Breve storia di un Project Financing. Il 9 marzo scorso la società Idrica srl presenta al Comune di Palazzolo Acreide un progetto per la sostituzione di 5985 Smart Meter che permetterebbero la lettura da remoto e in real time dei consumi idrici, per un piano di tredici anni ed una spesa complessiva di due milioni e mezzo di euro più iva.
Il progetto, approvato il 24 aprile dalla Giunta Comunale nonostante il parere negativo della Terza Commissione presieduta dalla consigliera Giulia Licitra, passa al Consiglio Comunale il 18 maggio, con un punto all’ordine del giorno inserito due giorni prima della seduta e che suscita subito le perplessità dei consiglieri di opposizione. E della cittadinanza.
Sono in tanti infatti a condividere sui social e a commentare positivamente il comunicato stampa del Forum Siciliano dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni che invita il sindaco a rinviare il punto all’odg, in quanto necessiterebbe di un’accurata campagna informativa e di un confronto pubblico. Per la prima volta a Palazzolo, sono in cento i cittadini che, fino alle due e trenta del mattino, seguono l’accesa discussione consiliare.
La richiesta di rinvio non viene approvata e il progetto viene a maggioranza inserito nel Documento Unico di Programmazione (DUP). Restano contrari i consiglieri di opposizione e Giulia Licitra, che rassegna le proprie dimissioni dalla maggioranza nelle ore immediatamente successive.
“Il Comune aveva tempo fino al 30 giugno per decidere – sostiene Licitra -. Perché tanta fretta? Se la velocità è normalmente auspicabile per l’efficienza della pubblica amministrazione, restano tuttavia tanti i nodi da sciogliere e i dubbi dei palazzolesi”.
È davvero così necessaria la sostituzione dei contatori? Ed è davvero così conveniente per Palazzolo Acreide la proposta di Idrica Srl?
“Per capire il problema – spiega l’assessore comunale alla Rigenerazione Urbana e alle Infrastrutture Sostenibili Riccardo Messina – dobbiamo partire da una direttiva europea del 2004, recepita dall’Italia nel 2007. Direttiva che obbliga le amministrazioni pubbliche ad adottare misuratori energetici rispondenti a determinate caratteristiche, nonché sottoposti periodicamente a verifiche metriche per garantire agli utenti una lettura reale. La scadenza ultima per adeguare i vecchi contatori alla normativa è settembre 2020. Noi dobbiamo adeguarci alla direttiva e fondi di bilancio purtroppo non ne abbiamo. Dovremmo fare un mutuo per affrontare questa spesa, ma andrebbe ad incidere sulla stessa bolletta. Unica soluzione è un progetto privato che finanzi l’opera”.
Non è d’accordo il Forum Regionale dei Movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni.
“In realtà – sottolinea Antonella Leto, portavoce del movimento – la scelta dell’amministrazione palazzolese potrebbe essere di intralcio ai passi previsti per la costituzione in tutto il territorio nazionale delle ATI (Assemblee Territoriali Idriche), che prevedono l’individuazione di un unico soggetto per ogni provincia che gestirà il servizio idrico integrato, dall’abduzione dell’acqua alla depurazione. Tutti i Comuni di ogni ambito provinciale hanno il compito fondamentale di individuare entro il 2021 il gestore unico a cui potranno essere attribuiti i fondi della programmazione europea 2021-2027. Soggetto che dovrebbe essere consortile, proprio per evitare che un diritto come l’acqua diventi esigibile da una sigla privata. Dopo il 2021 dunque tutto cambierà. Una nuova tariffa idrica non può essere fatta già oggi dai Comuni, perché non è compatibile con le nuove direttive. Qual è il senso di impegnare un Comune per una cifra così importante e per un tempo così lungo, esternalizzando una parte di un servizio che potrebbe rientrare negli investimenti pubblici del nuovo finanziamento?”
Non solo. I costi proposti da Idrica Srl sembrerebbero fuori mercato.
“Il problema – aggiunge Fabrizio Raso, presidente Sicilia e responsabile nazionale Acqua di Centro Consumatori Italia – non è sostituire o meno i contatori, ma sostituirli attraverso un progetto che si basi su un’adeguata analisi dei bisogni del paese. Il progetto di Idrica srl è un progetto faraonico e spropositato, che tutto fa tranne andare incontro alle reali esigenze della comunità palazzolese e abbattere i costi e che andrebbe bene per una città di mezzo milione di abitanti.
A che serve l’interfaccia due volte a settimana con gli utenti? Perché una control room di 8000 euro, per un paesino di sì e no novemila abitanti? E in piena emergenza Covid, quando avrebbe effettuato le necessarie rilevazioni sul territorio una ditta che risulta registrata a Roma?”
“Un soggetto politico – sottolinea Messina – non è tenuto ad entrare nel merito dei “numeri” di un progetto in questa fase, ma solo dopo la gara d’appalto. Tanto io quanto l’ufficio tecnico dobbiamo solo verificare se l’Istituto di credito ha validato l’importo. Se ciò avviene, per me l’importo è valido. Qualunque esso sia”.
Ma cos’è Idrica srl? La società, con sede legale in via Germanico 66 a Roma, amministratore unico Angela Daniela Grasso, annovera fra i soci Fiore Giuseppe, curiosamente residente allo stesso indirizzo della Grasso, e la srl Gecomi con sede a Priolo Gargallo, di cui risultano socio e consigliere delegato Fiore Alessandro e presidente del consiglio di amministratore Fiore Rosario. La ditta è stata costituita il 16 gennaio scorso.
“L’amministrazione palazzolese – asserisce Anna Bonforte, vice presidente Zero Waste Sicilia e membro del Forum – avrebbe dovuto essere a conoscenza della delibera ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione) n. 831 del settembre 2019, che sottolinea come, in riferimento al Codice Appalti, non possono partecipare alle procedure di affidamento di Project Financing né i soci, né i soggetti proponenti o promotori di raggruppamenti temporanei e all’uopo costituiti che non possiedano i requisiti economico finanziari e tecnico organizzativi necessari e minimi. Il progetto di Idrica srl non sarebbe mai dovuto arrivare sul tavolo della Giunta per il semplice fatto che la società proponente si è costituita nel gennaio del 2020 e non ha i requisiti e il know how richiesti. Perché proprio loro?”
“Il Codice Appalti – risponde l’ingegnere Messina – prevede per un appalto di servizio l’istituto dell’avvalimento, che consente anche ad un’impresa di nuova costituzione di partecipare ad una gara, avvalendosi delle competenze, delle capacità finanziarie, economiche, tecniche e materiali utili, che un’altra ditta le trasferisce. Sulla scelta di Idrica non c’è un perché. Sono stati loro a presentare il progetto ma sarà indetta una gara che non è detto che vincano”.
Al netto dei numeri e dell’azienda proponente, è un altro l’interrogativo che maggiormente preoccupa una parte non indifferente della popolazione: privatizzare l’erogazione del servizio equivale, di fatto, a privatizzare il servizio idrico? L’acqua, a Palazzolo, continuerà ad essere bene pubblico? La legge regionale 19, che garantisce un vitalizio di 50 litri procapite anche in caso di morosità, verrà rispettata?
“Come Ente pubblico – chiarisce l’ingegnere Messina – è normale che io debba garantire il minimo previsto dalla legge. È come sostituire un tratto di condotta: sostituire non significa privatizzare. Stiamo solo esternalizzando”.
“L’esternalizzazione del servizio – contesta Antonella Leto – è a tutti gli effetti una forma di privatizzazione. La grande vittoria referendaria sull’acqua come bene pubblico ha portato nel 2015 alla legge Regionale n. 19, che fornisce una precisa indicazione: la gestione del servizio idrico deve restare pubblica. La gestione del servizio idrico integrato va fatta senza finalità lucrative, in quanto bene indispensabile. La giunta di Palazzolo si è assunta una responsabilità politica ben precisa, affidando un segmento del servizio a un’azienda privata, consentendole in tal modo di ottenere un ricavato consistente. Perché avallare un aggravio di spesa che saranno i cittadini a pagare e non rivolgersi alla cassa depositi e prestiti, che è un Ente pubblico, con un notevole risparmio e con la garanzia che l’acqua possa rimanere pubblica?”
“Palazzolo Acreide – chiarisce il Sindaco del comune ibleo, Salvatore Gallo – ha una ricchezza immensa d’acqua che va difesa in tutti i modi. Ho firmato quella delibera perfettamente cosciente di quanto stessi facendo e convinto che si tratti di un progetto conveniente per il Comune. Noi stiamo cercando di efficientare un servizio e di economizzare poiché, purtroppo, non abbiamo fondi di alcun tipo e non possiamo appesantire le casse dell’Ente con un mutuo. Io me ne sto sereno e continuo a pagare i debiti pregressi. Gli utenti pagano, ma con una tariffa, conti alla mano, identica a prima. Se qualcuno mi dimostra che c’è una lesione dei diritti dei cittadini in questa tipologia di investimento, sarò il primo a dire: “avete ragione”. Se qualcuno mi convince che sto percorrendo una strada sbagliata si può sempre tornare indietro. Discutiamone”.

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