Il PD siracusano, su iniziativa del Prof. Adorno e del gruppo di lavoro interno su scuola, lavoro e formazione, Giovedì 21 Maggio scorso ha organizzato una videoconferenza a distanza su “La scuola che vorrei: sistema e programmazione per una ripartenza sicura e inclusiva”: un confronto tra le parti sociali della provincia di Siracusa, moderato da Simonetta Arnone, dirigente scolastico del CPIA di Siracusa, arricchito dai contributi molto interessanti del prof. Salvo Adorno, dell’On. Fausto Raciti del PD, del dott. Filippo Ciancio, nuovo Dirigente dell’Ufficio X dell’USR Sicilia, dell’avv. Pietro Coppa, vicesindaco e Assessore alle Politiche Scolastiche del Comune di Siracusa, della dott.ssa Antonella Fucile, Responsabile del Settore del Libero Consorzio Comunale di Siracusa, di Arianna Castronovo, studentessa e rappresentante dell’Unione degli Studenti di Siracusa, del dott. Francesco Iemmolo, direttore Provinciale C.I.R.S. e delle parti sindacali della provincia di Siracusa, rappresentate da Giovanni La Rosa per la FLCCGIL, Giovanni Migliore per la CISL Scuola e Mario Rubino, per l’UIL Scuola. Non sono mancati gli interventi del pubblico, numeroso e interessato.
Tutti gli attori chiave si sono trovati concordi su un punto fondante, e cioè che solo facendo sistema, rete, comunità si può affrontare non solo la fase emergenziale, ma la ripresa della scuola utilizzando nuovi modelli e inedite soluzioni percorribili.
Il dott. Ciancio ha confermato che l’organico provinciale del personale scolastico, docenti compresi, non subirà sostanziali variazioni per il prossimo anno scolastico, e questo di certo non favorisce la possibilità di un modello organizzativo che possa prevedere una maggiore presenza a scuola, magari tramite doppi turni per creare gruppi di studenti ridotti rispetto ai numeri per classe attualmente previsti, già comunque troppo alti in tempi normali (in media 28 alunni per classe, in aule che spesso potrebbero contenerne comunque poco più della metà), con l’obiettivo di rispettare il distanziamento sociale anche a scuola. Il Documento del Comitato Tecnico Scientifico del MIUR e il Protocollo di Intesa tra Croce Rossa, Protezione Civile e MIUR, ha aggiunto peraltro il dott. Ciancio, sono comunque protocolli importanti per attuare in conformità le misure di contenimento Covid19 nelle scuole in occasione dei prossimi Esami di Stato, contributi utili anche alla prossima riapertura delle scuole.
L’Assessore Coppa ha evidenziato l’esigenza di mettere in campo le risorse umane del nostro territorio in maniera funzionale perché il problema Covid19 possa essere affrontato nel migliore dei modi, vista la carenza di fondi: poco però si può fare se non ci sono investimenti adeguati da destinare alla necessaria rimodulazione dei trasporti e dei locali scolastici. E questo, ha aggiunto la dott.ssa Fucile con un appello rivolto anche all’Onorevole Raciti e condiviso dai più, potrebbe non bastare: ricordando la situazione drammatica in cui versano gli Enti Locali e mettendo in luce la necessità di un ingente investimento da parte dei decisori politici e di procedure di gara e appalti più flessibili e veloci, per quanto a poco più di tre mesi dall’inizio dell’a.s. 2020/2021 sia impossibile immaginare di portare a compimento interventi di tale portata, peraltro non ancora programmati a livello politico.
Di rilevante importanza in tal senso la ricerca prodotta dal Politecnico di Torino, che prospetta scuole aperte in una società protetta: di certo va evidenziata la diversa condizione di partenza nei vari territori del nostro Paese, ma non si può prescindere dall’esigenza di attuare una vera e propria rivoluzione copernicana sul tema scuola, metodologica e gestionale. Lo studio sostiene che la scuola ed i servizi educativi per la prima infanzia sono altrettanto cruciali delle attività produttive per la ripresa del Paese, ed è importante sottolineare al riguardo che il sistema educativo risponde a problemi di conciliazione famiglia-lavoro per i genitori, ma soprattutto ai diritti costituzionali dei bambini, ragazzi e adulti a ricevere un’istruzione e ad avere accesso alle risorse per il pieno sviluppo delle proprie capacità, esigenze e diritti che sono stati, forse inevitabilmente, compressi in queste settimane con conseguenze negative che hanno allargato le disuguaglianze sociali tra bambini; per questo è necessario prendere in considerazione, nelle fasi 2 e 3, sia il sistema scolastico dall’obbligo in su, sia il sistema educativo per la fascia 0-6 anni, che ormai fa parte a pieno titolo del sistema istruzione anche a livello normativo (cfr. D. Lgs.65/2017), considerato che per tutti i bambini, ma soprattutto per i più svantaggiati economicamente e socialmente, o con qualche disabilità, sono fondamentali le esperienze educative extra-familiari precoci.
Rispetto all’ambiente lavorativo di contesti aziendali, in cui la produttività e la tutela della salute devono essere perseguiti congiuntamente, la scuola presenta la peculiarità di avere quali obiettivi cardine: consentire la socializzazione e la stimolazione dello sviluppo cognitivo, relazionale, emotivo (soprattutto per i più piccoli), assicurare il successo formativo a tutti e a ciascuno (universalità del diritto costituzionale all’istruzione), erogare in modo efficiente ed efficace la Didattica, garantire Integrazione e Inclusione sociale, tutelare la salute di operatori scolastici e studenti. Sul piano metodologico, l’applicazione delle misure anti Covid19 alla scuola devono pertanto prevedere una fase di studio dei contesti di ogni territorio finalizzata ad
– identificare i destinatari: stakeholder interni (dirigenti scolastici, docenti, personale ATA, studenti etc.); stakeholder esterni (famiglie, operatori Asacom, operatori delle ditte appaltanti i servizi di ristorazione, dirigenti sindacali per le trattative di istituto e le assemblee dei lavoratori, fornitori, persone che transitano occasionalmente e a vario titolo, etc.)
– analizzare in modo approfondito il contesto interno (edilizia scolastica: proprietà, tipologia e stato immobili, dimensione aule, spazi esterni, palestre, aule magne, teatri, laboratori, refettori; organizzazione dei servizi amministrativi e didattici); organizzazione del lavoro docente, in classe e in attività obbligatorie funzionali all’insegnamento
– analizzare il contesto esterno: relazioni con enti locali, attori culturali, sociali ed economici del territorio, percorsi per le competenze trasversali e l’orientamento – PCTO, ex alternanza scuola lavoro, stage e visite aziendali, Erasmus etc.; relazioni con i fornitori dei servizi essenziali strumentali alla erogazione dei servizi, come, ad esempio, il trasporto pubblico
– analizzare esigenze, condizione e aspettative degli stakeholder interni ed esterni
– definire la mappatura di tutti processi scolastici (identificare per ciascun processo i rischi di contagio da COVID-19; analizzare per ogni rischio il relativo potenziale di danno conseguente, in termini sia di gravità che di probabilità che lo stesso si verifichi, identificare adeguate azioni preventive a fronte dei potenziali rischi).
Il lavoro di mappatura sull’attività scolastica necessita di un lavoro di regia, quindi, che non può prescindere dalle istituzioni scolastiche territoriali e regionali, insieme al coinvolgimento dei portatori di interessi, famiglie, lavoratrici lavoratori e loro rappresentanze: solo creando un patto territoriale efficace ed efficiente, supportato da una regia sapiente dei decisori politici, si potrà affrontare una fase così delicata della storia del nostro Paese, scuola compresa, naturalmente.
La studentessa Arianna Castronovo ha chiesto a vivavoce che la scuola diventi foriera di nuovi linguaggi e nuove metodologie anche e soprattutto in questa fase, abbandonando la logica trasmissiva, ancora più gravosa a distanza, e adottando nuove modalità di comunicazione e nuovi assetti nella configurazione dei ruoli, dando maggiore voce e potere decisionale agli studenti, portatori di cambiamento.
Il dott. Iemmolo ha puntualizzato un aspetto importante, punto di vista condiviso dalla scrivente: la Didattica a distanza penalizza i più fragili, e di questo si dovrà tenere conto. La DAD esclude o rende più complesso l’apprendimento per alcune categorie di studenti BES, con deficit di apprendimento e portatori di alcune disabilità, riduce in modo rilevante la frequenza degli studenti migranti, soprattutto adulti, iscritti nei percorsi di alfabetizzazione di Lingua italiana come Lingua 2, sia per motivi legati alla conoscenza della lingua e delle nuove tecnologie, sia per ragioni economiche che impediscono loro di fruire liberamente della connettività, è molto difficile da praticare per assenza di sussidi e per limitazione alla libertà personale per gli studenti detenuti, penalizza il percorso scolastico professionalizzante perché rende impossibile l’apprendimento delle competenze all’interno dei laboratori specialistici scolastici, mette a dura prova le famiglie, che non sempre dispongono di più sussidi e di connettività illimitata e sufficiente per le esigenze di tutti i componenti familiari, del tempo e delle competenze tecnologiche per sostenere i propri figli, senza considerare l’effetto economico devastante provocato della necessaria presenza di almeno uno dei genitori quando gli studenti, soprattutto i bambini, seguono (e dovranno seguire) le lezioni a distanza ed effettuare i relativi compiti tramite i dispositivi digitali.
Sono variabili di cui una futura programmazione dovrà tenere conto, così come l’esigenza di una formazione incisiva sulle nuove metodologie digitali per una classe insegnante che, anche per motivi anagrafici, non appare pronta come dovrebbe.
L’Onorevole Raciti nel suo intervento ha sottolineato che la scuola siciliana dovrà dare un ingente colpo di reni per rimettersi al passo e rispondere alle legittime istanze sociali, in questo drammatico frangente e non solo, e ha aggiunto che la politica dovrà prendere atto di questa emergenza che deve diventate anche un’esigenza di più ampio respiro, una prassi in tempi di normalizzazione, sia a livello regionale che nazionale.
I sindacati tutti, nei loro interventi, condividono l’esigenza di tenere conto della necessità di maggiori risorse destinate alla nostra scuola, sia umane che materiali, per affrontare questo difficile momento senza lasciare nessuno indietro: se per alcune scuole può essere possibile l’attuazione da settembre, come si prevede, della didattica mista, dunque in parte in presenza e in parte a distanza, che richiederà comunque ingenti risorse umane e sul piano degli stanziamenti per l’adeguamento almeno tecnologico di scuole e famiglie, dall’altro bisognerà ripensare ad una rimodulazione degli spazi e delle metodologie, soprattutto tenendo conto delle esigenze delle fasce più deboli (bambini, adulti analfabeti, disabili…).
Urge quindi riprogrammare tramite un patto territoriale che guardi alla scuola con attenzione, ripensandone insieme spazi e organizzazione, tenendo conto di tutte le variabili, supportato da un modello di contenimento del Covid19 davvero efficace a livello nazionale: investire sul modello “Testare, Tracciare e Trattare”, per esempio, al fine di considerare la scuola all’interno di un più ampio progetto sanitario rivolto all’intera popolazione e non generalizzare il pericolo, stimandolo sui dati provenienti dalla regione/provincia/città più colpita dal virus ma valutandolo in concreto sulle caratteristiche della specifica realtà territoriale, adattando pertanto le future misure sanitarie (ad esempio, chiusura scuole, lockdown, divieto di uscita dal Comune di residenza, etc.) alle caratteristiche del territorio per quanto riguarda il numero di contagi/decessi.
Di certo un’esperienza positiva, da ripetere, come condiviso da tutti i partecipanti: e perché questo incontro, proficuo per la comune visione di una progettualità efficace ed efficiente volta al confronto e all’ascolto, non rimanga un episodio isolato, i convenuti si sono dati appuntamento presto nel segno di un patto territoriale che possa divenire programmazione per una scuola in sicurezza, di qualità e inclusiva, sempre.

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