Presentata la relazione della commissione antimafia dell’ARS su 20 anni di gestione del ciclo rifiuti in Sicilia

Uno spaccato sul malaffare e sulle complicità diffuse presenti nei vari settori della vita pubblica isolana

 

Il documento evidenzia i percorsi che hanno segnato gli affari nella gestione dei rifiuti nell’isola e come questi affari abbiano condizionato la vita democratica di quei comuni in cui gli amministratori non si accodavano alle richieste dei gruppi affaristici.

Tra assessori che non sanno, dirigenti che non leggono, minacce di ricorsi milionari, lettere anonime e pressioni indebite si snoda un percorso perverso che, anche a causa di un sistema pieno di buchi, porta alla situazione di oggi che vede il territorio pieno di discariche governate in maniera promiscua da chi ha solo il profitto come stella polare.

Particolarmente inquietante si rivela il “modus operandi” di questi gruppi di affaristi spregiudicati, assistiti da legali non sempre estranei agli “affaire” che, maliziosamente, accennano, nell’interlocuzione con i decisori amministrativi e/o politici, a possibili risarcimenti milionari in caso di mancate concessioni o, peggio, imbastiscono strategie che utilizzano le lettere anonime come fonte di “notizie di presunto reato” per mettere in moto i meccanismi infernali della “giustizia” che spesso, dopo anni e notizie gridate su quella stampa in cerca di facili scoop, si concludono col nulla e nel silenzio.

L’obiettivo, spesso raggiunto, sarà stato quello mettere in croce sindaci ed amministratori che, se non collusi, si chiedono sempre di più se ne valga la pena e se non sia meglio affidarsi ai pareri di quei tecnici e/o consulenti che, in cambio di lucrose parcelle, non lesinano firme e supporti alle tesi sostenute da chi ha mezzi, contatti e capacità di orientare i vari “poteri forti” di questa guerra sotterranea.

In questo contesto, messo alla luce dalla commissione regionale d’inchiesta, un intero paragrafo del capitolo 5 è dedicato nello specifico alla discarica CISMA di Melilli.

Una vicenda che raccoglie in sé, come evidenzia la relazione, tutti gli elementi patogeni che hanno riguardato in questi anni il ciclo dei rifiuti in Sicilia: l’asservimento di segmenti della burocrazia regionale, la manipolazione delle procedure autorizzative, le interferenze del mondo politico, fino alle illegittime pressioni da parte di soggetti appartenenti all’Autorità Giudiziaria. Una vicenda ritenuta “tra i processi autorizzativi più discutibili” al punto da determinare gravi e significative conseguenze penali a carico dei protagonisti; una storia che racconta plasticamente anche i possibili punti di intersezione tra il ciclo dei rifiuti e la criminalità mafiosa.

Infatti, la D.D.A. di Catania per la relativa inchiesta si è mossa su due fronti: il primo è quello che riguardava la concessione di un’autorizzazione alla CISMA per “un impianto di trattamento del rifiuto indifferenziato e per la successiva stabilizzazione organica”.

Con un’ordinanza “contingibile e urgente” del presidente della Regione Crocetta venne concesso che una parte delle circa 6mila tonnellate di rifiuti solidi urbani prodotti giornalmente in Sicilia venissero conferiti, e successivamente abbancati, nella discarica di Melilli, autorizzata fino a quel momento soltanto per ricevere rifiuti speciali (Procedimento penale n. 2784/2017, cfr. sul punto sul punto la relazione del 30 ottobre 2019 trasmessa dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catania, a firma della dottoressa Raffaella Vinciguerra, con visto del Procuratore Capo). Ma attorno alla Cisma (già nel 2015 oggetto di interdittiva antimafia della Prefettura di Siracusa, poi sospesa dal Tar e infine ritirata) ruota anche l’inchiesta “Piramidi” su un “sistema perverso di connivenza e affari tra imprese controllate da Cosa nostra e funzionari pubblici infedeli”.

Le indagini hanno disvelato gli interessi di Cosa nostra etnea nel settore dei rifiuti, operato nel caso di specie, attraverso il sito industriale della società Cisma (situato a Melilli e servente quasi per la totalità l’indotto dei rifiuti proveniente dal polo petrolchimico ENI).

Il trattamento e lo smaltimento illecito, consentito grazie a provvedimenti emessi ad hoc da pubblici funzionari compiacenti e prezzolati, hanno comportato guadagni immensi e il rafforzarsi di relazioni in un’ottica di controllo criminale del territorio.

Il processo vede tra i suoi imputati anche due consulenti nominati dalla Procura di Siracusa, nei cui confronti la stessa Procura ha poi proceduto per il reato di corruzione, e per lo stesso fatto storico, ovvero la redazione di consulenze favorevole agli indagati, si è mossa anche la Procura di Messina.

Nel corso della richiesta di misura cautelare avanzata al Gip nel febbraio 2017 si chiedevano ed ottenevano anche le misure reali sia sui beni degli imprenditori che sull’impianto di smaltimento e rifiuti speciali CISMA, oggi sottoposto ad amministrazione giudiziaria.

La Commissione, nella sua indagine, si è proposta di ricostruire il rapporto malato tra CISMA e la Regione e riporta nella relazione quanto dichiarato dal giornalista Antonio Fraschilla che, in merito, si rivela illuminante: “Una discarica che era per rifiuti speciali e per inerti, la Cisma Ambiente di Melilli, viene autorizzata nell’arco di pochi giorni a poter accogliere rifiuti urbani. Si scoprirà poco dopo che, proprio su quella discarica, era in corso un’indagine da parte della D.D.A. di Catania che poi ha portato al coinvolgimento dei proprietari della discarica, la famiglia Paratore, sospettati dai P.M. di essere in qualche modo prestanome o vicini ai clan Santapaola. Però qual è la curiosità? È che nell’arco di pochi giorni la burocrazia regionale si era attivata per portare al governatore Crocetta un decreto che consentisse a quella discarica di poter accogliere, sull’onda dell’emergenza, i rifiuti urbani. Il 19 luglio arriva una domanda della Cisma alla Regione per poter ricevere rifiuti urbani, e il 22 luglio c’è il decreto firmato dal Governatore Crocetta”. Tre giorni: un record! Chiosa la relazione della commissione; velocità che è difficile attribuire alla solerzia e all’efficienza dei dipartimenti regionali.

Il caso CISMA, come detto, è piuttosto “un compendio delle sollecitazioni, le seduzioni, i suggerimenti, le mediazioni istituzionali, gli amichevoli suggerimenti o le minacce a cui si è stati capaci di ricorrere per ottenere che l’interesse, sia pur legittimo, del privato potesse sempre prevalere sull’interesse pubblico garantito da leggi e regolamenti”.

Particolarmente interessanti, per comprendere eventuali commistioni tra organi dello stato e gruppi affaristici, sono gli accadimenti verificatisi nella vicenda che riguarda lo scioglimento di alcuni comuni quando le operazioni di “verifica” amministrativa si accompagnano con tempistiche singolari alle determinazioni dei Comuni che rigettano richieste di ampliamento o di nuova localizzazione di discariche.

Dalle parole del Presidente della commissione antimafia dell’assemblea regionale siciliana Fava, emergono infatti particolari similitudini nello scioglimento del comune di Scicli e quello del comune di Pachino.

L’intervista può essere ascoltata collegandosi al link:

https://www.videomediterraneo.it/news/attualita/8204-da-mtg-delle-16-30-in-coll-skype-claudio-fava-presidente-commissione-antimafia-all-ars.html

che ciascuno può autonomamente valutare. Ascoltando il Presidente Fava per noi Augustani il pensiero va allo scioglimento del nostro comune e alla vicenda Oikoten nonché all’inchiesta “Mare rosso”. Due vicende che ci hanno riguardato da vicino e che si svilupparono precedentemente allo scioglimento del Consiglio comunale.

Come si ricorderà, sulla base di indagini svolte in seguito ad alcune lettere recapitate in Procura, alcuni amministratori del Comune di Augusta, segnatamente il Sindaco e l’avv. Perrotta furono sottoposti a giudizio per la vicenda Oikoten risoltasi, dopo anni, con la loro completa assoluzione. La vicenda “Mare Rosso”, invece, segnò la vita del cronista augustano Gianni D’Anna, costretto a peregrinazioni, negli anni, tra tribunali di vario livello con relative spese, solo per aver fatto una osservazione critica all’archiviazione di quel procedimento penale e che ha dovuto aspettare, post mortem, la sentenza assolutoria della Cassazione.

La vicenda si protrasse per molto tempo e portò l’ENI a decidere di liquidare transattivamente parcelle e risarcimenti che precedettero la chiusura del procedimento conclusosi con un nulla di fatto. Per restare nel nostro territorio, alla luce da quanto messo in evidenza dalla relazione e sul “modus operandi” di alcuni gruppi affaristici che girano attorno alla gestione dei rifiuti nonché agli attori che a vario titolo risultano sempre presenti, sembrerebbe più che opportuno, pur se allo stato degli atti le cose sembrano non connesse, che la DDA indaghi più a fondo sulla intera vicenda, ciò alla luce della sentenza assolutoria “perché il fatto non sussiste” del Sindaco Carrubba, sulle causali che portarono allo scioglimento il consiglio comunale di Augusta nonché sul ruolo dei soliti avvocati d’affari e dei vari protagonisti di questa brutta pagina della storia cittadina.

L’ex Sindaco di Vittoria, comune sciolto per mafia nel 2018, Giovanni Moscato così commenta: “Quello che abbiamo sempre detto su interessi occulti relativi allo scioglimento stanno venendo fuori. E sta venendo fuori l’assurdo ordinamento che regola gli scioglimenti dei Comuni. Una legge utilizzata spesso da un sistema malato … con uomini dello Stato in balia di questi poteri. Dalla relazione emerge che nessuno ricerca la verità sulle possibili infiltrazioni ma si è ricercato solo il modo per poter giungere al sovvertimento della democrazia, senza alcuna prova”.

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