Si è riaperto in città un dibattito al quale, sia per i toni che per i contenuti, avremmo preferito non assistere e che ci riporta indietro agli anni che hanno preceduto l’approvazione del Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa, in un clima di contrapposizione non utile alla comunità.
Ma corre d’obbligo una breve premessa, al fine di rendere più chiari i termini della questione: le regole dell’edificazione e gli standard urbanistici sono cosa ben diversa dai principi che presiedono la conservazione dei valori naturali e culturali, mentre il Piano Paesaggistico si ispira al riequilibrio di relazioni fra le attività umane e il paesaggio ed è normato da leggi di rango superiore al livello comunale.
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Siracusa è la città siciliana maggiormente colpita dal fenomeno dell’abusivismo edilizio che ha deturpato e sconvolto soprattutto le nostre bellissime coste. Il risultato di una così miope gestione del territorio, incentrata sul principio dell’imperativo a costruire ovunque e dovunque, è finalmente sotto gli occhi di tutti, come evidenziato dagli esiti del ciclone Apollo (in queste ore si sta verificando un fenomeno analogo anche nell’agrigentino), quando centinaia di abitazioni sono state messe a rischio e le strade di ogni ordine e grado sono diventate fiumi in piena.
In osservanza del Codice dei Beni Culturali del 2004, il Piano Paesaggistico di Siracusa ha fatto propri i seguenti obiettivi:
- la stabilizzazione ecologica del contesto ambientale;
- la difesa del suolo e della biodiversità;
- la valorizzazione dell’identità e della peculiarità del paesaggio, sia nel suo insieme unitario che nelle sue diverse specifiche configurazioni;
- il miglioramento della fruibilità sociale del patrimonio ambientale, sia per le attuali che per le future generazioni.
Si tratta di strategie e indirizzi, da cui dipendono sia la riorganizzazione urbanistica e territoriale con tutto il corollario di politiche coordinate in materia di trasporti, servizi e sviluppi insediativi, sia le politiche atte a promuovere le risorse culturali e ambientali, ovvero, un cambio di paradigma, da adottare con gradualità ma senza esitazioni, tale da innescare un nuovo piano delle regole urbanistiche delle città con valenza paesaggistica, perché la tutela del paesaggio è un diritto costituzionalmente garantito e non coinvolge lo sviluppo e l’economia locale, che è compito di altri strumenti di pianificazione.
Nei territori dichiarati di pubblico interesse (ovvero già sottoposti a vincolo) infatti, le norme del Piano Paesaggistico hanno carattere prescrittivo. In questi territori, i piani urbanistici redatti dalla Provincia regionale e dai Comuni interessati e i regolamenti delle aree naturali protette sono tenuti a recepire la normativa del Piano Paesaggistico. La normativa ha diretta efficacia nei confronti di tutti i soggetti pubblici e privati che intraprendono opere suscettibili di produrre alterazione dello stato dei luoghi.
È chiaramente arrivato il momento di rendersi responsabili sia rispetto alle normative vigenti che nel riconoscimento della necessità di ridurre al minimo il consumo di suolo, non limitando per questo l’attività edilizia, ma concentrandola nella quasi totalità ai progetti di riqualificazione dell’esistente e di rigenerazione urbana, di cui tanto bisogno hanno le nostre città.
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Per tale motivo, riteniamo “antistorico” che alcuni personaggi pubblici incitino all’insubordinazione le principali cariche amministrative locali (Sindaco, Sovrintendente, Regione) contro uno strumento legislativo, come il Piano Paesaggistico, frutto di una lungimirante “visione” culturale, la cui applicazione si rende oggi improcrastinabile. Omettendo peraltro di informare che tutti i Comuni della provincia hanno avanzato ricorsi amministrativi e osservazioni avverso il piano paesaggistico provinciale (spendendo le nostre risorse economiche) e ottenendo soltanto delle clamorose sconfitte e condanne al pagamento delle spese processuali in tutte le sedi del TAR e CGA siciliano.
Ci appare inoltre alquanto pretestuoso, sentire paventare ancora “tracolli” del settore edilizio, proprio oggi, nel momento in cui, grazie al Bonus del 110% (che promuove esclusivamente la riqualificazione energetica ed edilizia del patrimonio esistente), ogni impresa edile della città è al lavoro, e, se mai, trova enormi difficoltà nel reperire sia i materiali da costruzione, che la manodopera, a causa dell’eccessiva richiesta.
A nostro avviso, renderebbero un più utile servizio alla collettività quei referenti politici e rappresentanti di categoria, che si mostrassero maggiormente calati nella realtà presente del Climate Change, promuovendo uno sviluppo armonico del territorio, incentrato sui temi che la programmazione europea e il Next Generation EU ci impongono, ovvero difesa del paesaggio e tutela dei beni comuni.
Questi sono i temi in agenda e ad essi devono guardare politici e imprenditori animati da coscienza civile e visione del futuro.
La Brigata Rosa

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