Una felice sinergia quella tra i cittadini e la Procura di Siracusa sfociata nel sequestro di due impianti di fertilizzanti. Alla denuncia per l’invasione di insetti e odori nauseabondi dei residenti nelle zone infestate hanno fatto seguito immediatamente le indagini che hanno portato a un primo risultato.
Lo stesso potrebbe dirsi per il lascito Monteforte, anche se in questo caso c’è voluta maggiore pazienza, e insistenza, se è vero, come riporta La Sicilia, che Francesco Licini ha deciso di non portare più avanti il tentativo di “usucapire” le tre unità immobiliari di cui il Comune rivendica, legittimamente, la proprietà. “Legittimamente” perché bisogna mettersi d’accordo sul concetto di legittimità. Nella ricostruzione dei fatti che Toi Bianca propone sulle colonne della Sicilia, evidentemente dopo aver avuto modo, lui sì, di leggere la pec inviata all’Amministrazione (e sui fatti che lui riporta basiamo queste nostre valutazioni), il termine ritorna più volte a discolpare il comportamento di chi ha illegittimamente occupato locali non propri, quasi fosse “giustificato” dalla (colpevolissima) inerzia dell’Amministrazione, anzi delle Amministrazioni che si sono succedute nel tempo (fermi restando i ritardi e gli errori di quella al governo della città). Inerzia da censurare recisamente ma che non per questo costituisce alibi per chi cerchi di impossessarsi di beni comuni.
Né potrebbe in alcun modo rilevare la circostanza che l’Amministrazione abbia inserito quei beni tra quelli “disponibili” del suo patrimonio, come se questa fosse la via libera per appropriarsene. Poiché lo sono da sempre, e non solo a seguito di una più recente deliberazione come si continua a ripetere, l’Amministrazione in carica ora dovrà sentirsi obbligata a rimediare a questo “inspiegabile” errore del passato, e del presente, e, considerando il vincolo testamentario, poiché è nelle sue facoltà dichiararli beni indisponibili, chiudere per sempre la partita che ha visto nel tempo vari tentativi di impoverire quel patrimonio comune lasciato generosamente ai siracusani da Maria Monteforte e provvedere, immediatamente, a utilizzarlo per la finalità per cui è stato donato.
Eppure ancora nella pec si rivendica, secondo quanto leggiamo, “la correttezza” dell’operato del privato e, anticipando con sorprendente nonchalance, e maldestramente, il giudizio di merito fissato per ottobre, si afferma che l’ordinanza di revoca del sequestro, fondata in realtà su ben altre considerazioni e presupposti, come ben sanno i giurisperiti, sarebbe stata “anticipatrice di un indirizzo del Tribunale favorevole alle ragioni del Dr. Licini” che confermerebbe “la piena legittimità dell’operato dello stesso e dell’inerzia omissiva dell’Ente (come se i giudici fossero chiamati ad esprimersi su questo, ndr), circostanze che convintamente gli hanno fatto maturare la personale determinazione a cedere quanto legittimamente goduto…”
Ma qui non si tratta per nulla di “cedere”, e meno che mai di un “beau geste del privato”, bensì semplicemente, banalmente, di restituire ciò che non è proprio, come dimostrerebbero atti che ancora nel 2006 attestano il pagamento da parte del Comune di somme per la ristrutturazione parziale di quei locali di proprietà, iniziata nel 1998 (quindi nessuna usucapione potrebbe essere maturata), accertamenti dell’ufficio tecnico del Comune e soprattutto originarie certificazioni catastali in particolare sull’unità immobiliare del “terzo piano”, in realtà parte di altra particella catastale.
E non riusciamo neanche a scorgere alcun “caso politico imbarazzante”, piuttosto l’azione di un’Amministrazione che finalmente, solo perché incalzata da un gruppo di cittadini irriducibili, altro che “stentoreamente”, si è decisa a fare ciò che è chiamata a fare: difendere e tutelare il patrimonio comune.
Non sappiamo come si concluderà la transazione, se privato e Amministrazione riusciranno ad addivenire a un accordo soddisfacente per tutti. Ma dovrebbe essere chiaro che, se si riuscirà a salvare, almeno, questa parte della donazione Monteforte (dopo che secondo noi altra parte già è andata persa negli anni settanta), lo si dovrà alle segnalazioni e alla pressione di un gruppo di cittadini intenzionati a riaffermare la legalità che hanno voluto il ‘fatidico’ sopralluogo, all’assessore Rita Gentile che con fermezza, e l’appoggio del sindaco, ha voluto andare fino in fondo a questa vicenda seguendola personalmente oltre agli obblighi istituzionali, e alla difesa professionalmente ineccepibile, e determinata a ristabilire la verità al di là degli aspetti legali per il bene della città, dell’avvocato Sebastiano Leone.
Ma la partita non si chiude neanche con questa vicenda perché altri beni del patrimonio pubblico sono oggi a rischio e su questi accenderemo i riflettori per cercare di non farli finire nella spirale dell’usucapione, se saremo ancora in tempo.

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