La Cgil va per la transizione ecologica: si alla conversione delle imprese nel Sin, no al deposito Gnl ad Augusta. A Ottobre piano di rilancio e bonifiche

“La Lukoil l’anno scorso ha avanzato la richiesta di cassa integrazione per tutti i suoi dipendenti fatto inatteso perché mai avvenuto, giustificandolo per le ingenti perdite dovute al Covid – ci dice Roberto Alosi, segretario generale della Cgil provinciale -. Una misura di sostegno che terminerà a fine ottobre e in questi giorni è fissato un incontro con i sindacati. Ma la nostra preoccupazione è che finora non ci viene presentato il piano industriale. Non sappiamo quindi quali siano le sue reali intenzioni. E mentre tutte le grandi imprese mostrano una ripresa economica, la Lukoil rimane quasi ferma con la manutenzione al minimo. È per questo che il nostro grado d’apprensione è maggiore verso la multinazionale russa. Comunque anche le altre imprese non presentano i loro piani.

Non vogliono farvi sapere le loro intenzioni?

Appunto.

Cosa dire dell’accordo firmato tempo fa d’area di crisi complessa?

L’avevamo sottoscritto turandoci il naso perché conoscevamo esperienze analoghe come quelle di Gela e Termini che erano servite solo ad aprire speciali ammortizzatori sociali d’accompagnamento al pensionamento desertificando l’area. Come Cgil con quell’accordo volevamo accendere un riflettore a livello nazionale sul futuro sviluppo del polo industriale, chiedere al Ministero delle Infrastrutture un tavolo di confronto fra noi, imprese, regione e governo, dato che le imprese sono quasi tutte straniere, un importante ruolo può svolgerlo solo il governo. Inoltre, la nostra realtà ha ancora un peso considerevole con oltre il 50% del Pil provinciale, il 14% regionale e l’essere il secondo sito petrolchimico d’Italia.

Le imprese nell’accordo avevano presentato delle proposte. Qual è stata la risposta del Ministero?

Sono state tutte rigettate perché non confacenti alla transizione ambientale. C’è una novità di pochi giorni fa: la Regione ha affidato a una società di consulenza industriale (Izi spa) l’incarico di stilare un dossier sul polo. È quello di fotografare l’esistente stato finanziario, industriale, sociale e l’impatto ambientale presentando a fine ottobre un progetto di riconversione, bonifiche e rilancio in termini di investimenti e progetti concreti che potrebbero esserci. La Izi ha contattato tutti i protagonisti separatamente chiedendo la descrizione dettagliata della crisi che vive il SIN. Noi abbiamo presentato un documento che chiede in sintesi a tutte le istituzioni, regione e ministero, la presentazione di un piano regionale di conversione energetica cofinanziato (pubblico, privato) che porti alla transizione industriale, il potenziamento delle infrastrutture del porto d’Augusta e della costa fino a marina di Melilli, investimenti, a fronte della decarbonizzazione, sulla formazione per la riconversione professionale dei lavoratori perché entro 4/5 anni vi saranno grandi cambiamenti nelle attività lavorative, un piano straordinario d’ammortizzatori sociali, la riformulazione dei piani di manutenzione straordinaria con riguardo alla sicurezza, evitare la frammentazione d’appalti con la creazione di una rete qualificata d’imprese professionalizzate. È un documento programmatico dove vi sono le posizioni che riteniamo punti di debolezza e di timore.

Non è un programma troppo ambizioso?

Assolutamente sì, ma ripeto: bisogna incalzare le grandi aziende, capire quali sono i loro programmi industriali e dato che i loro centri decisionali sono in paesi extraeuropei occorre il pieno coinvolgimento del governo. Tutti sia pubblico sia privato devono fare la propria parte e anche noi siamo disposti a ciò, che si apra una vera discussione, si capiscano le vere intenzioni delle grandi imprese sulla transizione ecologica credibile e non si faccia macelleria sociale. Il nostro obiettivo è quello di procedere sulla strada tracciata dagli appuntamenti richiesti dall’UE per gli anni 2030 e 2050.

Ma conosciamo le difficoltà di conversione di una raffineria

Certamente, ma la politica europea impone programmi industriali compatibili con le sue scelte. Dobbiamo sapere quali sono le mosse strategiche di questa specifica realtà costituita da impianti stranieri non facilmente convertibili alla transizione energetica.

Cosa potrebbe fare il governo?

Mantenere l’attrazione con suoi investimenti insieme a quelli privati, sulla strada indicata dall’Ue. Devono capire che già prima del covid eravamo in crisi, oggi la zona comprende 20.000 lavoratori raggruppando i servizi indiretti come portuali, trasportatori, ecc. oltre ai lavoratori diretti e indotto. Inoltre questi occupati crescono di circa il 20% per le manutenzioni straordinarie. È una realtà interconnessa e abbastanza significativa, perciò un processo di delocalizzazione sarebbe alquanto tempestoso, queste grandi imprese non possono andare via su due piedi. Invece dobbiamo qualificare lo sviluppo perché qui esiste ancora il lavoro povero oltre a quello nero.

Ad Augusta c’è la volontà da parte dell’autorità portuale, Comune e altre istituzioni d’accettare la costruzione di un deposito costiero di Gnl e porlo in rada, cosa ne pensa la Cgil?

Sono stato l’altro ieri ad Augusta. È un porto enorme, ma sottoutilizzato. Non possiamo continuare a dire che è una risorsa straordinaria, baricentrica, che necessita d’investimenti e poi accettare ciò che non va verso la transizione ecologica. La costruzione del deposito Gnl significa utilizzare un altro tipo di fossile, anche se più pulito, ponendolo in un luogo, all’interno di una rada, pericoloso. Questo non l’accettiamo. Il nostro progetto rimane quello del risanamento e delle bonifiche nell’ottica della decarbonizzazione non l’immettere altre energie fossili. Abbiamo demandato al privato per troppo tempo tutte le decisioni economiche, oggi osserviamo il disastro di quel modello iperliberista e la stessa UE ha cambiato direzione con il recovery. Penso che qualsiasi problema vada risolto in sede tecnico-scientifica in questo modo si possono capire gli impatti ambientali prima che il Ministero competente si esprima sui rischi e sicurezze di un impianto, ma sempre nella visione della transizione energetica.

Per cui la Cgil ha idee chiare?

Certo, è più serio ragionare di un modello industriale fondato sulla transizione ecologica da fonti rinnovabili, la realizzazione di questo Gnl rischia d’essere una nuova zavorra che rallenterebbe il nuovo sviluppo basato sulla transizione ecologica.

La Cgil a nord ha parecchi iscritti alla lega. Qui dove tanti politici siciliani hanno fatto un salto che non è un semplice cambio di casacca, ma il legarsi a interessi economici opposti alla Sicilia com’è la situazione locale?

La Cgil è un sindacato autonomo dai partiti e ha nel suo statuto valori democratici fondamentali come l’antifascismo. Siamo lo specchio della società, non c’è dubbio che su oltre 5 milioni di iscritti in Italia e 40.000 a Siracusa vi sono lavoratori che hanno varie preferenze politiche, ma qui non penso che vi siano lavoratori vicini alla lega o che si accosteranno al voto leghista perché chiamati dalle sirene dei nuovi politici leghisti siciliani. Almeno finora non abbiamo rilevato nulla anche perché è difficile saperlo.

Su queste scelte politiche esiste molta ignoranza e vi sono lavoratori attratti da capi popoli come Salvini non crede che in questo caso, per questa scelta che interesserebbe economicamente il settore lavorativo (scelte su investimenti al nord invece che al sud per i prossimi investimenti, l’avvenuto sblocco forzato alla raffineria Lukoil, la chiusura della tonnara di Favignana) la Cgil debba programmare un’informazione adeguata per far capire i pericoli cui i lavoratori vanno incontro?

Certamente, è un argomento importante.

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