È davvero finita l’emergenza covid? Siracusa maglia nera in Sicilia nella somministrazione delle dosi booster

Che sia nuova ondata o rimbalzo, come preferiscono chiamarlo alcuni epidemio-virologi attenti a non allarmare l’opinione pubblica contro le previsioni di chi prematuramente aveva certificato l’avvenuta transizione dalla fase epidemica a quella endemica, l’infezione da virus SARS CoV-2 è di nuovo in ascesa.

Il tasso di incidenza delle infezioni per 100.000 abitanti e l’RT crescono in maniera incontrovertibile mentre risalgono di poco il tasso di occupazione dei posti di terapia intensiva e in modo più netto quello dei letti in area medica, a conferma del fatto che, se si amplia eccessivamente la platea degli infetti, cresce anche il numero degli ammalati.

Non è un fenomeno solo italiano come certifica l’OMS nel suo bollettino settimanale: “Quello che vediamo è che 18 dei 53 Paesi della regione europea hanno visto un incremento di Covid-19 nella scorsa settimana mentre la mortalità sta ancora diminuendo”.

L’Italia è tra i Paesi dove è maggiore la circolazione virale insieme a Germania, Francia, Regno Unito. Tra le cause pesa in primo luogo il diffondersi della variante BA.2, sottolignaggio della variante Omicron 2 la cui contagiosità ha raggiunto e forse superato il virus del morbillo secondo Roby Bhattacharyya, infettivologo del Massachussets General Hospital di Boston.

C’è poi l’effetto dell’allentamento delle misure di prevenzione, avvenuto in alcuni paesi in modo “brutale” secondo il responsabile europeo dell’OMS Hans Kluge. Prima è stato il Regno Unito con la retorica del Freedom Day il 24 Febbraio ad abolire le mascherine al chiuso e l’obbligo di autoisolamento; poi la Francia a metà marzo ha eliminato l’obbligo di Green Pass e mascherine al chiuso; infine perfino la Germania nel pieno di una macro ondata di infezioni ha previsto la decadenza di tutte le misure di contenimento dell’infezione, fatto salvo l’obbligo delle mascherine FP2 sui mezzi pubblici.

In questo scenario di generale riduzione delle misure di contenimento, il governo ha tracciato la road map italiana che prevede tra il 1° aprile e il 15 giugno la decadenza progressiva del Green Pass per le attività e le manifestazioni al chiuso, dal 1° aprile la fine delle quarantene da contatto e dal 1° maggio quella dell’obbligo di mascherina al chiuso.

L’attuale situazione epidemiologica è un forte monito ad ancorare la road map della decadenza delle misure di prevenzione all’andamento reale della curva epidemica e a rivalutare attentamente la decadenza  dell’obbligo di mascherine al chiuso per non ripetere le esperienze di Francia, Austria  ed altre Nazioni che stanno ritornando sui loro passi,  ripristinando tale obbligo, o peggio ancora della Germania, Paese alle prese con una situazione di eccezionale gravità nel quale il ministro della Sanità Karl Lauterbach sta meditando di riproporre la vaccinazione obbligatoria.

Sulla ripartenza della curva delle infezioni ha pesato anche il declino delle vaccinazioni frutto sia della riduzione della pressione degli organi di informazione completamente polarizzati sulla tragedia bellica che dell’errata percezione da parte dell’opinione pubblica della fine della pandemia e del pericolo dell’infezione.

Una massa di 4-5 milioni di aventi diritto si è sottratta alla vaccinazione e fra questi giovani tra i 5-11 anni e i 12-19 (fermi rispettivamente al 43% e all’81% di protezione) tra i quali oggi l’infezione raggiunge i massimi livelli di incidenza. Una massa ancora maggiore, circa 10 milioni di soggetti, ha deciso di ritardare o di non praticare il booster della terza dose.

Un declino delle vaccinazioni di questa portata non solo consente un’ampia circolazione virale ma crea la possibilità del verificarsi, sia pure più raramente data la scarsa patogenicità della variante Omicron supercontagiosa ma poco patogena, di casi gravi e anche mortali dell’infezione.

In questo scenario la situazione epidemiologica siciliana appare molto grave  perché, come evidenziato nella circolare di indirizzo del Dipartimento Regionale dell’Assessorato per la pianificazione strategica: “L’incidenza del numero di positivi per 100.000 abitanti risulta in Sicilia a partire dal 7 febbraio 2022 costantemente più elevato rispetto alla media nazionale e questo divario si è ulteriormente ampliato nella settimana dal 6 al 13 marzo” e produce uno scostamento intorno al 3,5% a sfavore della Sicilia. Conseguenza del tutto evidente è la straordinaria stabilità del numero dei soggetti infetti in Sicilia che rimane oltre 200.000 dal mese di gennaio costituendo un sesto di tutti gli infetti in Italia.

Nonostante una campagna vaccinale costellata da grandi iniziative pubblicitarie, magnifiche immagini di scintillanti inaugurazioni di decine e decine di Hub i cui costi non sono passati ancora al vaglio di organi di controllo, la Sicilia rimane malinconicamente al terz’ultimo posto dietro Calabria nella classifica della popolazione vaccinata.

L’ultima annotazione riguarda Siracusa che, da sempre stabilmente fuori target nella campagna vaccinale, viene certificata dal Bollettino Regionale DASOE del 23 marzo come maglia nera (ultima in Sicilia con il 72,3%)  nella somministrazione delle dosi booster.

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