Temperature record nel 2020 ma ormai costano meno le rinnovabili dei combustibili fossili

Il 2020 è stato l’anno più caldo mai registrato. Le fiamme dei “megafires” (incendi associati a condizioni insolitamente calde e secche, conseguenza diretta del cambiamento climatico) hanno distrutto più di 19 milioni di ettari di foreste australiane, cancellato numerose vite umane e, secondo le stime del WWF, ucciso più di 3 miliardi di animali, spingendo molte specie come il koala ancora più vicine all’estinzione. Quello che continua a succedere al nostro Pianeta lo abbiamo visto con i nostri occhi: drammatici incendi hanno colpito oltre all’Australia anche la California, mentre la deforestazione in Amazzonia ha raggiunto livelli record. Una grave fuoriuscita di combustibili fossili al largo della costa dell’isola Mauritius ha provocato drammatici impatti sul delicatissimo ecosistema costiero e sulle comunità che da queste risorse dipendono, mentre poche settimane prima oltre 20.000 tonnellate di carburante diesel si erano sversate da un serbatoio di stoccaggio crollato in Siberia.

Il Living Planet Report, realizzato dal WWF con la Zoological Society of London e con centinaia di scienziati nel mondo, ci ha detto che in meno di 50 anni abbiamo assistito a un declino del 68% delle popolazioni selvatiche di mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci. Una così grave perdita di natura è riconosciuta anche dal World Economic Forum come uno dei principali rischi secondo una recente ricerca pubblicata su Nature. Come ha dimostrato lo scienziato Ernesto Burgio, gli effetti dello stravolgimento dei sistemi omeostatici e biologici favorisce la diffusione dei batteri e virus” e inoltre l’umanità si trova oggi ad affrontare un altro tragico traguardo: la massa degli oggetti di origine antropica, come palazzi, strade e macchine, ha superato in peso la biomassa.

Mentre l’intero Pianeta sta ancora affrontando la pandemia e il suo effetto drammatico sulle nostre vite, niente ferma il riscaldamento globale, che ha una progressione molto più rapida nelle regioni polari con effetti che si ripercuotono sul sistema climatico planetario. Il Parlamento europeo ha fatto un piccolo passo avanti votando in plenaria per una riduzione del 60% delle emissioni di gas serra entro il 2030 (obiettivo non ancora in linea con la riduzione delle emissioni di almeno il 65% entro il 2030 che chiede la scienza per avere una possibilità di evitare i peggiori impatti provocati dal cambiamento climatico) ma ne ha fatto uno indietro votando a favore di emendamenti che mettono a serio rischio la riforma delle politiche agricole europee, ostacolando il passaggio ad un’agricoltura più ecologica.

L’anno che ha sconvolto il Pianeta, ma che ci ha anche aperto gli occhi sulla crisi ecologica provocata dalle nostre azioni, ora è arrivato alla fine. E se c’è una lezione che dobbiamo imparare dal 2020 è che la nostra salute dipende da quella della natura.

Non c’è più tempo per discussioni infinite su impegni che non si trasformano mai in fatti; per alcuni poteri forti economici e industriali, con il sostegno politico dei partiti conservatori, la transizione ecologica sta diventando un pretesto, un alibi per politiche attendiste; non abbiamo più tempo per costruire un futuro sostenibile in cui ricostruire la natura che abbiamo perso. Se vogliamo difendere la nostra salute e sicurezza non dobbiamo più parlare al futuro ma al presente rispetto alle grandi sfide ambientali. Ogni decisione, ogni scelta, ogni investimento deve contribuire immediatamente alla conversione ecologica di cui abbiamo bisogno per proteggere la nostra salute e il nostro futuro.

RIMEDI e SOLUZIONI

Prendo spunto dai dati forniti da un articolo di Luca Re su QualeEnergia per fare alcune considerazioni sulla produzione di energie rinnovabili nel mondo e sul fatto che la nostra salute dipende dalla natura.  La drastica e costante discesa dei costi e l’evoluzione degli impianti eolici e solari a livello globale ha fatto in modo che le energie rinnovabili sono diventate super-competitive in pochi anni. Inoltre gli impianti eolici e solari, in molte aree geografiche, producono elettricità a costi più bassi delle fonti convenzionali (carbone, gas, nucleare). In una serie di grafici pubblicati dal sito web Our World in Data, si dimostra l’evoluzione delle tecnologie pulite a livello mondiale nell’ultimo decennio e il loro contributo alla transizione energetica “verde”.

Il punto, osserva Max Roser autore di un articolo su questo tema, è che le fonti rinnovabili seguono le cosiddette “curve di apprendimento” (learning curves), vale a dire che ogni volta che raddoppia la capacità cumulativa installata in una fonte rinnovabile, il costo di quella stessa fonte si riduce sensibilmente. Per i combustibili fossili è diverso perché i loro costi dipendono essenzialmente da due fattori: il prezzo del combustibile (gas, carbone, petrolio) e il costo operativo per mantenere in esercizio gli impianti. Le rinnovabili, invece, utilizzano un “combustibile” totalmente gratuito (il sole, il vento) e hanno dei costi di esercizio inferiori rispetto alle centrali fossili, di conseguenza il fattore determinante nelle curve di apprendimento è il costo della tecnologia (ad esempio quelli dei pannelli fotovoltaici). In sostanza, produrre energia elettrica con le rinnovabili è diventato così economico perché negli ultimi anni sono calati rapidamente i prezzi dei pannelli solari e delle pale eoliche, oltre che degli altri componenti utilizzati per realizzare un nuovo parco fotovoltaico o un nuovo parco eolico, infatti dal 1976 il prezzo dei moduli fotovoltaici è crollato del 99% (in dollari per watt) con una riduzione media del 20% ogni volta che è raddoppiata la capacità installata nel mondo.

Diversi elementi hanno reso possibile una discesa così marcata, tra cui, in particolare, le economie di scala, le attività di ricerca e sviluppo che hanno incrementato l’efficienza dei pannelli, i miglioramenti dei processi produttivi, la diminuzione dei costi di capitale, senza dimenticare gli incentivi che hanno contribuito a schiacciare verso il basso i prezzi del fotovoltaico, quindi, in sostanza,  produrre energia elettrica con le rinnovabili è diventato molto più conveniente in confronto ai combustibili fossili nel giro di una decina d’anni. I valori sono espressi con la formula LCOELevelized Cost of Energy che include i costi per costruire un nuovo impianto, oltre ai costi del combustibile e per l’esercizio dell’impianto per tutta la sua vita utile. Il fotovoltaico di grandi installazioni a terra è passato da 359 dollari per MWh nel 2009 ad appena 40 $ come media globale nel 2019 (-89%), mentre l’eolico onshore è sceso da 135 $ a 41 $/MWh (-70%) nello stesso periodo.

Il carbone è rimasto sostanzialmente stabile a 111-109 $ per MWh, mentre i cicli combinati a gas hanno visto diminuire i valori LCOE del 32% grazie alla riduzione dei prezzi del combustibile (il gas naturale), senza però riuscire a battere l’eolico e il fotovoltaico che sono le tecnologie più competitive.

Ed ancora, se consideriamo la relazione tra aumento della capacità totale installata in una tecnologia e riduzione del prezzo dell’energia elettrica generata con quella stessa tecnologia, i valori espressi in termini LCOE, riportato da Irena per il fotovoltaico, ad esempio, è ben più alto rispetto a Lazard: 68 dollari/MWh vs 40 $/MWh e si parla in entrambi i casi di medie globali senza sussidi per impianti di grande taglia.

Il punto, a ogni modo, è che l’energia elettrica generata con le rinnovabili diventa più economica all’aumentare della capacità globale installata. Ad esempio il prezzo dell’elettricità da fotovoltaico è sceso in media del 36% ogni volta che la capacità è raddoppiata, ma questo non avviene per il carbone e il nucleare (quest’ultimo ha visto addirittura un aumento dei costi).

Anche i prezzi dell’elettricità generata con il gas, evidenziano infine Our World in Data, sono calati negli ultimi dieci anni ma sul lungo periodo gli impianti a gas non stanno seguendo una curva di apprendimento al pari delle rinnovabili.

Fonti:

  • Ernesto Burgio
  • Iea
  • Irena
  • Lazard
  • Living Planet Report
  • Luca Re
  • Max Roser
  • Nature
  • Our World in Data
  • QualeEnergia
  • World Economic Forum
  • WWF
  • Zoological Society of London

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