Parco Archeologico. In un’interrogazione del deputato Zito (M5S) i dubbi sulle gare di affidamento lavori

Dove possono essere reperiti gli atti delle procedure di affidamento dei lavori di scerbatura, potatura e manutenzione delle aree a verde del parco Archeologico della Neapolis eseguiti nel corso del 2020 e del 2021?”

Anche il deputato regionale Stefano Zito del M5S, insieme a noi, si è chiesto quali siano state le procedure di affidamento dei lavori di manutenzione straordinaria del verde nel Parco della Neapolis. Perché, evidentemente, qualunque sia stato il motivo per affidarli ad Aditus (società che gestisce solo determinati servizi nel Parco) così come detto alla stampa dal Direttore Carlo Staffile – al di là delle questioni da noi sollevate sulle competenze della società nel settore e della assoluta necessità, per chiunque, di rispettare le linee guida stabilite per gli interventi su una flora “identitaria del sito” – è incontrovertibile l’obbligo del rispetto delle procedure a monte e che tutti gli atti relativi siano reperibili nella sezione “Amministrazione trasparente – Bandi di gara e contratti” del sito della Regione Siciliana (Dipartimento dei beni culturali e dell’Identità siciliana). Dovrebbero esserlo!

L’interrogazione, depositata il 17 giugno scorso, pone quesiti su tutti i lavori affidati a fine 2020 per il restauro o l’adattamento di alcuni edifici nel parco, per il ripristino della staccionata di castagno ormai ammalorata, ecc.: sette diverse gare di importo pari a circa 600mila euro.

In particolare, per gli interroganti, emergerebbe una dubbia compatibilità dell’operato del Parco Archeologico con il principio di “rotazione degli inviti e degli affidamenti”, principio valido nonostante l’entrata in vigore della legge 120 dell’11 settembre 2020, il cosiddetto decreto semplificazioni varato dal Governo per snellire alcune procedure e far ripartire l’economia del Paese. Un’arma a doppio taglio a nostro avviso, non esente da criticità per i rischi di un “a briglie sciolte” pericoloso.

L’iter da seguire, in realtà, dovrebbe essere chiaro perché indicato dalle linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) relative all’attuazione del D.Lgs. 50/2016 che detta appunto le procedure da seguire “per l’affidamento dei contratti pubblici di importo inferiore alle soglie di rilevanza comunitaria, le indagini di mercato e la formazione e gestione degli elenchi di operatori economici”. Qui si chiarisce che il principio di rotazione è volto ad evitare che si consolidino rapporti solo con alcune imprese per invece offrire l’opportunità di sottoscrivere un contratto pubblico a più operatori economici dello stesso settore. Un principio valido anche nelle limitate ipotesi (cioè nel caso di affidamento ed esecuzione di lavori, servizi e forniture di importo inferiore a 40mila euro) in cui la legge consente alle stazioni appaltanti di procedere “mediante affidamento diretto anche senza previa consultazione di due o più operatori economici” (art. 36, comma 2, lett. a), del D.Lgs. n. 50/2016).

È dunque un obbligo invitare ditte diverse e tuttavia, nel caso in cui si ritenga opportuno procedere diversamente, tale decisione deve essere motivata da ragioni oggettive e inoppugnabili.

Cosa sarebbe accaduto per i lavori nel Parco? Da una lettura dei verbali di gara risulterebbe che cinque ditte sono state invitate più volte, o due o tre (di queste quattro hanno ottenuto un affidamento di lavori), mentre altre nove sono state invitate una volta sola. Tra queste nove, tre hanno avuto un affidamento ma una di esse indicava fra “i soggetti cessati dalla carica nell’anno antecedente la data della presente procedura negoziata” la stessa persona – salvo si tratti di un caso di omonimia, si specifica nell’interrogazione – che risulterebbe essere il legale rappresentante di una delle ditte chiamata per tre volte e già affidataria di lavori. Insomma, sembrerebbe che il principio di rotazione non abbia funzionato benissimo.

Eppure il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, rispondendo in ordine alla possibilità o meno di reinvitare ditte che non avessero in precedenza ottenuto alcun affidamento lavori, ha a suo tempo replicato che proprio l’art. 36 del Codice prevede, al primo comma, il rispetto del principio di rotazione non solo per gli affidamenti ma anche per gli inviti, “in modo da assicurare l’effettiva possibilità di partecipazione delle microimprese, piccole e medie imprese”, in più osservando che la rotazione anche “negli inviti” è volta a garantire la “distribuzione temporale delle opportunità agli operatori economici fisiologicamente operanti nel settore di riferimento […]. L’applicazione di tale principio, peraltro, non è derogata nemmeno dalla L. 120/2020” ha ribadito.

Nell’interrogazione si chiede poi quale sia la ragione per cui tutte le ditte aggiudicatarie dei lavori abbiano eletto uno stesso domicilio legale (che corrisponde a quello di una ditta di Siracusa) e come mai nei progetti relativi alla manutenzione delle case Caruso, finalizzata all’uso dell’edificio “per esposizione e mostre”, sia rappresentata una terrazza in legno, posta di fronte al prospetto rivolto a nord-ovest del fabbricato, che però non risulterebbe tra i lavori affidati.

Difficile comunque, secondo il deputato Zito, verificare se la commissione di gara abbia correttamente individuato l’offerta più conveniente o comprendere altre scelte (per esempio l’esclusione di una ditta ritenendo anomala l’offerta presentata) non essendo riportate nei verbali le indicazioni relative alle offerte presentate dalle ditte concorrenti.

In sostanza i verbali di gara, che dovrebbero documentare l’esatto svolgersi delle procedure ed essere chiari e comprensibili in ogni loro parte, apparirebbero spesso confusi. In due casi per esempio tra determine a contrarre e verbali risulterebbero discrasie in ordine al numero di ditte che avrebbero dovuto essere state invitate a presentare la propria offerta.

Ma l’apice della confusione, dell’incomprensibile (!) è negli orari: non solo in due procedure il Direttore Staffile firmerebbe i contratti di affidamento mentre ancora la commissione è in corso (i lavori si chiuderanno dopo un’ora e mezzo), ma addirittura un contratto di affidamento risulterebbe firmato quando ancora la commissione di gara non si era riunita per valutare le offerte presentate dagli operatori invitati alla procedura (il contratto viene firmato alle 16:50:29 UTC, la riunione inizia alle 18.00)

Inoltre, tranne che in un caso, i lavori della commissione di gara, nella stessa identica composizione, si sono svolti tutti nello stesso giorno, il 30 dicembre 2020, con inizio, tutti, sempre alle ore 18.00 per poi concludersi a un breve lasso di tempo gli uni dagli altri: alle 18.30, alle 18.40, alle 19.05, alle 19.45, alle 21.00 e infine alle 21.30.

Che dire! Sarà molto interessante leggere le risposte dell’Assessorato che non può non aver avuto contezza di quanto accaduto avendo letto tutti gli atti, a prescindere dall’interrogazione parlamentare. Forse li avrà letti con disattenzione o forse è proprio così che si svolgono le gare d’appalto. Chissà!

 

 

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