In questi giorni il TAR regionale ha accolto il ricorso delle grandi industrie petrolchimiche contro il Piano Salva Aria stilato dalla Regione nel 2018. Di certo, per loro, una vittoria, ottenuta anche grazie al sostegno, senza riserve, di un fronte politico sindacale compatto. Molti partiti infatti, alcuni tacendo altri dichiarandolo ufficialmente come Italia Viva tramite l’on. Cafeo, hanno plaudito; lo stesso, con i distinguo d’obbligo, le organizzazioni sindacali che si sono dette interessate a riaprire un tavolo di concertazione (un’ulteriore perdita di tempo, un ritorno alle chiacchiere). Tutto quindi coerentemente all’inossidabile convincimento del possibile rischio che le grandi industrie, a Piano applicato, avrebbero potuto mettere in forse il continuare la propria attività nel territorio pronte, nella tutela di profitti irrinunciabili, a lasciare senza occupazione centinaia di lavoratori facendo collassare l’economia della provincia che ancora oggi dipende, in gran parte, dal polo industriale. Tutti fermi e zitti nel timore del sempre convincente ricatto occupazionale. Ma ciò è vero? I fatti dicono di no! Non lo è stato prima, oggi lo è ancora di più.
Ieri, quando si andava alla chiusura degli impianti, alla cassa integrazione, alla mobilità, le decisioni erano prese coralmente fra i centri decisionali delle multinazionali e i partiti. Oggi, questo passaggio è saltato. I centri decisionali si trovano lontano fisicamente e politicamente essendo le multinazionali straniere, tranne l’unico impianto rimasto dell’Eni, e le scelte sono prese sulla base di valutazioni geopolitiche e militari. Le industrie così possono, e lo fanno, decidere il bello e il cattivo tempo al di là di un Piano buono o cattivo che sia, vecchio o nuovo non importa. L’unico obiettivo è quello di investire il meno possibile e massimizzare i profitti in una realtà provinciale avvertita come da terzo mondo, facilmente ricattabile per pochi spiccioli e che non si fa grandi problemi nell’essere usata come pattumiera del Mediterraneo. Sicuramente un comportamento inimmaginabile in contesti come quelli nord europei più rigorosi nel pretendere rispetto. L’ultimo esempio eclatante della falsità di queste dichiarazioni l’ha data l’operazione Esso: la grande raffineria statunitense è passata all’algerina Sonatrach senza che nessuna istituzione, partito, sindacato sapessero qualcosa. In tanti non conoscevano neppure la multinazionale, né sapevano con quale strategia si sarebbe stabilizzata, se avrebbe tagliato posti di lavoro, addirittura se avrebbe preso in carico questioni pendenti della Esso a livello ambientale, di sicurezza… insomma: tutto è rimasto ignoto. Chi fra partiti e sindacati gioisce, affermando che è giusto rivedere le tabelle emissioni e altro, sa di mentire perché il vero e unico interesse è quello di soggiacere alle grandi industrie straniere che oramai occupano pochi lavoratori e pagano le relative tasse a Roma e Palermo. Queste multinazionali quando hanno voluto, con l’aiuto dello Stato, hanno diminuito la forza lavoro (da circa 15.000 di diretti nel 1980 a poche migliaia oggi) senza che nessuno abbia fermato tale processo. È stato affermato che il Piano Salva Aria conterrebbe “prescrizioni più stringenti di quelle già rigide comunitarie, dati vecchi e inattendibili”. Si dimentica che anni fa, quando le forze politiche priolesi lottarono per l’autonomia comunale, posero come priorità per la popolazione che le grandi imprese investissero seriamente per la sicurezza ambientale, a fronte di tragedie già avvenute, e pagassero i danni arrecati al territorio e alle famiglie; oggi invece la politica parla addirittura di costi/benefici.
È vero, il Piano era ambiguo e lacunoso, ma è anche vero che la Regione è in ritardo decine di anni nell’adempiere al suo dovere istituzionale, indicato dall’Unione Europea, per cui quel passaggio avrebbe dovuto essere la base di partenza su cui lavorare investendo in sicurezza, ampliamento del personale dell’Arpa e nuova strumentazione. L’assessore Pier Paolo Coppa del Comune di Siracusa accenna a un ricorso contro la sentenza, che però non potrà che essere una iniziativa della Regione. Ma se il sindaco di Siracusa e la sua Giunta credono che la bocciatura del Piano sia stata un errore devono fare essi stessi pressione sulla Presidenza della Regione perché i cittadini non possono più aspettare.
Nelle conclusioni della sentenza del Tar i giudici auspicano la solerzia della Regione nell’ovviare al più presto ai vuoti, alle proprie inadempienze e anche pensiamo al conflitto d’interesse nell’avere una rete Cipa in mano industriale. Il garantire un bene fondamentale quale la salubrità dell’aria, nel rispetto di parametri rigidamente fissati dal diritto sovranazionale UE, come enuncia la sentenza, è ineludibile, come evidenzia la Corte Costituzione richiamando l’art. 41 (libertà d’impresa ma non a scapito della salute e sicurezza dei cittadini). Per cui le istituzioni, quali rappresentanti dei cittadini, non dovrebbero suggerire ma forzare il Presidente Musumeci. Anche le associazioni ambientaliste dovrebbero fare fronte comune. Perché la zona è diventata una “colonia violentata”. In Europa da anni istituzioni, partiti e industrie si sono mossi in tutt’altra maniera e grandi zone industriali sono state risanate riconoscendone la convenienza per tutti. Utopie sono divenute realtà con tanto di recupero d’occupazione nel bacino della Ruhr, nelle aree industriali di Manchester, Liverpool.
Da noi questa possibilità è una chimera.
Cosa ne pensa il deputato regionale Giorgio Pasqua del M5S che si batte da anni su ciò?
Il Piano bocciato dal TAR è stato prodotto da tecnici dell’Assessorato Territorio e Ambiente le cui capacità sono indiscutibili. La motivazione più rilevante per l’accoglimento del ricorso è fondata sulla inattendibilità dei dati di partenza e la non conformità della rete di rilevamento, fatto acclarato dalle considerazioni finali del Collegio che ha ritenuto opportuno sottolineare come sia preciso dovere della Regione procedere con solerzia ad adeguare la rete di rilevamento e aggiornare i dati secondo le previsioni normative.
Nulla di nuovo per lei, quindi?
Certo, da tempo denuncio l’insufficienza e inadeguatezza delle centraline del Programma di valutazione della qualità dell’aria. Sono spesso non funzionanti, il numero ridotto e la vetustà delle attrezzature rendono spesso inefficace il controllo ed ora è certificata l’insufficienza del Piano.
Quali le sue iniziative?
Abbiamo fatto approvare un disegno di legge in Assemblea Regionale Siciliana (legge regionale n.3 del 3 marzo 2020); in tale documento è disposto che vada installato e utilizzato ai fini istituzionali dall’ARPA un Sistema di monitoraggio in continuo delle emissioni.
Il Simage! Il Sistema Integrato di Monitoraggio Ambientale per la Gestione delle Emergenze che consente di scoprire chi, con cosa e da dove, sta inquinando.
Infatti, le centraline del Programma della qualità dell’aria non hanno praticamente mai tutelato appieno la salute dei nostri cittadini.
La sentenza del TAR potrebbe essere ribaltata?
Certo, dallo stesso Tar qualora il governo regionale volesse proporre ricorso, cosa che auspichiamo. In ogni caso, a seguito di questa sentenza, il governo Musumeci, che negli anni abbiamo sollecitato, non avrà più scuse per finanziare l’ammodernamento e l’implementazione di nuove centraline di rilevamento. Solo così si potrà produrre un Piano coerente e attendibile.
Ma se anche il Tar ha segnalato le tante criticità come si spiegano tutti i plausi per questa “vittoria” delle multinazionali?
Infatti, non vedo come alcuni uomini politici, confindustria e alcuni sindacati possano parlare di un problema occupazionale determinato dall’approvazione del Piano di Tutela della Qualità dell’Aria; personalmente lo vedo come un’opportunità. Le industrie dovranno adeguarsi alle norme, alle Best Available Technologies, lo dovranno fare per la tutela della salute delle persone e dovranno fare investimenti che daranno nuove opportunità occupazionali al territorio. Al contrario, evitare investimenti per migliorare gli impianti può comportare rischi maggiori per la salute e mancanza di lavoro.

Commenti recenti