SULLE DIMISSIONI DI SALVO ADORNO LA PAROLA AI DIRIGENTI

Venerdì 1 luglio Salvo Adorno si è dimesso da segretario provinciale del Partito Democratico. Abbiamo raccolto le testimonianze di alcuni dirigenti (ex e attuali) e di semplici simpatizzanti

Glenda Raiti

Al congresso del 2020, con l’elezione di Salvo Adorno, si cercò di aprire uno spiraglio alla politica, quella del PD e di tutto il centrosinistra, fino a quel momento assente. A Salvo va dato il merito di aver ripreso i rapporti con i cittadini e le parti sociali e di aver rimesso in cammino il partito, in una situazione molto complessa. La crisi della politica, le condizioni generali del territorio, il Covid, la guerra, la crisi economica, l’allontanamento dei cittadini per l’interesse per la politica e la cosa pubblica. Salvo ci ha messo sempre la faccia e ha cercato di dare un futuro al PD e al centro sinistra, ed in questo è riuscito.

Un segretario gentile e perbene, dai toni sempre pacati, che ha fatto della condivisione, del dialogo e della partecipazione alle decisioni, il punto di forza della sua segreteria. Con le sue dimissioni si apre adesso una fase nuova, che deve essere caratterizzata dalla continuità del lavoro svolto fino ad ora, in grado di creare scenari nuovi in vista dei prossimi appuntamenti elettorali. Grazie al lavoro di Salvo e della sua segreteria, il partito in provincia di Siracusa, ha un presente ed anche un futuro. E di questo il partito dovrà farne tesoro. Salvo Adorno rimane una risorsa preziosa che, si spera, possa continuare a dare una mano a tutto il gruppo dirigente.

 

 

Bruno Marziano

Salvo Adorno ha diretto in questi due anni il Partito Democratico di Siracusa con passione impegno tenacia e tanta tanta pazienza. Ha dovuto infatti gestire una fase difficilissima della vita del PD Siracusano nata dal fatto che una parte del partito non riconosceva e non accettava i risultati del Congresso.

L’altra grande difficoltà con cui ha dovuto fare i conti è stata quella dell’emergenza Covid che ha impedito spesso al partito di portare all’esterno iniziative e prese di posizione e battaglie politiche che pure in questi anni si sono fatte. Voglio ricordare le sue numerose, precise, puntigliose prese di posizione su tutta la questione “zona industriale” e cioè sul delicato periodo di transizione del polo petrolchimico verso la riconversione ecologica. Penso di poterle dire che su tutto questo campo Salvo Adorno  è stato un punto di riferimento sia per il mondo delle imprese che per il mondo dei lavoratori, per le organizzazioni dei lavoratori. Ma la situazione interna ha determinato pure spesso delle posizioni di incomprensione con esponenti della stessa maggioranza che ne hanno come dire smorzato l’entusiasmo che lo hanno costretto a lunghe e faticose mediazioni e ne hanno bloccato la spinta unitaria che è sempre stata presente nel suo percorso.

Le sue dimissioni, motivate da ragioni ed esigenze personali, ci consegnano oggi un partito riunificato che è riuscito ad eleggere il suo organismo dirigente principale e cioè la direzione provinciale con un’elezione all’unanimità e che oggi, preso atto delle sue dimissioni, si pone il problema della costruzione di una lista per le elezioni  regionali la più forte e competitiva possibile. Questo è sicuramente merito del segretario Salvo  Adorno: a lui si deve se oggi il Partito Democratico può pensare di affrontare le tre tappe elettorali, regionali, nazionali e quelle amministrative, essendo ridiventato un punto di riferimento nel panorama politico provinciale.

 

 

Simonetta Arnone

Cordiale, discreto, autentico, propositivo. Salvo Adorno è  tutto ciò che la politica oggi non è: non ha la verve di chi argomenta senza dire nulla, non sa come attaccare l’avversario e non vuole saperlo, semplicemente perché pensa che il dibattito politico sia altro, che nulla abbia a che fare con l’inutile querelle del vuoto a perdere di un agone senza prospettive. Si proietta verso la riscrittura del territorio e delle sue risorse, condivide un’idea di nuovo umanesimo, pianifica progettualità volta al cambiamento, ma non riesce a trasformare tutto ciò in visione autorevolmente condivisa. Niente rivoluzioni gridate, niente sfrontatezza di un protagonismo vacuo e privo di futuro, niente corse verso poltrone da occupare, perché non ama stare seduto troppo a lungo. Eppure la sua voce sommessa e gentile non viene ascoltata, come se l’eleganza connaturata e la coscienza civile di chi ancora crede nel genere umano e nell’evoluzione sociale siano dissonanti rispetto a questi nostri tempi oscuri e lasciate in disparte, dentro la stessa solitudine di colui la cui voce sommessa naviga sospesa nel limbo degli incompresi. E le sue visioni e parole restano schiacciate dal mormorio inconcludente e sprezzante di chi fa della politica solo un modo per esercitare potere, scevro dell’agire a servizio degli altri, lontano dalla tutela del bene comune e dalla promozione del benessere sociale che in politica dovrebbero essere gli unici obiettivi da perseguire, con e per gli altri; e come Adorno sa bene, se solo glielo lasciassero dire e soprattutto se avesse il coraggio di farlo ad alta voce, imponendosi nel mormorio che lo sovrasta per fare politica, quella nobile, sana, autentica e costruttiva.

 

 Fabio Moschella

Il profilo politico e umano di Salvo Adorno si colloca nella migliore tradizione dei dirigenti della sinistra italiana. Sarebbe stato un ottimo segretario del PCI. Dalla cultura politica dei gruppi dirigenti del PCI avrebbe ricevuto sostegno, solidarietà, rispetto, malgrado il PCI non fosse un partito monolitico. A Salvo Adorno è toccato essere il segretario del Partito Democratico di Siracusa. Un partito diviso, logorato ormai da anni, incapace di uscire dal pantano delle correnti. Correnti di cui non si apprezza la diversità programmatica e strategica ma prevalentemente l’interesse elettorale. Salvo Adorno ha fatto uno sforzo serio sul piano programmatico grazie alla sua cultura riformista e orientata all’innovazione. Le sue dimissioni sono uno schiaffo al Partito Democratico. Mi auguro che questo gesto politico possa servire ad aprire una fase nuova e ad affermare una seria discontinuità. Il PD ha davanti a sè un futuro di importanti responsabilità. Da semplice iscritto mi auguro sappia essere all’altezza del compito. A Salvo auguro di superare questo momento particolarmente difficile e sofferto e di continuare a dare il suo prezioso contributo.

 

 

 Pippo Ansaldi 

Salvo Adorno ha rassegnato le dimissioni da segretario provinciale del PD per motivi strettamente personali che meritano profondo rispetto. Chiamato a dirigere in una fase difficile un partito segnato da dure sconfitte elettorali e da laceranti divisioni interne, ha investito tutta la sua passione e competenza per contribuire, in un clima reso più pacificato ed inclusivo, a restituire al partito democratico un ruolo di interlocutore affidabile ed attrattivo nel difficile contesto socio – economico che continua ad attanagliare la ns provincia. Se il PD siracusano vuole tornare a rappresentare un punto di riferimento della nostra società, deve fare tesoro di questa esperienza, che, per quanto tormentata, ha tracciato l’unico percorso praticabile per restituire a questo partito uno spazio politico incisivo e nuove motivazioni ai suoi elettori: il confronto civile, all’interno e all’esterno, sui temi che interessano la comunità con uno sguardo sempre volto a prefigurare e traguardare soluzioni innovative e progressiste.

 

Carmen Castelluccio

Salvo Adorno lascia la guida del Partito Democratico per motivi personali e di salute, sono dispiaciuta, molto, ma ho grande rispetto per la decisione assunta. Salvo è un uomo dalle qualità umane pari alla sua grande preparazione culturale e politica. Vederlo nel ruolo di segretario mi ha permesso di conoscere ed apprezzare la sua grande pazienza e la instancabile voglia di lavorare per tenere unito il partito. Ha interpretato il suo ruolo politico così come dovrebbe essere per molti: sguardo lungo, visione sui diversi temi, conoscitore attento dei problemi del territorio, non autoreferenziale, interesse generale sempre. Sono tutte qualità che rendono la politica appassionante e te la fanno vivere con lo sguardo fuori di te. Non è poco è tanto e di tutto questo la politica bella ne ha sempre un gran bisogno.

 

Roberto Fai

Insediatosi nel giugno 2020 – per intenderci: in piena “pandemia” -, su Salvo Adorno si sono scaricate sia tutte le tensioni e fibrillazioni che avevano segnato la sua elezione alle primarie per segretario provinciale PD, che pur chiara e netta gli consentiva di poter contare su una maggioranza fragile del 53%, sia i vincoli delle restrizioni e difficoltà di relazioni causa Covid, sì che l’azione politica del partito – ma anche degli altri e di tutti i “corpi sociali” – veniva vanificata, mentre il “malessere sociale” si riversava tutto verso le Istituzioni di governo (Comune, Asp, Regione, Stato, tra richieste di “ristori” e lotta al virus).

Anche i partiti erano “rintanati” a casa. È dentro questa strettoia politica che pian piano s’è fatta strada contro Adorno, e il suo ruolo, una serie di rilievi critici da parte dell’opposizione interna che ne ha messo in discussione il ruolo e provato a delegittimarne la figura. Tutto ciò avveniva in un PD che era uscito malconcio già nelle prove elettorali – voto 2017 all’Ars e 2018, per le Amministrative -, e le primarie 2020 ne avevano attestato il persistere di fragilità, scarsa proiezione strategica, poco appeal tra la società. Il PD.

Da oggi – tutto il PD siracusano – deve misurarsi in un compito inedito e faticoso: recuperare innanzitutto una chiara visibilità sociale, una forte propensione programmatica; darsi una struttura organizzativa all’altezza delle sfide: elezioni regionali di novembre, con candidature di alto profilo; l’indicazione di una candidatura per il nuovo Sindaco di Siracusa (uomo o donna che sia), già a partire da settembre, con forte impostazione di governo e quadro di alleanze autorevole. Rimettere la politica al centro dell’attenzione sociale. Ultimo e contestuale, recuperare ritardi e vuoti – politici e organizzativi – in diversi Comuni in provincia. Detto tutto ciò, oggi giungono le dimissioni di Salvo Adorno, per ragioni che derivano da esclusive ragioni di salute. Lungo quest’ultimo anno e mezzo – momento a partire dal quale si è voluto ingenerosamente scaricare sulla sua persona la responsabilità per i limiti politici del PD – Adorno ha cercato di ricomporre fratture, incomprensioni e tensioni interne che nel frattempo indebolivano l’intero partito. L’augurio a Salvo è che risolva presto il suo stato di malessere fisico e i problemi di salute. Oggi tutto il PD è messo davanti alla sfida della verità: l’urgenza di porre fine ad una contrapposizione “correntizia” che nello stringere e subordinare ogni intelligenza/capacità alla “fedeltà” verso l’area di appartenenza, impedisce di ragionare sul “merito” dei problemi e delle scelte politiche. Ciò impoverisce la capacità del partito e rende poco credibile – priva di appeal – l’adesione di nuova linfa nelle fila del PD. Qui sta la sfida vera. E c’è il rischio che tutte le “correnti/aree” perdano l’appuntamento con queste nuove esigenze di liberare la politica da visioni asfittiche”.

 

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