Riili (Ance): “Il Piano Paesaggistico ingessa il territorio”. E l’obiettivo “consumo di suolo zero”? Ne abbiamo parlato con l’arch. Vera Greco (2)

Il Presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) l’ingegnere Massimo Riili nel suo intervento su La Sicilia “Piano paesaggistico e la seconda vittima” ha ancora una volta criticato duramente il Piano Paesaggistico della provincia di Siracusa. “Avevamo detto subito che chiedevamo con forza un piano paesaggistico diverso da quello adottato, capace di tutelare il territorio, senza però trascurarne lo sviluppo in termini sociali ed economici, ma per fare questo occorrevano competenze qualificate e trasversali che, per ovvie ragioni, la locale Soprintendenza non poteva in alcun modo garantire. Ed invece ecco partorito un bel catalogo di retini colorati, messi dove una pavida impostazione del “no” preconcetto poteva garantire solo la serenità dei progettisti, che non hanno mai fatto nessun approfondimento di sviluppo del macrosistema interessato, semplicemente perché non era il loro mestiere. Ad Ognina preferiscono salvaguardare il degrado esistente fin sulla costa e bocciamo un progetto di un investitore folle che di Ognina vorrebbe promuovere le risorse costiere attraverso la realizzazione di un’azienda agricola biologica con istituto di culinaria, di una struttura turistico ricettiva e di residenze alberghiere private (orrendo delitto!!!), e persino un campo da golf, mettendoci del suo circa 140 milioni di euro.”

https://www.lacivettapress.it/2021/11/01/riili-ance-il-piano-paesaggistico-ingessa-il-territorio-e-lobiettivo-consumo-di-suolo-zero-ne-abbiamo-parlato-con-larch-vera-greco-1/

Un Piano Paesaggistico che quindi “frena lo sviluppo e ingessa il territorio. Ma è davvero questo il problema o piuttosto siamo di fronte a una classe imprenditoriale riottosa ad accogliere le nuove indicazioni europee, e nazionali, che indicano come indispensabile evitare un ulteriore consumo di suolo individuando prospettive di sviluppo totalmente diverse rispetto al passato? Veramente non ci sono alternative possibili alla continua alterazione del territorio prevedendo nuove costruzioni ?

Ne abbiamo parlato con l’architetto Vera Greco che ha diretto varie Soprintendenze e anche la Sezione per i Beni Paesaggistici e urbanistici della Soprintendenza di Siracusa.

Dottoressa Greco, il Presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), l’ingegnere Massimo Riili, ritiene che impedire la costruzione di nuovi resort in aree costiere significa “frenare lo sviluppo, ingessare il territorio”. Lei cosa pensa?

Il suolo è una risorsa non rinnovabile, eppure, negli ultimi 60 anni, ne abbiamo consumato una quantità spropositata, enorme, ingiustificata dal punto di vista sia dei nostri bisogni effettivi, che di una oculata gestione delle risorse pubbliche e private. L’Italia è uno dei paesi in cui si è consumato maggiormente il suolo, e in essa la Sicilia si è (s)qualificata come una delle regioni a più alto consumo di suolo. Essere risorsa non rinnovabile – come dice la stessa parola- significa appunto che è un bene limitato che non si può rinnovare, e che quindi va usato e consumato con grande cautela e parsimonia.  Sono molti i motivi a supporto di tale considerazione, ma non è questa la sede per discuterne o elencarli: semplicemente lo consideriamo un dato acquisito, dal momento che tutta l’urbanistica, ma anche la politica attuale, si fonda, almeno in teoria e a parole, sul principio del “consumo di suolo zero”. Per questo semplicissimo motivo, che anche un bambino sarebbe in grado di capire agevolmente, oggi non dobbiamo più diminuire la quantità di suolo che ci è rimasto, ma dobbiamo per prima cosa riqualificare e rigenerare quello che abbiamo consumato, evitando di aggredire altro suolo vergine, altrimenti etichettato come “zona agricola” dagli strumenti urbanistici.

Ora, svariate e dissennate politiche in Sicilia hanno prodotto una abnorme crescita dei suoli impegnati da edificazione, sia con le nobili scuse di dare una casa a tutti, (ci riferiamo a tutto quel mondo complesso, variegato e molto spesso opaco, delle cooperative edilizie, realizzate rigorosamente quasi sempre in zona agricola), che con gli altrettanto nobili scopi di favorire l’artigianato e quindi creando le zone artigianali, quelle commerciali, quelle industriali eccetera. Il risultato, sotto gli occhi di tutti, e soprattutto con i dati statistici alla mano forniti dall’Istituto Superiore per l’Ambiente di Roma –ISPRA – è quello di un consumo di suolo assolutamente insostenibile, costituito da ingenti quantità di territorio impegnate da edificazione e infrastrutturazione, ancorché sottoutilizzate o abbandonate o obsolete o comunque da rigenerare e riqualificare.

 

Non c’è quindi altra strada che impedire un qualsiasi sviluppo come dice il presidente Ance? Negare qualsiasi nuova trasformazione del territorio?

In questo contesto, continuare a pensare con le stesse categorie mentali di 30, 40, o 50 anni fa è quanto mai fuori luogo, fuori tempo, e dannoso. Ma se oggi un’assennata gestione del territorio prevede appunto di preservare ulteriormente il suolo agricolo, reso debole dalla sua comparazione con i più economici suoli destinati ad altro uso edificabile, e preziosissimo per gli usi ad esso destinati, cioè l’agricoltura, la naturalità, la forestazione, gli usi sportivi, eccetera, sull’altro versante le risorse private e pubbliche, sempre più esigue, vanno destinate alla rigenerazione urbana e alla riqualificazione ambientale e paesaggistica.

Se continuiamo a investire le risorse private in urbanizzazione di suoli agricoli, oltre a sottrarre preziose risorse per il restauro e il recupero degli edifici esistenti, otterremo una serie di risultati assolutamente contrari agli obiettivi che a parole tutti, a partire dalla politica ai più alti gradi, dicono di voler conseguire: riqualificare le città, le periferie, rigenerare i suoli compromessi, le aree dismesse, dare nuova vita a spazi degradati, in cui sappiamo che la qualità della vita è perfettamente paragonabile ad essi, cioè degradata anch’essa. Non possiamo più continuare a impermeabilizzare un territorio già reso molto fragile dalla mancanza di governo dello stesso, dalla mancanza di sufficiente copertura vegetale e dall’eccessiva pressione antropica, quando abbiamo provato – e pure recentemente – sulla nostra pelle, cosa significa alluvione, cambiamento climatico, con i relativi inquantificabili danni in termini di perdita di vite umane, per l’agricoltura, per le case e per le infrastrutture.

Le posizioni obsolete, che forse sarebbero state giustificate 50 anni fa, quando ancora non si era compiuto il massacro di suolo, e la parola cambiamento climatico era solo sulla bocca di alcuni scienziati – peraltro tacciati di visionarietà e di non avere alcuna prova che ciò sarebbe accaduto -, oggi non hanno più senso di esistere e non possono essere condivise. Piuttosto ci aspetteremmo da un’imprenditoria che ha preso coscienza delle effettive condizioni odierne, che si batta per una semplificazione di quei processi amministrativi e burocratici che ancora rendono così difficile il recupero e la riqualificazione delle città e dei suoli urbanizzati. Ci aspetteremmo da un’Amministrazione che dice di essere illuminata e di voler perseguire obiettivi di sostenibilità allineati con quelli nazionali ed europei, che mettesse in atto politiche e strumenti idonei ad indirizzare le azioni degli investitori privati verso operazioni di recupero e di riqualificazione anziché   di aggressione del suolo agricolo.

Bisogna riconoscere però che la lentezza del processo legislativo nel nostro Paese non aiuta in questa direzione, non fissando le norme che impediscano il consumo di suolo.

Ma anche se la legge sul consumo di suolo zero a livello nazionale è ferma al Senato, e non sappiamo quando si libererà dai cappi e dalle reti di interessi miopi che la bloccano, possiamo fare molto in ambito regionale, essendo una Regione autonoma a statuto speciale. Possiamo anche fare molto a livello locale come Amministrazione, scegliendo gli obiettivi coerenti con la sostenibilità effettiva, e quindi indirizzando le azioni e le politiche verso reali  processi incentivanti, con l’utilizzo degli strumenti legislativi ed  amministrativi a disposizione, ma anche con  le leve fiscali, sia in positivo che in negativo, cioè conferendo appetibilità a tutte quelle operazioni che vanno verso la rigenerazione di suoli esistenti, e disincentivando invece tutte le altre operazioni volte al consumo di suolo. Infine anche l’ ”intellighenzia” locale può avere un suo ruolo ben preciso, dovendo e potendo indirizzare gli amministratori da un lato, e dall’altro le forze sociali ed economiche, verso comportamenti appunto intelligenti, virtuosi, grazie ai quali si possono conseguire risultati in termini di qualità della vita, soprattutto dopo che ne è stata certificata la posizione ai livelli più bassi nelle classifiche nazionali dell’abitare.

 

Da leggere

SERIE D, ESORDIO VINCENTE E CONVINCENTE DEL SIRACUSA

Tribuna Centrale non praticabile, quindi tutti in quella Laterale, pochi i tifosi in Gradinata, Curva …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti