ASSEGNAZIONI: ALLA SARDEGNA PREFERISCO IL PROFUMO DEL BASILICO di Luana Aliano

Poco più di una settima è trascorsa dalla pubblicazione degli esiti delle operazioni sulle assegnazioni provvisorie, da parte degli Uffici Scolastici Regionali. Non ce l’ho fatta. L’esito di una ennesima estate, trascorsa ad attendere prima invano il trasferimento e poi in via riparatoria la cattedra per una anno qui a casa, è stato tra i più deludenti. Avevo già raccontato la mia storia, facendomi portavoce di quella di molte altre colleghe e colleghi, ma ancora una volta, noi docenti “renziani” arruolati al Nord siamo stati costretti a cedere il passo a calcoli numerici, all’interno dei quali siamo un residuale, non conteggiato fra i successi di qualche Ministro o di qualche Ufficio Scolastico periferico.  Eppure questo nuovo anno scolastico sembrava inaugurarsi con i migliori auspici, non solo per i nostri giovani ragazzi ma anche per il corpo docente. L’esperienza non ancora conclusa del Covid-19, infatti aveva inizialmente spinto il Ministero a protrarre le operazioni di assegnazione provvisoria fino al 20 settembre. Una scelta che avrebbe sicuramente favorito le famiglie dei docenti in difficoltà, non solo per l’aspetto economico ma forse, soprattutto per quello sanitario ed emotivo. Non è così distante il ricordo del lockdown e dei sacrifici vissuti da tutti gli italiani. In fin dei conti il ritorno in classe, tanto atteso anche dal corpo docente, credo si possa considerare il più importante momento di ritorno alla normalità e al contempo di “attesa” nei confronti di possibili recrudescenze della pandemia.

Nonostante avessi letto svariate pubblicazioni di settore in cui si usava la parola “legge” e cito testualmente:

Nella conversione in legge del decreto 22/2020 è stato definita la data del 20 settembre come termine ultimo per le assegnazioni provvisorie dell’anno scolastico 2020/2021,

il 31 agosto ho visto negare un mio diritto. L’Ufficio Scolastico Regionale ad esempio, considera inderogabilmente concluse le operazioni a quella data, vietando ogni possibile rettifica, cui fra l’altro, gli ex CSA da anni, ci avevano abituato.

Ciò che si reclama è l’aver negato alla base l’istituto su cui vengono compiute le assegnazioni provvisorie, una combinazione fra  i posti in organico di diritto disponibili e la rotazione fra provincie. Proprio questo non ha funzionato. La mattina del 31 agosto io stessa avevo potuto constatare come nella mia classe di concorso si fossero liberate ben tre cattedre, poiché i colleghi titolari a Lentini, Floridia e Avola, ottenevano assegnazione provvisoria fra Palermo e Catania. L’Ufficio di Siracusa non ne ha tenuto conto, così al momento della pubblicazione dei movimenti, pur avendone diritto, sono rimasta silenziosamente delusa davanti a quella scritta evidenziata in giallo “NO DISPONIBILITÀ ”.

Mi sia perdonato l’utilizzo di burocratici tecnicismi ma è su queste strane parole che la mia vita da cinque anni si plasma e il mio non è certo un caso isolato. Sono in contatto con molti docenti, sparsi per la penisola italiana, ed è mio desiderio dare voce a questa ennesima delusione, trasformandola in una protesta costruttiva. Una voce che possa essere ascoltata, non solo dai vari sindacati, a noi affiancati.

Nel frattempo, intraprese le vie legali, ho deciso di restare a casa, usufruendo del congedo parentale.

Avrei dovuto preparare le mie valigie e quelle del mio piccolo Federico e raggiungere Tempio di Pausania (Olbia).  Avrei dovuto cercare una casa in affitto, un asilo a pagamento, una baby sitter, dimenticando l’ansia per un anno scolastico in bilico fra la pandemia e la quarantena. Avremmo dovuto lasciarci alle spalle la cameretta accogliente fatta da mamma e papà, dove Federico impara a diventare grande. Avrei dovuto soprattutto, dire a Federico che papà non sarebbe venuto insieme a noi. Sarebbe rimasto a casa. E non ci sono riuscita.

Ho preferito inventare la storia del “profumo del basilico bagnato”, da raccontare al mio bimbo. L’ho preferita allo stipendio, tanto necessario. Così se qualcuno mi dovesse chiedere  perché non abbia raggiunto la Sardegna, io risponderò che ho scelto la quotidiana routine della mia famiglia, rappresentata metaforicamente dal profumo emanato dalle foglie della pianta di basilico, piantata in veranda.

Luana che non vuole andare in Sardegna

 

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