La committenza del Seppellimento al Caravaggio: la risposta (forse) in quei fogli sottratti

“Ma chi è il vero proprietario de Il seppellimento di Santa Lucia del Caravaggio?” si è chiesto su facebook Ermanno Adorno. Già: chi ne può realmente rivendicare la proprietà?
Gli studiosi si dividono: “Il dipinto è nato su commissione del vescovo” scrive Giuseppe Maria Capodieci in Antichi monumenti di Siracusa.
Non è possibile, si replica: “Il vescovo fu in carica fino al 1604. Forse a dare l’incarico all’artista fu il vescovo palermitano Giuseppe Saladino la cui carica durò dal 1605 al 1611”. “No, il padre francescano Bonaventura Secusio di Caltagirone che allora faceva parte della diocesi di Siracusa”, sostiene Alvise Spadaro nei suoi scritti.
Queste le voci più ragguardevoli per chi assegna comunque la committenza a religiosi, in questo modo asserendo la proprietà della Chiesa e quindi ora del Fondo edifici di culto, Ministero dell’Interno, nel quale sono confluiti i beni e le rendite degli enti ecclesiastici soppressi con le leggi post unitarie.
Ma c’è anche l’altro fronte di chi invece lo considera un bene dello Stato da sempre perché a commissionare l’opera sarebbe stato il senato siracusano, o forse in prima persona il patrizio siracusano Vincenzo Mirabella, studioso di antichità che riferisce del suo incontro con Caravaggio a Siracusa nell’opera “Le antiche Siracuse”.
Ed è su questo fronte il siracusano Pino Di Silvestro, pittore, incisore e docente di letteratura tedesca, autore di vari saggi e romanzi tra cui un’opera particolarmente apprezzata su Caravaggio “La fuga, la sosta”. “Un romanzo di puntigliosa documentazione e di fervida invenzione, un forte romanzo di ombre e di luci caravaggesche” come scrisse Vincenzo Consolo.

E quindi, professore, un dipinto voluto dalle autorità laiche della città? In fondo un dato non messo in discussione neanche dalla parrocchia sul proprio sito web.

La chiesa di Santa Lucia è stata sempre considerata extra moenia proprio perché isolata rispetto alla restante parte di Siracusa. Costruita sopra quella normanna, ha subito nel tempo trasformazioni e continui abbandoni anche perché allora la zona era umida e malsana. Nella sua gestione si sono registrati vuoti temporali profondi e a dirigerla, a celebrare le funzioni religiose, si sono alternati vari ordini ecclesiali sempre con incarichi provvisori. Una chiesa povera. Varie le iniziative di restauro, anche intorno al 1608, quando Caravaggio arrivò a Siracusa, ma solo dieci anni dopo, all’arrivo in città dei Padri Francescani riformati, si presentò al Senato l’occasione di disporre in maniera definitiva di una comunità che si occupasse del sepolcro e che abitasse il convento ormai in disuso. Non credo che la chiesa avrebbe potuto sostenere le spese del dipinto, anche l’ordine francescano era notoriamente povero, ma certo non abbiamo documenti storici che ci possano aiutare.
Possiamo invece supporre con una certa fondatezza che abbia avuto un ruolo attivo il Mirabella, un personaggio non sufficientemente valorizzato dalla nostra città.
Studioso dai multiformi interessi, fece parte dell’Accademia dei Lincei di Roma dove conobbe Galileo Galilei con il quale mantenne contatti epistolari.
Grazie alle sue ampie conoscenze, alle sue relazioni fuori dallo stretto ambito cittadino, probabilmente conosceva Caravaggio prima del 1608 quando l’artista arrivò a Siracusa in fuga da Malta, accolto dall’amico Mario Minniti, pittore conosciuto durante gli anni trascorsi a Roma.
Fu lui, come egli stesso racconta, ad accompagnarlo a visitare i resti archeologici dell’antica Siracusa, l’occasione in cui durante la visita delle latomie, suggestionato dalle leggende sul tiranno Dionisio e dalla particolare acustica del luogo, Caravaggio definì la grotta artificiale Orecchio di Dionisio. Forse l’ambientazione del suo capolavoro.
Io mi sono convinto che sia stato proprio il Mirabella a proporre all’artista di dipingere Santa Lucia in occasione dei lavori in atto nella chiesa fuori le mura e a intervenire presso il senato cittadino per le spese. Ma potrebbe anche essere che sia stato lo stesso Mirabella a finanziare l’opera. Avrebbe potuto permetterselo. Un’ipotesi certo. Mirabella sapeva che Caravaggio avrebbe potuto accettare anche per ragioni affettive: la madre si chiamava Lucia, Fermo il padre … le ricorda qualcosa? Caravaggio, in quel momento così difficile per lui, nel dipingere la santa, sarà stato forse spinto da un’emozione, da un bisogno di protezione… un ritorno nell’utero materno.

Ipotesi, suggestive, vero, che nascono però da un lungo studio, mi risulta.

Ho trascorso più di un anno a visionare i documenti dell’epoca conservati nell’Archivio storico: avrò esaminato almeno ventimila pagine alla ricerca del contratto firmato da Caravaggio, ma non ce n’è traccia. Una stranezza però l’ho trovata e mi ha stupito: ero nel luogo deputato a conservare e proteggere la storia della città, di noi tutti e invece … Nel fascicolo che contiene notizie, informazioni, relative al 1608 alcune facciate, forse 6 o 8 non ricordo, mancano e si vede chiaramente che sono state rimosse con un taglierino. Come mai sono state sottratte? E come mai proprio dal fascicolo che riguarda quell’anno? Domande a cui non credo che avremo risposte.

Sì, purtroppo non sapremo mai chi e perché ha sottratto quelle pagine, né se c’è mai stata un’acquisizione formale della tela da parte della chiesa, semmai per dono di devozione. E resta così sospesa anche la domanda di Ermanno Adorno: se è vero che a commissionare il dipinto è stato un privato o il senato cittadino, come mai Il Seppellimento di Santa Lucia non appartiene al Comune di Siracusa?
Certo, se tale “mistero” fosse improvvisamente svelato e magari da ulteriori ricerche del Di Silvestro o del dinamico Adorno venisse fuori un nuovo proprietario, diverso dalla Chiesa e dal FEC, non vorremmo ritrovarci nel bel mezzo di una nuova querelle caravaggesca. O forse sì?

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