa sono quasi la metà di chi potenzialmente potrebbe studiare, formarsi o lavorare (il 46%). È uno scenario tristemente noto che sembra non cambiare. Nel luglio 2020 avevamo intervistato Alessia Incontro, che lavora nella ristorazione: era piena di risentimento verso i ristoratori e i suoi colleghi che continuavano a farsi sfruttare. Ci diceva: “Sono una ragazza di 38 anni che lavora da 20 come cameriera e ora ha raggiunto il culmine dopo un continuo e intenso sfruttamento. Lo sai qual è la mia paga? Finora dagli imprenditori ho ricevuto 3,5 € l’ora per dieci ore al giorno senza diritti, ma solo tante vessazioni. Inoltre, dopo tutto questo periodo, ho solo quattro anni di contributi versati. Dov’è il nostro futuro?”
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Oggi si è trasferita e lavora in una struttura sul Lago Maggiore.
«Sto lavorando qui e mi trovo bene: mi pagano 1.800 euro e sono soddisfatta degli orari e del lavoro. A Siracusa lavoravo il doppio ed ero pagata molto meno, oltre ad essere trattata male, ma se parli con i giovani di qua, ti dicono che per loro questa paga è bassa. Infatti, i miei colleghi nella struttura sono del sud e stranieri, nessuno del centronord».
La situazione a Siracusa è cambiata?
«Affatto, è solo peggiorata al punto tale che una grande maggioranza di giovani è andata via, chi al nord come me, chi in Europa (Francia, Germania, Svizzera, ecc.) dove ricevono una migliore retribuzione e sono trattati bene. Da noi molti non vogliono più essere sfruttati e se non riescono ad andare via, se ne stanno a casa».
Imprenditori e politici dicono che è colpa del Rdc
«Cosa? Per avere il Rdc per single dovresti avere un massimo di 6mila euro lordi all’anno, ci riesci a campare anche a Siracusa di questi tempi? Neppure puoi pensare di fare un’attività in nero e prenderti il Rdc, sono tutte falsità. La verità è che i ristoratori siracusani arrancano e sono in difficoltà, non so come facciano, forse ricorrono ai soli familiari, ma non cambiano la mentalità di trattare il personale in maniera dignitosa. Per questo ti dico che sono perplessa e negativamente vedo un’Italia destinata a fallire.
Cosa significa quello che dici?
Nella struttura in cui lavoro il 90% dei clienti è straniera, pochi o assenti i clienti italiani e potrebbero essere di più del cosiddetto ricco nord. Anche qui oltre al sud osserviamo la crisi, poi fra noi giovani del sud c’è più intraprendenza, quel nati qua non hanno le spalle forti come le nostre dopo tante esperienze amare. Una mia amica di Siracusa che lavorava al casinò di Malta con la venuta del Covid ha cambiato attività, ora lavora in smart working dando assistenza, non so di preciso com’è il suo lavoro, per grandi marchi come la Ferrero e altre di questo tipo, e guadagna molto bene. Anche in questo settore non esistono tanti industriali del nord, è molto in mano a imprese straniere. Con la venuta del Covid si è avuta una visione diversa da parte di noi giovani lavoratori del sud, ci siamo adeguati alle nuove possibilità offerte sempre perché partivamo da basi differenti rispetto agli altri del nord».
Rimarrai a nord?
«Si, è mi dispiace dirlo, perché amo la mia città, ma noi giovani non ci possiamo vivere, non accettiamo più d’essere sfruttati. Qui il lavoro è stagionale, la struttura chiude da Ottobre a Marzo e il paesino di 900 abitanti si svuota di turisti, ma non ci sono problemi, esistono due banche oltre all’ufficio postale: significa che il denaro circola, puoi andare in altri posti di lavoro e le opportunità in Europa non mancano».

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