La stagione del fuoco

E anche quest’anno, insieme al caldo torrido, sono arrivati gli incendi rinforzati dallo scirocco. Ieri nella zona di Belvedere, dove alcune famiglie sono state fatte evacuare per le fiamme vicine alle loro abitazioni, sono stati individuati sette diversi focolai in contemporanea che hanno impegnato non poco le forze arrivate in soccorso (protezione civile, vigili del fuoco, forestale, carabinieri, volontari) ma un po’ ovunque si sono registrati punti di innesco: dai monti Climiti e dalla zona industriale alla Maremonti, alla Fonte del Ciane e in città. Nei giorni scorsi ad essere stati interessati dal fuoco il territorio di Avola e il ‘quartiere’ Tivoli.

Stamattina le alte fiamme alla pista ciclabile, in direzione Santa Panagia, sono state presto spente dal tempestivo intervento dei vigili del fuoco. L’altro ieri è andato distrutto il frutto del vigneto, in zona Belfronte, della ditta Fausta Mansio; e solo per un caso le viti si sono salvate.

Brucia il lavoro di chi nella terra ha posto tutte le sue fatiche e le sue passioni, bruciano le speranze, e cresce il senso di impotenza di fronte a un nemico che non si riesce a individuare, se è vero che non può essere il sole cocente da solo ad appiccare le fiamme: la volontà di nuocere o di preparare i pascoli per la primavera, la distrazione di una cicca buttata tra le sterpaglie, l’incoscienza di chi dà fuoco ai rifiuti per liberarsene, chissà cos’altro. Un’impotenza che ha i toni della disperazione nelle chat dei gruppi di cittadini auto-organizzati, come quelli del Gruppo Ovest Siracusa, per vigilare sul territorio, per allertarsi al primo filo di fumo che si scorge, per far girare le informazioni a tempo di record, per organizzarsi e correre ad aiutare come si può a spegnere gli incendi.

E dall’altra parte terreni incolti, pronti a bruciare, di proprietari che considerano meno che niente le ordinanze del sindaco che restano parole sulla carta visto che nessuno dà realmente seguito alle segnalazioni dei cittadini. Forse che anche su questo versante non si potrebbe cercare di impegnare i percettori del reddito di cittadinanza?

Bordi delle strade colme di sterpaglie, e rifiuti, che non si riesce a ripulire perché “mancano i soldi, manca il personale” come se questo fosse di per sé una lecita giustificazione. La Pubblica Amministrazione ha l’obbligo di affrontare e risolvere questi problemi, altrimenti che ci sta a fare? Forse potrebbe apportare qualche beneficio, non lo sapremo mai se non lo sperimenteremo, anche solo stringere vere “alleanze” con i cittadini volenterosi.

Mezzi di soccorso sempre insufficienti, a volte mal equipaggiati, con a monte il grande affaire dei Canadair, e ormai ‘endemiche” carenze di organico, per le responsabilità di un Governo che ama vivere in un’ “emergenza” che non è mai tale perché certi fenomeni ritornano con la puntualità delle stagioni, per giunta a fronte di incendiari sempre più determinati e feroci.

E quindi? Cosa possono fare i cittadini? Cosa possiamo fare noi tutti?

Qualcosa. Fare rete, costituirsi in associazioni o collegarsi ad associazioni già in essere. Pressare Enti e Organi di controllo a fare, bene, la propria parte. Pensare a nuovi strumenti di controllo del territorio come per esempio mappe di zona utili all’identificazione dei terreni, se abbandonati o coltivati e custoditi. Anche in maniera autogestita formarsi a intervenire in caso di incendio come fa ormai da tempo il gruppo MAI (Movimento Antincendio Ibleo) o associazioni come la TFM (Terrauzza, Fanusa, Milocca), per supportare i soccorsi (sempre carenti). In una parola, non restare indifferenti e inattivi.

 

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