Soprintendenze BB. CC.: la Giunta Regionale anziché riconoscerne il ruolo strategico, ne mortifica le funzioni

La rimodulazione degli assetti organizzativi dei Dipartimenti regionali  del 10 marzo u.s. approvato dalla Giunta regionale e sottoposto al vaglio del  Consiglio di Giustizia Amministrativo, stabilisce una  nuova organizzazione delle competenze dei Dipartimenti nel rispetto degli artt. 7 e 8 della L.R.19/2008 che riguardo i Beni Culturali così recita:

All’Assessorato regionale dei beni culturali e dell’identità siciliana si attribuisce la gestione del patrimonio archeologico, architettonico, archivistico, bibliotecario, etnoantropologico e storico-artistico. Ad esso compete altresì la tutela dei beni paesaggistici, naturali e naturalistici  e le attività di promozione e valorizzazione delle tradizioni e dell’identità siciliana.

Il recente documento di riordino della Giunta Regionale  tuttavia sembra dissonante rispetto a tale attribuzione di competenze che avrebbero in realtà quale obiettivo esclusivo la riduzione del numero dei Dirigenti. Nel settore dei Beni Culturali la Giunta regionale anziché riconoscerne il ruolo strategico per lo sviluppo, ne mortifica ulteriormente le funzioni.

Il riordino disegna in realtà un potenziamento delle posizioni dirigenziali centrali e la mortificazione degli uffici periferici quali sono appunto le nove Soprintendenze siciliane, le quali secondo l’ordinamento precedente alla L.R.10/2000,  distingueva le  competenze amministrative da quelle tecniche attribuendo al ruolo degli uffici centrali, ovvero dell’Assessorato, i compiti amministrativi mentre assegnava  alle Soprintendenze il ruolo tecnico preposto alla gestione del patrimonio insistente nella provincia di competenza. Si rileva a tal proposito che la competenza sulla  valorizzazione dei beni culturali, viene accentrata esclusivamente presso il Dipartimento a Palermo che ne gestirà i previsti capitoli di spesa del bilancio regionale.

Tuttavia i previsti accorpamenti delle sezioni tecniche delle Soprintendenze stravolgono l’organizzazione dettata dalle normative di settore vigenti ovvero L.R.80/77 e 116/80,  secondo le quali è il Dirigente preposto alla specifica Sezione tecnica che ricopre il ruolo di istruire il procedimento di autorizzazione all’esecuzione dei  lavori richiesta dai privati e/o dagli Enti pubblici sul patrimonio vincolato. Il Dirigente preposto a dirigere la Sezione tecnico scientifica in quanto responsabile del procedimento, ai sensi dell‟art. 6, c. 2 bis, della LR 10/91 e s. m. i.:  non può essere sostituito da Dirigenti con qualifiche professionali diverse dalla specifica formazione attinente il patrimonio culturale tutelato. In tal senso gli accorpamenti previsti non appaiono coerenti con la specializzazione tecnico-scientifica richiesta dalla specifica competenza.

Il dirigente responsabile, legale rappresentante della Soprintendenza, per gli atti di competenza della struttura intermedia di cui è titolare,  adotta i provvedimenti finali apponendo il proprio visto, ex art.17 LR 116/80, dopo che il dirigente dell’unità operativa di base ne ha assunto la responsabilità ai sensi del medesimo disposto.

L’attuale riorganizzazione appare in tal senso superare le finalità espresse nella legge 19/2008 ovvero la riduzione del numero di Dirigenti  ed incide invece  profondamente sulle procedure di tutela del patrimonio culturale, normato in Sicilia, stravolgendo i principi di una legge di settore a tutt’oggi vigente. Sappiamo che il settore necessita di nuovi reclutamenti proprio nelle professioni più specialistiche quali archeologi, storici dell’arte,  bibliografi e naturalisti e non si comprende come mai non si provveda a colmare tali lacune a fronte di una organizzazione degli uffici che in questa fase storica della Pubblica Amministrazione ovvero a causa dei pensionamenti,  ha bisogno di nuovi concorsi pubblici anziché di accorpamenti.

La delicata materia delle autorizzazioni paesaggistiche, architettoniche, archeologiche o bibliografiche di una Soprintendenza necessita di approfondimenti e dibattiti fra gli addetti del settore e non una mera “riduzione” del tutto simile ad un accentramento del potere decisionale quale sembra che sia la delibera di giunta in argomento.

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