Sit-in dei Cobas Scuola davanti all’Ufficio Scolastico Provinciale in viale Tica, Siracusa, mercoledì 27 maggio alle ore 11 (con mascherina e distanziamento). E manifestazioni identiche in altri capoluoghi in tutta Italia, alcune già svolte.
La richiesta è chiara: tornare a scuola a settembre in sicurezza per una didattica “in presenza” diminuendo il numero di studenti per classe anche facendo interventi di edilizia scolastica se necessari (come sicuramente lo sono). L’osannata didattica a distanza viene messa in discussione e si chiedono nuove assunzioni di personale per fare fronte all’emergenza sanitaria.
“La chiusura delle scuole è stata uno degli elementi più impattanti fra le misure emergenziali sanitarie oggi in vigore – spiega il professore Lorenzo Perrona del Matteo Raeli di Noto -. Mentre il Governo cerca ora di far ripartire l’economia immettendo risorse, e facendola ritornare ai livelli di attività precedenti, la Ministra dell’Istruzione e i suoi consulenti ci dicono che il settore dell’istruzione, resiliente più che mai, ha fatto una bella scoperta, e che questa sarà mantenuta a regime: la didattica a distanza, perno della prossima “scuola ibrida”, come l’hanno già definita: meno a scuola e più sul territorio, cioè nelle biblioteche, nelle aziende, nelle palestre, nei campi, nelle parrocchie, nei musei, in viaggi di istruzione, ma soprattutto a casa, per chi ne ha una, possibilmente confortevole e tranquilla!.
Una visione di questo tipo potrebbe persino raccogliere il mio entusiasmo, ma a una condizione: che le scuole fossero rinforzate come istituzioni prestigiose, come edifici funzionanti, funzionali e confortevoli, come centri pubblici propulsori di saperi a livello cittadino e garanti dei diritti costituzionali. Ma temo che non si stia assolutamente parlando di questo. Buona parte degli edifici scolastici ha spesso problemi di agibilità e sicurezza: sono squallidi e imbrattati, come nel peggior stereotipo scolastico (burocrazia, noia, oppressione ecc.).
Soffermiamoci sull’edilizia scolastica – incalza Perrone – :l’ecobonus sta rilanciando il settore edilizio favorendo le famiglie, ma per l’edilizia scolastica non ci sono risorse. Eppure, quanto potrebbe beneficiare il settore di un piano edilizio scolastico in tutte le città? Ancora una volta, anche di fronte ad un’emergenza sanitaria che richiede il distanziamento, non ci sono risorse. Non è una novità.
Le politiche scolastiche italiane, di centrosinista e centrodestra allo stesso modo, da decenni hanno considerato la scuola una voce di spesa improduttiva: la voce di spesa fra le più basse d’Europa.
A fronte degli annunci sui media (sicurezza, distanziamento, no classi pollaio), gli atti concreti del Ministero rivelano che a settembre il numero di classi previsto sarà addirittura inferiore perché salteranno delle classi prime, dal momento che non sono previste ripetenze. Quindi addirittura riduzioni di classi e di organico. È di ieri la notizia che il concorso per l’immissione dei precari non si farà a luglio, e gli alunni vedranno a inizio d’anno scolastico un supplente che poi sarà sostituito dal vincitore di concorso, quando ci sarà… Ma la scuola è resiliente! si dice.
La celebrazione della DAD, su cui molto c’è da obiettare dal punto di vista pedagogico e formativo, offre la soluzione, innovativa, tecnologica ed economica per l’amministrazione, ma meno per le famiglie: le classi verranno divise, un gruppo in presenza e l’altro a distanza.
Questa sarà la scuola di settembre!”
E così i Cobas Scuola della Sicilia scendono in piazza mercoledì, a Siracusa, Palermo, Catania, per esprimere il dissenso di una gran parte dei lavoratori della scuola su politiche scolastiche che non mutano e che, secondo i comitati di base, sfruttano persino l’emergenza sanitaria per imporne la finalità ultima: lo smantellamento della scuola pubblica.
Il volantino della manifestazione
BASTA TAGLI ALLA FORMAZIONE DELLE CLASSI
Da diverso tempo la Ministra Azzolina pubblicamente si dice disposta ad eliminare le “classi pollaio”. Nell’attuale contesto emergenziale la situazione assume connotati ulteriormente preoccupanti, derivanti dalla necessità ineliminabile di quel “distanziamento” che è considerato l’unico presupposto sicuro per impedire il diffondersi del contagio da coronavirus.
Chiunque conosca le nostre scuole dovrebbe sapere che, nel migliore dei casi, l’ampiezza delle aule – per i nuovi edifici e per attività normali – è parametrata sullo standard massimo di 1,96mq per alunno/a (d.m. Lavori Pubblici del 18/12/1975) e per classi che erano al massimo di 25 alunni/e.
Sciaguratamente, abbiamo assistito nel tempo a un costante incremento del numero di alunni/e per classe, che oggi potrebbero arrivare fino a 31 (d.i. sugli organici per l’a.s. 2019/2020) mentre, ovviamente, le aule non sono state ampliate.
Ebbene, di fronte a questa situazione cosa ci sarebbe da fare? Se ci fosse un minimo di coerenza tra ciò che si dice e quel che si fa, non dovrebbe essere difficile capirlo: diminuire il numero di alunni/e per classe e reperire ulteriore personale e spazi per svolgere la didattica in presenza.
Invece, le scuole stanno ricevendo in questi giorni la comunicazione dagli Ambiti Territoriali (gli ex Provveditorato) avente per oggetto: definizione organico di diritto a.s. 2020/21 – allineamento dati alunni e classi, che nel linguaggio ministeriale significa: visto che non sono previste ripetenze avrete un numero di classi inferiore a quello che era stato previsto nella fase precedente alla pandemia.
Infatti, recitano queste comunicazioni: “tenuto conto che, in virtù del Decreto Legge n. 22 dell’8 aprile 2020, non sono previste ripetenze […] È altresì necessario che le SS.LL. modifichino il numero di classi da autorizzare per l’a.s. 2020-2021 in relazione alla consistenza numerica relativa agli alunni come rideterminata”.
E visto che la formazione delle classi avrebbe dovuto anche tenere conto della “serie storica dei tassi di non ammissione alla classe successiva” (art. 16, comma 1, lett. c. del d.P.R. n. 81/2009) risulta evidente – come per altro già minacciato dai Provveditorati attraverso canali diretti – che salteranno molte prime classi della scuola secondaria di I e II grado.
Quindi, invece di consentire la ripartenza della didattica in presenza a settembre con aule meno affollate il Ministero preferisce approfittare dell’occasione per ridurre classi e organici e, nel frattempo, carica su docenti e ATA tutte le difficoltà legate al recupero delle attività che in quest’anno scolastico non si sono potute svolgere per effetto dell’attuale sospensione.
Piuttosto che pensare soltanto a finanziare DaD e attrezzature digitali, costringendo docenti e famiglie a supplire a quanto il Ministero non vuole fare, è necessario:
- ridurre il numero di alunni/e per classe,
- incrementare l’organico docente e ATA
- avviare interventi urgenti di edilizia scolastica sia per ristrutturare l’esistente sia per reperire nuovi spazi.
LA SCUOLA, COME LA SANITÀ, DOPO ANNI DI TAGLI MILIARDARI, HA BISOGNO DI UN FINANZIAMENTO STRAORDINARIO
PRESIDIO DAVANTI AGLI UST DI CATANIA, PALERMO, SIRACUSA
MERCOLEDÌ 27 MAGGIO 2020 alle ore 11.00

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