Riili (Ance): “Il Piano Paesaggistico ingessa il territorio”. E l’obiettivo “consumo di suolo zero”? Ne abbiamo parlato con l’arch. Vera Greco (1)

Il Presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) l’ingegnere Massimo Riili ha di recente consegnato a La Sicilia un suo intervento dal titolo “Piano paesaggistico e la seconda vittima”.

Questi i concetti fondamentali: il Piano Paesaggistico, frutto di progettisti con preconcetti, poco sereni, superficiali, ha affossato prima il progetto della Pillirina e ora quello di Torre Ognina, iniziative che avrebbero portato sviluppo e tutela “nella nostra città” (!): sarebbe (stato) possibile invece elaborare un Piano in grado di “tutelare il territorio senza però trascurarne lo sviluppo in termini sociali ed economici”; si è scelto di lasciare ad Ognina il degrado, “tutto sporco e brutto”, piuttosto che consentire le tante realizzazioni, grazie a un “folle” pronto a investire 140 milioni di euro, che avrebbero portato posti di lavoro, formazione e tirocinio professionale, miglioramento delle infrastrutture, ripristino di due spiagge storiche, aumento di valore delle proprietà immobiliari adiacenti”.

Ma, continua sorprendentemente Riili, il Sindaco aveva rassicurato gli imprenditori garantendo che, se sulla Pillirina non aveva potuto far nulla per “non giocarsi la rielezione”, su Ognina avrebbe dato tutto il suo appoggio; parole che, immaginiamo, saranno smentite quanto prima da Francesco Italia.

Il sindaco si riappropri dei suoi poteri, conclude Riili: chieda con forza una deroga alla Soprintendenza e rimedi all’errore fatto perché “la città aspetta di sapere da che parte stanno i nostri amministratori: ingessiamo tutto o governiamo lo sviluppo?”.

Vero. Una volta lo sviluppo turistico era quello indicato dall’ingegnere Riili, a volte con ricadute positive, altre pessime. Ma quei tempi appartengono comunque a un passato non più proponibile, la cementificazione del territorio ha generato gravi criticità e, anche se questa tragica consapevolezza si è radicata solo da alcuni anni, non è più possibile ignorare i termini di un lungo e articolato dibattito che faticosamente ha iniziato a produrre qualche risultato anche in Italia.

Basterebbe leggere l’ultimo rapporto dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) facilmente reperibile in rete sul consumo di suolo in Italia, suolo che viene considerato “una risorsa fondamentale … le cui funzioni naturali sono ormai perdute o minacciate”.

I dati di quest’anno – si legge in premessa – confermano la criticità del consumo di suolo nelle zone periurbane e urbane, in cui si rileva un continuo e significativo incremento delle superfici artificiali, con un aumento della densità del costruito a scapito delle aree agricole e naturali, unitamente alla criticità delle aree nell’intorno del sistema infrastrutturale, più frammentate e oggetto di interventi di artificializzazione a causa della loro maggiore accessibilità, soprattutto quando necessari per la realizzazione di poli logistici e commerciali”, e di mega resort potremmo aggiungere. Tant’è che anche nel rapporto si segnala come “La maggior densità dei cambiamenti è stata registrata quest’anno lungo la fascia costiera entro un chilometro dal mare, nelle aree di pianura, nelle città e nelle zone urbane e periurbane dei principali poli e dei comuni di cintura, in particolare dove i valori immobiliari sono più elevati e a scapito, principalmente, di suoli precedentemente agricoli e a vegetazione erbacea, anche in ambito urbano. I dati confermano l’avanzare di fenomeni quali la diffusione, la dispersione, la decentralizzazione urbana da un lato e, dall’altro, la densificazione di aree urbane, che causa la perdita di superfici naturali all’interno delle nostre città, superfici preziose per assicurare l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto. Tali processi riguardano soprattutto le aree costiere e le aree di pianura, mentre al contempo, soprattutto in aree marginali, si assiste all’abbandono delle terre e alla frammentazione delle aree naturali”.

Sembra di leggere la descrizione della storia urbanistica di Siracusa: diffusione, dispersione, decentralizzazione, perdita di superfici naturali …

Nell’ultimo anno, in Italia le nuove coperture artificiali hanno riguardato altri 56,7 km2, ovvero, in media, più di 15 ettari al giorno. Un incremento che rimane in linea con quelli rilevati nel recente passato e fa perdere al nostro Paese quasi 2 metri quadrati di suolo ogni secondo, causando la perdita di aree naturali e agricole”. E il fenomeno non ha nulla a che vedere con un’eventuale crescita demografica. Tutt’altro!

Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi continuano quindi a un ritmo non sostenibile e proprio per questo tra gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile definiti dall’Agenda Globale per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite viene ribadita la necessità, ormai improrogabile, di combattere la desertificazione, ripristinare terreni degradati e suolo, compresi i terreni colpiti da desertificazione, siccità e inondazioni, per realizzare la neutralità del degrado del territorio (Land Degradation Neutrality – LDN)” e di “far diventare più inclusive, sicure, resilienti e sostenibili le città” entro il 2030.

Dobbiamo allora frenare lo sviluppo, ingessare il territorio come protesta il presidente dell’Ance? Davvero non ci sono alternative possibili?

Ne abbiamo parlato con l’architetto Vera Greco che ha diretto varie Soprintendenze siciliane e anche la Sezione per i Beni Paesaggistici e urbanistici della Soprintendenza di Siracusa.

https://www.lacivettapress.it/2021/11/02/riili-ance-il-piano-paesaggistico-ingessa-il-territorio-e-lobiettivo-consumo-di-suolo-zero-ne-abbiamo-parlato-con-larch-vera-greco-2/

 

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