La Didattica a distanza dopo l’emergenza – Quando torneremo sui banchi di scuola cosa rimarrà dell’esperienza che abbiamo vissuto con la cosiddetta didattica a distanza?

È chiaro che il contatto diretto tra insegnanti e studenti non è surrogabile, perché è nella relazione che si sviluppa il rapporto educativo; eppure in questa relazione vi è una componente che implica la mediazione di “saperi” attorno ai quali si sviluppa un percorso che affianca alla formazione della persona la sua istruzione. Ed è su questo versante, legato propriamente all’istruzione degli studenti, che la scuola italiana registra risultati che in alcune aree del Paese, già svantaggiate sotto il profilo socio-economico, non sono considerati soddisfacenti.

Potremmo allora chiederci se questa esperienza della cosiddetta didattica a distanza (DAD) adottata nell’emergenza, possa suggerirci per il futuro qualche innovazione nella prassi didattica, da cui attendersi una ricaduta positiva sul livello di istruzione dei nostri studenti. Mi limito ad osservazioni che investono la scuola secondaria di secondo grado nella quale opero (per altri gradi dell’istruzione i ragionamenti da fare sarebbero ben diversi).

Si tratta soprattutto di sperimentare una nuova articolazione del “tempo scuola”. Provo ad elencare in ordine sparso alcune possibilità operative:

  • La possibilità di “spalmare” l’orario delle lezioni nell’arco dell’intera giornata, prevedendo un monte ore di attività didattica in presenza ridotto e integrato da un monte ore di attività online (tale distribuzione gioverebbe anche agli studenti pendolari, che sono spesso costretti ad orari non agevoli di partenza e di rientro nelle loro abitazioni, che incidono sul loro “rendimento” scolastico).
  • La possibilità di alternare piccoli gruppi che svolgono attività online con piccoli gruppi che operano in presenza, in relazione anche alla disponibilità degli spazi e della strumentazione disponibili (penso ad esempio alle postazioni di laboratorio, spesso inferiori al numero degli alunni iscritti in una classe).
  • La possibilità di svolgere attività didattiche online a classi aperte, con video lezioni affidate a docenti o esperti che possono trattare argomenti di studio previsti dalla varie programmazioni disciplinari, in modo da utilizzare al meglio le competenze di cui la scuola dispone (immagino ad esempio, tutti gli studenti delle quinte classi di un istituto che assistano a video lezioni su un autore o su un ‘opera letteraria, su un fenomeno storico o su un argomento di biologia, tenute da docenti che abbiano opportunamente preparato quell’argomento non solo per la propria ma per tutte le classi parallele).
  • La possibilità di svolgere online parte delle attività del cosiddetto “sportello alunni”, per il recupero anche individualizzato di alcune competenze disciplinari.
  • La possibilità di svolgere alcune attività di orientamento evitando faticosi e dispendiosi spostamenti e attingendo ad una serie maggiore di opportunità rispetto a quelle che il territorio in cui opera la scuola è nelle condizioni di offrire.
  • La possibilità di creare gruppi di studio tra pari, in cui gli studenti possano collaborare online tra loro anche per le attività di recupero.
  • La possibilità di potenziare la didattica personalizzata, attraverso l’utilizzo di piattaforme e-learning (come quella utilizzata in questa circostanza dall’istituto in cui insegno, che facilitano la restituzione degli elaborati prodotti dagli studenti, con correzioni e suggerimenti molto più frequenti e puntuali di quelli che si riesce a fornire in classe).

Ma vorrei anche richiamare l’attenzione su un altro aspetto che, a mio parere, gioca un ruolo fondamentale sul piano del rendimento scolastico dei nostri studenti. Esso non è direttamente collegato alla pratica della didattica a distanza, ma potrebbe esserne coinvolto se, come si è detto, entrasse in campo una diversa organizzazione del tempo-scuola. Mi riferisco all’aspetto che riguarda la verifica e la valutazione degli apprendimenti.

Sono convinto, non da oggi, che il modo in cui viene condotta la valutazione degli apprendimenti sia una componente che condiziona fortemente il rapporto insegnante-studente e influenza i processi motivazionali che presiedono alla acquisizione dei “saperi”.

È evidente che nella modalità “a distanza” le verifiche non possono essere condotte garantendo l’autonomia della prova e quindi la sua attendibilità. L’attendibilità di una prova, che abbia carattere sommativo o formativo, è un “ingrediente” essenziale nei processi motivazionali, che inducono lo studente ad affrontare con serietà lo studio di una disciplina. Non è ovviamente l’unico elemento che entra in gioco. La motivazione allo studio è un processo complesso, influenzato da diverse componenti, ma tra queste trova posto certamente (e in prima fila) l’attendibilità e la “serietà” della prova di verifica. Uno studente che nella prassi scolastica diffida della serietà della prova di verifica, sarà in molti casi spinto a sottovalutare la stessa disciplina.

È dunque opportuno che le prove di verifica che danno luogo ad una valutazione debbano essere svolte in presenza. 

Ora, l’adozione di un orario scolastico flessibile, praticabile con l’esercizio di una attività didattica “mista” (a distanza e in presenza) e la scomposizione del gruppo classe che essa renderebbe più facilmente attuabile, consentirebbe lo svolgimento di prove di verifica in grado di garantire un maggior livello di attendibilità delle stesse. L’essere impegnati in prove svolte in totale autonomia indurrebbe indirettamente gli studenti ad affrontare con maggior impegno la fase della preparazione alla prova (dunque, lo studio), sapendo che essa dovrà essere affrontata basandosi esclusivamente sugli apprendimenti acquisiti.

Ciò trasformerebbe radicalmente il rapporto insegnante-studente, perché indurrebbe quest’ultimo a considerare come proprio interesse quello di avere un insegnante preparato e non un insegnante compiacente o poco esigente. Se poi queste prove di verifica venissero svolte (soprattutto per le quarte e quinte classi) anch’esse a classi aperte con insegnanti diversi dal proprio, sul modello di quello adottato per le certificazioni nelle lingue straniere, il cambiamento sarebbe davvero radicale.

È chiaro che il processo di valutazione è qualcosa di più ampio e complesso rispetto alla semplice valutazione di una prova di verifica. Nella valutazione di un percorso scolastico si tiene conto di tante componenti, relative ad aspetti formativi che non sono sempre “oggettivabili” e necessitano di una conoscenza del contesto in cui opera lo studente, del suo percorso complessivo, delle sue attitudini e delle sue difficoltà. Ma qui entra in campo una riflessione più generale sulla scuola italiana e sulla formazione docenti.

Per il momento, almeno, si tratta di capire se possiamo trarre qualcosa di buono da questa esperienza della didattica a distanza, per migliorare il nostro lavoro, sin dal prossimo anno scolastico, che bussa alle porte. In questi mesi la distanza fisica tra studenti e insegnanti ha in diversi casi spinto questi ultimi a tentare di innovare la pratica dell’insegnamento, dando un maggiore spazio alla creatività didattica. In molti si sono interrogati sulle strategie che consentissero di coinvolgere “a distanza” gli studenti. Mi auguro che la riflessione prosegua e che questa occasione non vada sprecata, perché la scuola italiana necessita di innovazioni che non siano di facciata, come spesso è stato, ma diano maggiore qualità alla sua azione formativa.

Da leggere

“Solo contro tutti: la Cgil e le battaglie per Siracusa”

Intervista al segretario Cgil Franco Nardi: “Tra bioraffineria, Isab, futuro del depuratore, sanità e giovani …

COLLABORA CON NOI

SIRACUSA DIFFERENZIA

IL BAR SOTTO IL MARE

Migranti

homepage

Lavoro

I Diari della Quarantena

La Civetta in gabbia

La parola ai lettori

Articoli recenti

VIDEO

Commenti recenti