I Diari della Quarantena. Tutti come in uno sceneggiato tv di cui si aspetta l’ultima puntata, di cui non si conosce la fine

 

In questi giorni guardo tantissima televisione. Nessuna particolare selezione di film o serie. Guardo di tutto: telegiornali, approfondimenti, film improbabili di una stupidità incredibile o film serissimi, o impegnati o di quelli che pensi “sarà un ottimo film” o, “ma ne hanno parlato tantissimo”, o “ah me lo avevano segnalato” e pensi “mah…”

Non credo nel tempo ritrovato, nel tempo sospeso, nel tempo per fare, creare nuove possibilità, penso piuttosto a questo tempo che sta passando così.

Davanti alla televisione, davanti al pc per lavorare, davanti al cellulare per scambiare qualche parola, per potersi almeno “vedere” un po’, e poi di nuovo al pc per fare un po’ di sport illudendoti che stai facendo ancora qualcosa per il tuo fisico che ormai è accartocciato su se stesso, la schiena e le braccia sempre doloranti, i muscoli che bruciano la sera e anche nel letto, il fisico non riesce a distendersi, a liberarsi da tutto quello che si accumula durante la giornata.

Immagini su immagini, voci ad intermittenza che arrivano dopo secondi, che si accavallano.

Invece se guardi la tv ti riconcili con tutto e tutti. Lì tutto è uguale. Ripropongono le stesse serie come da anni, gli approfondimenti e i dibattiti politici sembra parlino delle stesse cosa come da anni. Poco importa se siamo nel pieno di una pandemia che oggi va meglio, che domani non si sa, che ieri era stabile. Stesse modalità, stesse facce, stessa arroganza, stessa incompletezza.

Eppure è rassicurante, ti fa credere che fuori non sia successo niente di nuovo.

Del resto cosa c’è di nuovo? Fai lo stesso lavoro in un altro modo, ma è sempre quello, cucini, apparecchi, sparecchi la tavola, fai il bucato, stendi il bucato, ritiri il bucato.

Leggi, magari scrivi qualcosa. Ma tutte queste cose le facevi anche prima? E allora, cosa c’è di nuovo in tutto questo?

Tutto questo sentirsi uniti, essere nella stessa barca, la solidarietà stanno là, in tv, sul pc.

Ma tu non sei in tv, non sei lì a postare la tua giornata, a raccontare il tuo dolore o la tua azione solidale, tu sei chiusa dentro casa a cercare di non pensare al domani, a tenere in piedi la normalità più banale di cui possiamo parlare, cioè le nostre vite quotidiane, che adesso sei costretta ad osservare minuto per minuto, che sembrano scorrerti davanti come uno sceneggiato.

Le figlie ribelli e scontente e insofferenti che stancamente studiano, ripetono, oppure le figlie che sono contente, allegre e con entusiasmo ripetono una lezione o commentano qualcosa.

Tutto come prima. Continua esattamente ad essere la stessa vita, solo che è dentro casa, dentro una scatola, come dentro ad uno schermo e tu, e loro e la famiglia e gli amici e i parenti sono dentro altre scatole e la tua e la loro vita scorre, sì come dentro ad uno sceneggiato tv di cui si aspetta l’ultima puntata e di cui non si conosce la fine

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