Bando sulla Qualità dell’Abitare. L’augurio è di aggiudicarsi i 15 milioni… ma quanti misteri!

La prima riunione dell’Alta Commissione per la Qualità dell’Abitare, istituita presso il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, si è tenuta il 4 marzo scorso. All’ordine del giorno, dare attuazione all’omonimo Programma innovativo nazionale, varato con il decreto interministeriale 395/2020, di cui parliamo ormai da mesi (in assoluta solitudine, ci sembra di poter dire, come se non fossero in gioco 15/30 milioni).

Alla Commissione del MIMS, composta da professionisti ed esperti, spetterà il compito di esaminare e finanziare i progetti di riqualificazione di aree urbane, disagiate dal punto di vista abitativo e socioeconomico, che inizieranno ad arrivare da ogni parte d’Italia dal 16 marzo in poi: questo il termine di scadenza della prima fase di presentazione delle proposte per l’attribuzione dei primi 854 milioni di euro a livello nazionale.

Al bando si sono già registrati 170 enti locali e territoriali tra cui, pensiamo, Siracusa. Pochissimi, a quanto ci risulta, sono stati i privilegiati che hanno avuto la possibilità di visionare, pur se velocemente, i “nostri” progetti che entreranno in competizione con tanti altri per accreditarsi il finanziamento. Una sfida non facile, abbiamo già scritto.

La zona interessata alla riqualificazione, scelta non dall’Amministrazione ma dal professore Luigi Alini a cui è stato affidato il compito, insieme all’individuazione dell’ambito di intervento, “delle modalità per il raggiungimento degli obiettivi del bando e dei bisogni e delle caratteristiche dei contesti”, pare sia quella a nord e sud del Parco Robinson di Bosco Minniti in due progetti separati, ciascuno da 15 milioni come previsto dalle indicazioni del bando.

Non sappiamo, invece, a quale studio professionale sia stato affidato con assegnazione diretta, senza gara, l’incarico di elaborare la “proposta progettuale da candidare a finanziamento” per un importo previsto di circa 50mila euro. Non abbiamo trovato traccia della determina e quindi ciò che è noto è solo che, come recita la determina 559 del 31 dicembre scorso, sarà, sicuramente, un “professionista esterno di comprovata esperienza”. Nulla di più.

Non sappiamo se nel progetto trovano spazio interventi e servizi specifici per categorie fragili (disabili, anziani in solitudine, giovani coppie a basso reddito…); se si sia prestata la giusta attenzione alla realizzazione dei “centri di aggregazione e comunicazione”, quegli “spazi aperti” intesi quali luoghi identitari della comunità residente; se siano state ben calibrate attività di servizio, commerciali, ecc per aree in questo parzialmente carenti; se, affrontando il tema delicatissimo della riqualificazione edilizia, soprattutto a Siracusa, oltre all’efficientamento energetico, siano stati programmati adeguati interventi per la riduzione del rischio sismico; se, oltre alla semplice “analisi” dei bisogni, si sia tenuto conto della “percezione” dei bisogni da parte della popolazione, valutazione che però richiede il  coinvolgimento fattivo dei residenti nella pianificazione e progettazione degli spazi; se si sia passati attraverso un’ampia concertazione con tutti gli stakeholders interessati a centrare l’obiettivo della Smart City, di quella città inclusiva e sostenibile che, come abbiamo già scritto, corrisponde agli indirizzi adottati dall’Unione Europea; se non si sia dimenticato l’importante obiettivo del recupero funzionale di alcuni edifici di pregio.

Tendenzialmente pensiamo che sì, data la professionalità degli estensori del progetto, a tutto si sia provveduto, ma non si può non rilevare che è totalmente mancata – ci limitiamo per ora a dire nei confronti della cittadinanza – quella visibilità degli interventi programmati che si riscontra invece nell’informazione dei media delle altre città che con Siracusa entreranno in competizione. I cittadini, nella maggior parte dei casi, sono stati chiamati ad esprimere la propria valutazione sulle proposte progettuali e con distinte manifestazioni di interesse da una parte si è chiesto ad enti e privati di candidarsi quali partner con il Comune, dall’altra l’eventuale disponibilità di privati cittadini o altri soggetti di vendere propri immobili residenziali che potessero essere funzionali al progetto complessivo.

Tale impostazione ha consentito di rispondere pienamente alla richiesta del decreto interministeriale di privilegiare il coinvolgimento di operatori economici pubblici e privati, nonché del terzo settore, e nei nostri precedenti contributi sull’argomento abbiamo evidenziato come il favorire la più ampia partecipazione di soggetti pubblici e privati operanti nel territorio sia importantissimo ai fini di una valutazione “vincente” della proposta.

Ma il 16 marzo è alle porte: ci sarà tempo per altre, diverse, considerazioni. Per ora incrociamo le dita e auspichiamo il buon esito della gara.    

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