In Italia chiudono circa mille edicole l’anno. Se vent’anni fa se ne contavano oltre 36mila, oggi, avverte la Confesercenti in uno studio diffuso dall’Adnkronos, restano poco più di 5mila “vere” edicole, cioè i tradizionali chioschi specializzati solo nella vendita di giornali e periodici e non riconvertiti ad altri prodotti o attività.
Sulla scia della crisi dei giornali cartacei negli ultimi 25 anni si sono persi oltre 5 milioni di copie vendute al giorno (settembre 2021). Già a Milano una ricerca del 2020 parlava chiaramente non di una crisi, ma di un rischio estinzione perché, fra il 2019/20, nella capitale economica italiana erano sparite al giorno due tra edicole e altre attività di vendita di quotidiani e riviste, per un totale complessivo di 781. Oramai la linea seguita in tutta Italia è quella delle tante edicole trasformate in luoghi dove è possibile trovare non solo giornali e riviste, ma una serie di servizi, come ritirare un pacco o un certificato, acquistare i biglietti dell’autobus, dei bus turistici, i biglietti per lo stadio, addirittura per ritirare certificati anagrafici, visure catastali o prelevare soldi laddove vengono installati gli sportelli automatici Atm.
Alcuni edicolanti dicono che per sopravvivere sono diventati dei veri e propri ‘hub’ dove si va sempre più per ritirare pacchi consegnati dalle multinazionali dell’e-commerce, un servizio che garantisce un certo flusso di clienti. Ma se nelle grandi città sono presenti questi servizi, a Siracusa non ci sono queste necessità o si tratta di servizi da tempo acquisiti da altri commercianti.
E se nel resto d’Italia si parla ancora solo di crisi, a Siracusa questo settore è oramai alla fine. A tal proposito è utile riprendere un dato storico, quello che in città, anche quando era presente un forte giro di denaro per la ricchezza della sopraggiunta industrializzazione (anni 50/80), già si registrava un indice di lettura (indicatore statistico che raffigura la spesa per giornali, riviste, periodici, libri della popolazione) molto basso, addirittura inferiore a città che a quell’epoca versavano in condizioni economiche sfavorevoli come Agrigento. Venivano venduti solo i libri scolastici e affini. Le spese erano rivolte verso altri bisogni indotti ed effimeri.
Oggi con la situazione socioeconomica fortemente cambiata in negativo si è davvero alla fine. Alessia Caruso, proprietaria di un tabacchino con annesso vendita stampa in piazza Santa Lucia ci racconta la sua esperienza.
“Innanzitutto, c’è da dire della ditta che gestisce la distribuzione è una sola, di Catania, e decide autonomamente quali giornali e riviste portarci. Succede che, se riceviamo dagli utenti richieste per qualche prodotto in particolare, sempre il distributore decida il numero di copie e quando portarceli A volte spunta con riviste non richieste che noi non venderemo mai. Poi, abbiamo il reso: quello quotidiano avviene regolarmente, ma quello mensile su periodici e riviste lo anticipiamo noi per tutto il periodo. In sintesi, siamo in perdita, ci rimettiamo perché oltre a questo fare univoco della distribuzione è sorto da anni il problema più grande. È quello che i lettori di ieri, già pochi, cercano su online le notizie, neppure su “Siracusa news” o altri giornali online, ma per la notizia più o meno fresca, per le dirette o altro si va su facebook, instagram. Prima, oltre a quelli regolari, c’erano lettori occasionali che compravano i giornali per leggere un avvenimento politico, sportivo o di cronaca che in quel momento interessava, ora non più. Tutto è fagocitato dall’online. Persino l’enigmistica o giornalini per bambini che si vendevano abbastanza si è ridotto a zero: anche questo è in online. Quindi io ci perdo a tenere in piedi quest’attività anche perché devo pagare la licenza oltre a dialogare con il distributore che fa il bello e il cattivo tempo sapendo che fra poco anche lui scomparirà. Se tengo ancora quest’angolo giornali è solo per attirare un po’, ma quello che mi consente di continuare a lavorare è la tabaccheria. Hanno chiuso edicole storiche come quella di Corso Gelone, mentre quella della stazione resiste perché c’è un passaggio numeroso di persone. In fondo anch’io vendo qualcosa la domenica quando c’è con il mercato in piazza tanta gente.
Il Comune cosa fa?
Ho faticato a entrare nel giro delle edicole che sono a numero chiuso come lo sono i tabacchini, non mi è stato facile e poi c’è il rinnovo della licenza che costa, ma oltre questo il Comune non fa nulla. Altro che città della cultura.
Prima la propaganda elettorale avveniva anche attraverso i giornali e le forze politiche si attivavano sui quotidiani locali e nazionali
Attualmente neppure nei momenti elettorali si vendono giornali come una volta, oggi la pubblicità elettorale si fa sui social, quindi sui telefonini, su internet. Un esempio: quando c’è stato l’uragano non ho potuto aprire. Allora ho messo un post su facebook, non davanti al negozio, per tutta l’acqua il vento che ci sarebbe stato, lì avvertivo della chiusura e così hanno fatto tanti negozi e lo fanno per altre situazioni (ferie, ecc.) anche perché sui social è tutto gratuito.
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Una notizia da poco in cronaca conferma il quadro: a Lampedusa e Pantelleria non arrivano più i quotidiani di carta ma non tutti posseggono uno smartphone o un computer per poter leggere i giornali in versione digitale. Qualcuno ha osservato amaramente che “persino durante la seconda guerra mondiale i giornali arrivavano con gli aerei e pure regolarmente”. Oramai la strada è segnata: anno dopo anno sempre meno cittadini compreranno i giornali e per chi avrà difficoltà ad accedere a Internet tutto resterà affidato alla sola Tv che rimarrà l’unico mezzo d’informazione. E a questo punto ogni commento è superfluo.

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