Nostra intervista a Cristina Aripoli, neo Portavoce del Forum Terzo Settore – “Con l’emanazione delle Linee guida per i rapporti con la Pubblica Amministrazione, si è fatto un passaggio fondamentale per la valorizzazione del Terzo Settore. Si declinano infatti con esso i percorsi amministrativi che la PP.AA. dovrà seguire per rendere operative le attività di co-programmazione e co-progettazione, gli strumenti di accreditamento e le relative convenzioni.

Cristina Aripoli, di recente eletta (settembre 2020) Portavoce del Forum Provinciale del Terzo Settore,  in questa intervista ci parla della sua organizzazione e dei problemi causati dalla pandemia. Cristina cosa fa di preciso il FTS?

Il Forum del Terzo Settore ha come obiettivo principale la valorizzazione delle attività che gli Enti del Privato Sociale svolgono sul territorio per migliorare la qualità della vita della Comunità, attraverso percorsi, anche innovativi, basati su equità, giustizia sociale, sussidiarietà e sviluppo sostenibile. I principali compiti del Forum sono: la rappresentanza sociale e politica nei confronti delle Istituzioni; il Coordinamento e il sostegno alle reti del terzo settore; la Comunicazione di valori, progetti e istanze delle realtà organizzate del Terzo Settore.

La pandemia sta condizionando le attività?

Si, senza dubbio la pandemia sta mettendo a dura prova anche il Terzo Settore e sta condizionando le attività a discapito anche di servizi prioritari per la vita delle persone. La pandemia però è anche luce e rinascita, se pensiamo alle opportunità economiche che sta mettendo e si metteranno in campo. Ma è chiaro per i territori che non dovranno sprecare questa opportunità, cambiando passo e approccio. Se si pensa che in passato non siamo stati bravi a progettare e nemmeno a spendere le risorse che arrivano,  tutto rischia di rimanere utopia.

Quali criticità maggiori si riscontrano?

Se parliamo di criticità non finiamo più di elencarle. È bene evidenziare che il mondo del Privato Sociale nonostante le sedi chiuse, nonostante le privazioni di supporto da parte del governo e delle istituzioni locali non può permettersi il lusso di fermarsi. Molte persone dipendono dalle nostre strutture e questo non dovrebbe essere scontato. Ad oggi la criticità più forte è la mancanza di dialogo costruttivo con le istituzioni, con l’Ente Locale. Oggi diamo colpa alla pandemia ma se solo riuscissimo a comprendere quante risorse potremmo ricavare attraverso una attenta programmazione e un dialogo costante tra Terzo Settore e istituzioni già avremmo risolto parecchi problemi. Si parla spesso di emergenza ma non si può continuare a lavorare mantenendo questa idea. Il benessere delle persone deve essere garantito sempre e ci sono delle situazioni che vengono gestite come emergenze ma in realtà tali non sono perché persistono da anni.

Quali  i settori più interessati?

Ritengo che non ci sia un settore più interessato rispetto ad un altro: tutti i settori meritano uguale attenzione. Mi piace sottolineare che il nostro interesse è il benessere ed il miglioramento della qualità di vita delle Persone (e non solo). Per Persona intendo senza alcuna categoria (disabilità, minori, anziani, immigrati ecc); mi piace lavorare senza incasellare l’essere umano in nessuna categoria. La nostra cura è la Persona, l’ambiente, la cultura, la socializzazione, l’istruzione e tutto ciò che può essere opportunità di miglioramento della qualità della vita di tutti noi, nessuno escluso.

Al FTS viene riconosciuto un ruolo, riuscite ad incidere nella programmazione/gestione dei progetti?

Il Forum del T. S. nazionale sta investendo molto per migliorare la capacità di collaborazione tra i due mondi e far si che si comprenda che entrambi siamo parte attiva di un unico mondo. Anche noi (a livello locale, chiaramente) ci stiamo muovendo per fare comprendere che “quelli del privato sociale non sono gli utili idioti da utilizzare per le emergenze” o gli inopportuni questuanti verso cui nutrire sospetti, bensì siamo gli interlocutori con i quali programmare e progettare insieme. Ci sono molte Regioni e Provincie in cui questo traguardo è stato da tempo raggiunto ed attuato. Ancora per questo salto di qualità a Siracusa bisogna fare molta strada. 

A Siracusa in quali ambiti siete più presenti ed incisivi e in quali invece c’è una carenza di rappresentanza e collaborazione?

Esistono diverse reti di collaborazione tra enti del terzo settore; Siracusa gode di una rete sociale molto attiva ma spesso le reti non hanno un coordinamento strutturato e sufficientemente competente. L’apertura con le istituzioni o meglio con alcuni ambiti, si ha a singhiozzi e in situazioni di continua emergenza. Tra le istituzioni e le parti sociali non c’è un coordinamento costante e condiviso. Il nostro mondo e le nostre strutture sono spesso percepite come tappa buchi di emergenze che in realtà esistono a prescindere dalla pandemia. Ritengo invece che il Terzo Settore debba essere considerato un interlocutore alla pari, solo così voleremo insieme in alto e riusciremo a raggiungere obiettivi importanti per il nostro territorio.

Attualmente dove avete concentrato la vostra presenza?

Gli enti del terzo settore sono costantemente impegnati in attività di supporto alle politiche sociali, educative, sanitarie e ambientali prima e durante la pandemia. Al momento il Forum si sta impegnando con la formazione (che permette di fare acquisire competenze sia agli enti del T. S. che alle istituzioni) il rafforzamento delle reti delle nostre realtà e stiamo inoltre lavorando sul dialogo costante con la Pubblica Amministrazione, non con poche difficoltà, purtroppo. Da poco sono uscite le “Linee guida per i rapporti con la Pubblica Amministrazione”, questo rappresenta un passaggio fondamentale per la valorizzazione del Terzo Settore. Adesso abbiamo anche un supporto operativo per collaborare al meglio con le istituzioni pubbliche, attraverso tale decreto, infatti, si declinano i percorsi amministrativi che la PP.AA. dovrà seguire per rendere operative le attività di co-programmazione e co-progettazione, gli strumenti di accreditamento e le relative convenzioni. Come si può notare gli strumenti legislativi adesso ci sono, bisogna fare in fretta a metterli in atto specie nel nostro territorio, anche perché non pochi sono i fondi economici che potrebbero dare risposte concrete al miglioramento di vita delle Comunità, pensando insieme al rispetto e alla tutela dei diritti umani. Numerosi i fondi (FESR-FSE-FEAD…) che si esplicitano per promuovere e sostenere una omogeneità nella lotta alla povertà e all’esclusione sociale. Si procede verso un welfare partecipato e non più di assistenzialismo. Ciò prevede acquisizione di competenze, interlocuzione costante con le parti sociali, mappatura dei bisogni del territorio e risposte condivise. Ci aspettiamo un passo in avanti a partire da questa Amministrazione.

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