Forse, finalmente, ci si sta muovendo con una maggiore consapevolezza e attenzione nel tentativo di prevenire, a Siracusa e in provincia, il diffondersi del contagio. L’attività di screening della popolazione scolastica (personale, docenti, studenti e parenti stretti) si rivela efficace nel suo obiettivo di verifica delle condizioni di salute in particolare dei più giovani che potrebbero, da asintomatici, costituire un infido pericolo per le loro famiglie e soprattutto per gli anziani. Sappiamo di una presenza anche vigile e silenziosa (sottratta all’eco mediatica) del sindaco Francesco Italia, pronto a intervenire con solleciti diretti alle autorità sanitarie e costantemente informato dell’evolversi dell’epidemia ora che pare essersi ricomposta la frattura della primavera scorsa quando alcune forti prese di posizione del primo cittadino non erano risultate gradite ai vertici Asp. E anche l’Azienda Sanitaria cerca, un po’ faticosamente a nostro avviso, di migliorare l’apparato organizzativo mentre il gruppo dirigente torna in piena attività superata la fase critica del contagio.
I martedì di screening per le scuole, che continueranno, vedono l’azione congiunta della Protezione Civile e delle Usca del Dipartimento di Prevenzione coordinate dal dottore Ugo Mazzilli ma ogni giorno è un copione che si ripete con telecamere o senza. Un modello rodato, dove ogni cittadino attende il proprio turno con disciplina.
“Le Usca sono tre, due a Siracusa e una a Noto, ma ne sto aspettando altre, una per Augusta e una per Lentini. Quando arriverà il personale contrattualizzato dalla Regione che aiuterà per lo screening scolastico, queste potranno occuparsi a tempo pieno della ricerca dei positivi tra la popolazione tutta. La Regione ha chiesto tramite un bando la disponibilità di settemila professionisti, medici infermieri, biologi, che dovranno poi accettare la sede proposta. Un po’ di tempo ci vuole”.
Gli chiediamo se nell’attività di tracciamento si incontrano le stesse difficoltà di cui si dice a livello nazionale. “Certo procediamo un po’ a rilento perché sono troppi gli incroci. Non è facile individuare da chi si sarebbe stati contagiati e chi si è poi contagiato. Al Ministero sono al lavoro per formare proprio “tracciatori” specializzati”. La macchina messa in moto è di sicuro complessa. “Dopo i tamponi – ci spiega -, c’è tutto il lavoro amministrativo. Caricare sulla piattaforma i dati anagrafici delle persone sottoposte al tampone, preparare la documentazione necessaria, provvedere eventualmente alla quarantena o dare poi le liberatorie inviando mail agli interessati”. Di Mazzilli si racconta la grande efficienza anche nel “reperire” personale, così come strumenti indispensabili quali i computer: sei gli amministrativi a Siracusa “che ora ho potenziato con tecnici della prevenzione del Sian che coordino sempre io. Poi ovviamente anche negli altri comuni c’è il personale medico e amministrativo che fa lo stesso lavoro”.
Che il merito sia dell’Azienda, che “si sta prodigando”, lo dice più di una volta quasi per voler mettere a tacere le voci che segnalano dissapori interni, una diversa capacità organizzativa nella gestione delle cinque Usca distrettuali (due a Siracusa e rispettivamente una a Noto Augusta Lentini), quelle che dovrebbero effettuare le visite domiciliari e che oggi vengono additate come il punto debole del sistema.
Non sarebbe stato meglio mantenere le Usca sotto un unico coordinamento? La separazione tra distrettuali e dipartimentali non potrebbe essere la causa delle disfunzioni segnalate? Come ci si è organizzati nel resto di Italia? Con un unico responsabile non si eviterebbero forse guerre interne carsiche?
“Non c’è nessuna guerra – nega con convinzione -. Lavoriamo in armonia. La decisione è stata dell’Azienda e non so altrove come si sia deciso. Forse c’è anche un coordinamento unico”. E che comunque l’armonia ci sia, e i cittadini non possono che augurarsi che continui così, è dimostrato dal fatto che negli altri giorni, agli stand, Usca distrettuali e dipartimentali lavorano gomito a gomito nello screening anche dei paucisintomatici o di eventuali positivi che altrimenti dovrebbero attendere molto, troppo, per i controlli domiciliari. E di qui l’idea di un coordinamento unico …
Il dottor Mazzilli non si sbilancia neanche sulla situazione dei reparti ospedalieri. Non ha letto dei rilievi mossi dal dottor Gaetano Scifo. “Mi creda. Non ho il tempo di leggere”. Testa bassa, e al lavoro. Meglio così. Anche i risultati dello screening danno fiducia: martedì scorso su 1.520 tamponi solo un positivo. Una giornata che sembrava essere iniziata sotto infausti pronostici: il dottor Mazzilli, l’assessore Sergio Imbrò e il dottor Angelo Giudice per la Protezione Civile, che hanno seguito per tutto il tempo le operazioni, hanno materialmente aiutato all’allestimento dei quattro stand sotto la pioggia battente. “Per fortuna tutto sta andando bene ora” commenta soddisfatto Imbrò. L’amministrazione comunale c’è: è sul campo. Di prima mattina anche il sindaco ha fatto sentire la sua presenza.
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“Si sta svolgendo tutto in modo ordinato – racconta Angelo Giudice che ha di certo aiutato alla ricucitura tra Protezione Civile e Asp, per lo “strappo” causato dalla difficile gestione dell’epidemia in primavera quando tutti si era impreparati e quando, secondo noi, non si voleva guardare in faccia la realtà –. La Protezione Civile si occupa della logistica, gazebo tavoli illuminazione se occorre, e i volontari – si sono alternati in quaranta oggi – coordinano la fermata al drive through. All’inizio della fila su Scala Greca ogni macchina riceve un numero e se ci sono più persone insieme vengono individuate anche con una lettera dell’alfabeto. Si fermano a uno dei quattro stand per il test antigenico e poi aspettano un po’ più in là l’esito dell’esame, 10-15 minuti. Se c’è un positivo, si esegue subito il test molecolare, o al massimo lo si rinvia all’indomani, e gli si prescrive la quarantena nell’attesa degli esiti mentre si provvede al tracciamento dei contatti. I tamponi molecolari vengono poi inviati ai laboratori, quello privato di Campisi ad Avola e a quelli dell’Umberto I, di analisi cliniche e del centro trasfusionale, che hanno macchinari diversi, per essere processati. Ci vogliono dalle sei alle dodici ore per i risultati e c’è l’obbligo di comunicare sulla piattaforma l’eventuale positività. Da qui l’iter che conosciamo. La quarantena fiduciaria sarà prescritta solo ai contatti stretti, è bene saperlo. Dopo 10 – 14 giorni il secondo tampone molecolare”.
“Questo metodo è ottimo – concorda con noi Giudice -. Da dieci giorni si sta procedendo così in tutta la regione. Dovremmo essere a 35-40mila tamponi rapidi ai drive in con target scolastico: la positività è del 2,4% mentre la percentuale di positività con i molecolari fatti per sintomatologia o ai contatti stretti è del 17%, una persona su sei”.

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