È la domanda provocatoria lanciata da Fabio Moschella su face book alla vigilia della proclamazione della Capitale italiana della Cultura (l’isola di Procida si è poi aggiudicata la vittoria su una rosa di 10 città finaliste). L’ex assessore introduce così un dibattito su un tema di grande respiro internazionale per la città che dovrebbe accomunare tutti i siracusani (al di sopra delle solite polemiche, diatribe, o indifferenze): il “dovere” impegnativo, difficile ma autorevole ed entusiasmante di proiettare Siracusa in un grande progetto di respiro e ricaduta internazionale, di pensare in grande e volare alto. Un obiettivo ambizioso a cui si dovrebbe mirare partendo fin d’adesso per tracciare le linee su cui sviluppare un percorso di proposte culturali all’altezza di una candidatura a Capitale Italiana della Cultura per il 2023 (o magari per il 2024) e con una prospettiva europea nel 2033.
Siracusa ne avrebbe le caratteristiche ma per mettere in piedi il cantiere (che non è tanto quello di addobbare la città per renderla più appariscente) occorrerebbe in primo luogo scrostare la ruggine di divisioni, apatie, invidie e diffidenze fra le istituzioni, le componenti politiche locali ed i vari portatori di interessi (intellettuali, operatori economici, imprenditori, enti, associazioni e singoli cittadini). Ognuno con le sue prerogative senza alibi né deleghe. La cultura nasce dall’essere consapevoli di chi si è, del bagaglio storico culturale di cui i cittadini siracusani dispongono e che oggi devono riscoprire. “Nel 2013 avevamo superato la prima selezione e sfiorato il successo per Capitale Europea della Cultura – continua Moschella -. Eravamo in tanti a muoverci. Ma cosa era mancato? È da lì che dovremmo partire: essere convinti, nei fatti non a parole. I ritorni in termini di visibilità internazionale sono notevoli, ma soprattutto presuppongono un lavoro dal basso, con i soggetti che operano nel territorio e con il coinvolgimento della città. È quindi un processo vero di partecipazione e collaborazione che ha pertanto nel percorso una intima ricchezza democratica”. Con queste frasi Fabio Moschella coglie in profondità l’argomento e non gli si può dare torto. E ancora l’ex assessore:
“Un elenco incompleto dei sostenitori della candidatura nel 2013: il mecenate Antonio Presti, Andrea Bartoli (ideatore del Farm Cultural Park), Angelo Failla (direttore della fondazione Ibm Italia), Lea Mattarella (critica d’arte), Erlend Oye (musicista) Colapesce (cantautore), Roberto Esposito (vicedirettore dell’Istituto di Scienze Umane), l’architetto Maria Giuseppina Grasso Cannizzo, i filosofi Salvatore Natoli e Manlio Sgalambro, gli artisti Adrian Paci e Roy Paci, lo scrittore Francesco Merlo, l’attrice Galatea Ranzi e il sociologo Francesco Morace….”
Il post di Moschella ha suscitato un certo dibattito di cui riportiamo alcuni interessanti interventi:
Luigi Minozzi – Un bel ricordo, una bella esperienza. Ricordo che alla presentazione della candidatura a Roma, la Commissione dell’U.E. ci fece molti complimenti per l’idea e il lavoro svolto in soli pochi mesi. Ma notarono pure che negli ultimi anni la voce della cultura nel bilancio comunale era stata troppo esigua … ci vuole programmazione di medio/lungo periodo.
Roberto Fai – Ricordo quell’anno richiamato da Gigi Minozzi con un progetto – recuperando parte di un lavoro precedente e ridefinito con ampie ed inedite novità creative – messo in piedi in pochi mesi e giudicato positivo in sede nazionale. Ma grandi limiti “strutturali” preesistenti giocavano in negativo per Siracusa. Poi il niente. Come nella attuale Giunta. Oggi il Covid impedisce a un ampio gruppo “informale” di lavoro che s’era insediato di riprendere le fila. Vedremo… Tra gennaio e febbraio 2020 un gruppo ampio con Calbi (Inda) e Gerbino (Civita) si è incontrato. Io stesso ho ridefinito “al presente” un documento su cui avevo lavorato nel 2013. E le prime intenzioni erano di un “raccordo” tra operatori, professionalità, competenze “esterne” all’amministrazione attuale per definire una prima piattaforma progettuale. È un lavoro che va rilanciato a breve, in primavera al massimo, augurando che la lotta al virus e vaccini consentano di riprendere le fila.
Liddo Schiavo – Da lì dovrebbe partire il vero rilancio di Siracusa e perseguire un tal sogno è sicuramente meritevole. La nostra città avrebbe indubbiamente tutte le caratteristiche adeguate per poter aspirare a ciò. Dal clima al patrimonio materiale dei beni culturali e paesaggistici, alla amenità dei luoghi, al profumo del mito che nonostante tutto ancora si respira, al mare che come una vera e propria rete digitale ha da millenni influenzato lo scambio culturale. Aiutandomi con una singolare metafora la immagino come una donna bellissima, ammalata, adagiata sul letto di morte, che rifiuta le possibili cure, triste e rassegnata a scomparire. Ancora giovane e bella nel corpo, fragile e decadente nell’anima. Presa dai ricordi dei passati fasti si nega alla vita e si consola con essi. Il vero punto è proprio l’anima della città: affranta, frammentata, indecisa, immobile ed ipercritica. Priva di qualunque spirito di collaborazione, interdetta alla sinergia, si consola ammirando un tramonto mozzafiato, spreme storia dalla millenaria pietra bianca, rilancia modelli culturali di civiltà, ahimè scomparse, ma non riesce a capire che per parlare di cultura oggi occorre fare i conti con il commercio, l’artigianato, l’agricoltura, l’industria, l’imprenditoria in genere, i trasporti, l’editoria e soprattutto una buona politica locale dalle idee chiare, che sappia curare i mali fisici e dell’anima della nostra bella signora che su quel letto dove sta adagiata, prima o poi, ci muore veramente.
Aldo Mantineo – Quello di Fabio Moschella è un invito a “fare” (anche utilizzando l’esperienza fatta nel 2013 partendo… al volo) lavorando su un progetto di ampio respiro. C’è pure un’altra utile strada da esplorare, quella della capitale italiana del libro (iniziativa lanciata dal Mibact un anno fa a febbraio e poi bloccata di fatto – non so se poi hanno fatto i necessari decreti attuativi – dalla pandemia). Potrebbe essere un passaggio intermedio da tentare…
Renata Giunta – Ho personalmente lavorato alla candidatura di Siracusa a Capitale Europea della Cultura nel 2013. Fu un momento bello della politica locale. Decine di associazioni culturali e persone proponevano idee e progetti più disparati. Alcune di scarso valore, molte originali e meritevoli. Il clima era di coesione forte attorno ad arte e cultura. Siracusa passò la prima fase della selezione e poi fu bocciata in finale. La commissione valutò positivamente la nostra proposta ma in generale non ritenne la città credibile perché fino a quel momento non era stato fatto nulla. Il giovane Garozzo era al primo anno di sindacatura, L’anno successivo dimise Alessio Lo Giudice dando la rubrica a Francesco Italia che oggi fa il sindaco. Ma dopo 8 anni a me pare che sulla cultura in città non sia stato fatto granché. L’unica motivazione politica/amministrativa di Granata era la riapertura del teatro comunale, lo possiamo dire che ha fallito? Lo posso dire che questa amministrazione sulla cultura ha poca attenzione? La nuova candidatura non sarà credibile se sarà solo la società civile a lavorarci. L’amministrazione deve crederci e avere il coraggio di scommettere. La politica, i partiti, devono fare la propria parte.
Fin qui su facebook ma sappiamo che il dibattito non si è concluso e sta continuando in altre chat di gruppi. Vedremo se la sfida di Moschella sarà raccolta prima di tutti dall’Amministrazione e possa trovare concretizzazione nel prossimo futuro.

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