Intervistiamo il nostro collaboratore professore Concetto Rossitto, componente di Siracusa Resiliente, associazione da tempo impegnata su problematiche economico-finanziarie.
Si sente ripetere che nulla sarà più come prima e che sta per iniziare una nuova era d.c. (dopo il coronavirus)? C’è da crederci?
No. Non riesco a crederci ma lo spero vivamente. Mi auguro che questa drammatica esperienza non sia messa nel dimenticatoio e serva a promuovere processi di trasformazione necessari, che sino a ieri venivano totalmente ignorati. Alcuni, anzi, non sono ancora emersi nelle coscienze neanche oggi.
Puoi elencare alcuni di questi processi di trasformazione necessari?
Superamento della perversa logica dell’austerità, che ha imposto tagli alla sanità, alla scuola, alla giustizia, alla sicurezza, alla ricerca… Strettamente collegata a questa trasformazione è anche la necessità di reperire risorse adeguate. E questo reperimento, per essere efficace, comporta la necessità di riforme istituzionali che moltissimi, prigionieri nella gabbia del presente, non riescono ad immaginare o non osano ipotizzare…
Alt. Una cosa per volta. Risorse a sufficienza per superare la logica dell’austerità. Come reperirle? Non si trovano sulle spiagge come le conchiglie! E noi dobbiamo fare i conti con un debito enorme.
Forse molte risorse ci sono già, ma si trovano nei posti sbagliati. E non sono disponibili lì dove servono. E inoltre se ne possono creare di altre; e di fatto se ne creano tante, a costo zero; ma il sistema di emissione attuale non le rende disponibili.
Puoi chiarire?
Certo. Un rapido cenno a quelle già esistenti. In Italia c’è una ricchezza privata che, da stime diverse, andrebbe da 4.290 a 9.743 miliardi. Dunque ci sono somme ingenti, molte delle quali scioccamente investite in speculazioni finanziarie: si tratta di risorse affidate al mercato speculativo e sottratte all’economia reale. Esse producono solo ricchezza privata ma spesso solo nominale. E aleatoria. Si tratta di risorse convertite in fiches puntate sulla roulette del turbocapitalismo. In caso di catastrofe il loro valore può anche azzerarsi. Volatilizzarsi! Se dovesse esserci un crollo come quello del ’29 (con una conseguente corsa agli sportelli per ottenere la restituzione dei capitali investiti), non ci sarebbe la possibilità di monetizzare quei valori, cioè di averne la restituzione in moneta contante. Bisognerebbe forse incoraggiare un rientro graduale di tali risorse verso l’economia reale. Senza scatenare il panico.
E come?
Visto che non c’è stato il coraggio o il buon senso di ripristinare la separazione introdotta nel ’33 fra banche di affari/investimenti e banche di credito/risparmio, forse gli stati (a partire dal nostro) potrebbero prospettare agli istituti bancari una disponibilità a prestar loro eventuale aiuto (anche in deroga a divieti comunitari che valgono solo finché non vengono ignorati, come è accaduto e sta accadendo) solo a condizione che si limitino ad erogare prestiti a clienti e ad imprenditori locali nonché a detenere e collocare titoli di debito pubblico. Questo aiuterebbe ad internalizzare (ad attirare in mani di italiani) quel terzo di debito pubblico oggi detenuto da investitori stranieri. E a metterci al riparo da manovre speculative a suon di spread.
Basterebbe questa suasoria…?
Da sola probabilmente no. Ma si potrebbe anche rinazionalizzare interamente CDP (e, di riflesso, Poste Italiane, S.p.A. controllata, pro quota, anche dal MEF e ad altri soci minori), oggi parzialmente privatizzata, per restituirla al suo ruolo originario (di prestatore di finanziamenti agevolati ad Enti Locali) e per farne la cassaforte principale di titoli del debito italiano già emessi. Si otterrebbero due obiettivi: internalizzazione del debito e canalizzazione dei risparmi degli italiani verso il finanziamento di Comuni e di imprese locali, ovvero verso l’economia reale, che dà lavoro in Italia. E si potrebbe procedere nazionalizzando anche bankitalia; il che non servirebbe solo ad avviare controlli più efficaci… Ma su questo dirò poi.
Queste strategie servirebbero a rendere disponibili risorse già esistenti. E quelle da creare?
Si creano! Chiamasi emissione monetaria. Dobbiamo dire grazie al sig. Draghi per aver creato moneta in gran quantità col suo Q.E. e per aver messo al sicuro parte del debito pubblico, comprandolo con tale moneta e sottraendolo alla speculazione finanziaria dei mercati, ma…
Ma?
Ma gran parte di quella moneta creata col Q.E. non è finita nel circuito dell’economia reale. È rimasta nelle banche, che spesso preferiscono partecipare all’orgia della finanza speculativa, poiché sono anche banche di affari o perché hanno relazioni di cointeresse, a vario titolo, con fondi di investimento. Bisognerebbe ovviare. Nel modo detto prima per le banche che vogliano tornare ad operare localmente, al servizio del risparmio e dell’economia territoriale, come fa Banca Etica; e… anche tramite una riforma istituzionale della BCE e una modifica radicale del sistema di emissione.
Cioè?
Basterebbe che ogni stato dell’eurozona nazionalizzasse la “propria” banca centrale nazionale, che attualmente non è propriamente nazionale ma privata, in quanto posseduta da banche private (che dovrebbero essere da essa controllate, mentre non lo sono efficacemente per un evidente conflitto di interessi). Ne deriverebbe che anche la BCE (posseduta, in quote, dalle banche centrali nazionali) risulterebbe pubblica e diventerebbe di proprietà (pro quota) degli stati dell’eurozona. Manterrebbe la sua autonomia (senza dover sottostare ad ordini delle maggioranze politiche di turno) ma non l’attuale sovranità rispetto agli stati; avrebbe come regole non solo quella di emettere moneta in quantità tale da mantenere l’inflazione prossima al 2% ma anche l’altra di contribuire, con scelte monetarie, all’obiettivo della massima occupazione. Questa seconda finalità è oggi valida solo per la FED ma non per l’attuale BCE. Conseguenza ancor più rilevante: l’immissione della moneta in circolazione avverrebbe secondo un percorso nuovo e non contribuirebbe più ad indebitare gli stati.
Come? Vuoi spiegare, per favore?
A normativa vigente, la moneta di nuova creazione viene prestata alle banche e solo alle banche. Sino a qualche anno fa a tasso irrisorio. Oggi a tasso zero. E in qualche caso persino a tasso negativo. Ma le banche la prestano poi a privati e persino agli stati a tasso di mercato. Aggiungendo anche (nei confronti dei paesi che hanno la “colpa” di essere più indebitati) il sovrattasso dello spread. Lucrano parassitariamente! È vietato, a normativa vigente, il prestito diretto (a tasso zero) da BCE a stati. E tutto ciò mentre la moneta emessa trae il suo valore esclusivamente dalla legge degli stati. L’euro (come in passato anche la lira) è una moneta a corso legale o forzoso. Che gli stati debbano prendere in prestito, ad interesse di mercato, quella moneta a cui danno valore con le loro leggi e che invece dovrebbero farsi consegnare (o farsi “prestare” a tasso zero) dall’istituto di emissione… è una scelta insensata, irragionevole, autolesionistica ed intollerabile.
Non basterebbe tornare ad una situazione come quella anteriore al famoso “divorzio” del 1981 tra banca di emissione e Tesoro?
Sarebbe meglio di adesso. Ma sarebbe ancor meglio avere un Istituto Centrale di Emissione autonomo ma posseduto dagli Stati dell’eurozona.
Ma allora dai ragione ai signoraggisti sovranisti…
No. I sovranisti di oggi (alla Salvini) chiedono l’uscita dall’euro e il ritorno a monete nazionali. Oggi tornare alla lira significherebbe avere una moneta meno forte e pur sempre emessa in modo tale da indebitare lo stato italiano. Cambiare lo statuto della BCE (rendendola Istituto Centrale di Emissione pubblico, realmente pubblico e interstatale o comunitario) non significa affatto seguire la logica sovranista o nazionalista. Io non stimo i sovranisti di oggi. E su vari temi non do affatto ragione neanche ai signoraggisti storici.
Su quali temi, ad esempio, ne prendi le distanze?
Essi si ingannavano quando favoleggiavano di introiti ingenti, lucrati direttamente dall’istituto di emissione (la famosa differenza tra costo della banconota e suo valore legale). La BCE non introita somme ingenti da signoraggio; bilancia titoli debitori (le monete emesse) con titoli creditori (le carte con cui le banche si “indebitano” fittiziamente per la moneta ottenuta “in prestito”… per sempre e a tasso zero. Questa procedura ingrassa il sistema bancario, non il suo vertice, che è l’istituto di emissione. Ma gli interessi di mercato che lo stato e i cittadini devono pagare sono reali. Lo stato contrae debito reale, da restituire con gli interessi. L’Italia ha già pagato di soli interessi, nel corso degli anni, una somma superiore all’ammontare attuale del debito pubblico. Attualmente paghiamo circa 70 miliardi l’anno di soli interessi sul debito pubblico. E sono proprio questi interessi che fanno crescere il debito, anche se riusciamo ad avere un avanzo primario, come è stato per circa cinque lustri.
Altra bufala dei signoraggisti era l’affermazione che lo stato potesse stampare moneta a iosa senza determinare inflazione. Io non l’ho mai pensato. Per questo sostengo che l’Istituto Centrale di Emissione (che dovrebbe prendere il posto dell’attuale BCE) dovrebbe godere di una assoluta autonomia nel decidere l’entità della massa monetaria da emettere, nel rispetto delle funzioni ad esso attribuite. E dell’interesse pubblico!
I signoraggisti, inoltre, solitamente gridavano al complotto. Io, al contrario, penso che non si debba parlare di complotto, visto che il sistema di monetazione vigente è consacrato da leggi e norme statutarie che non sono state prodotte nell’ombra ma che sono sotto gli occhi di tutti. Basterebbero alcune riforme significative… Riforme, non colpi di mano. Non avventure sconsiderate… In sintesi, per chiudere questo argomento, non do ragione ai signoraggisti esagitati. Men che meno allo sfascista Salvini. Riconosco però a persone come Auriti e Tarquini il merito di aver segnalato all’attenzione pubblica (purtroppo, inutilmente) una irrazionalità incontestabile. Che è ancora in attesa di correzione.
Ma cambiare il sistema di emissione sarebbe quasi una rivoluzione copernicana. Non credi?
Sì. Sarebbe un cambiamento di paradigma. Faccio però notare che la legislazione vigente è stata prodotta dagli uomini ed è, dunque, riformabile. Non si tratta di leggi di natura come quella della gravitazione universale. La politica dovrebbe avere più consapevolezza e più coraggio. Oggi la diffusione del coronavirus impone la necessità di scelte coraggiose per rendere utilizzabili nel miglior modo le risorse esistenti e per reperirne di nuove senza indebitare ulteriormente gli stati. E senza capitolare di fronte alle condizioni proibitive che verrebbero imposte in caso di incauto ricorso al MES. Condizioni che non possono e non devono essere accettate.
Però anche il ricorso al MES, a condizioni meno stringenti, potrebbe fornire risorse utili. Non credi?
Se prevalesse una logica di solidarietà, le risorse accantonate per il MES potrebbero essere oggi offerte incondizionatamente agli stati che ne hanno più bisogno. Ma poiché non c’è alcuna solidarietà, di fatto, fra gli stati europei, l’alternativa che potrà risultare più condivisa sarà quella di restituire a ciascuno stato la quota da esso versata al MES. E farla finita con l’ipocrisia di quel Meccanismo. Faccio notare che anche la restituzione delle quote del MES non sarà sufficiente a consentire agli stati di fronteggiare la crisi economica ingravescente a causa della diffusione del contagio e del blocco di molte attività umane. Pertanto, bisognerà puntare sul reperimento di altre risorse, evitando un ulteriore indebitamento. Dunque, non è più il caso di continuare a negare l’esistenza di un problema legato ad una monetazione o ad una emissione irrazionale. Questo negazionismo è autolesionistico.
Indubbiamente il contagio in corso sta avendo riflessi notevoli sulle scelte economiche. Per esempio, si mira a chiudere un occhio sui limiti dell’indebitamento statale. Non credi che basti questo? È proprio necessario cancellare la regola del 3% e poi anche puntare su un nuovo sistema di emissione?
Sì, è necessario. Nell’anno zero del coronavirus cade il tabù del pareggio di bilancio. E noi lo abbiamo inserito come obbligo in Costituzione! Altri stati non hanno commesso quell’errore.
Chi ci rimprovererà per il mancato pareggio di bilancio, se i nostri partner saranno i primi ad ignorare quell’obbligo? Potremo disattenderlo anche noi. È proprio necessario cancellarlo dalla Costituzione?
Sì. E non da oggi ma da… ieri. Intendiamoci: non è che io voglia affermare che dobbiamo puntare ad accrescere ulteriormente e senza limiti il nostro ingente debito pubblico. All’infinito! Dico solo che non dobbiamo legarci le mani o precluderci la possibilità di manovre espansive all’occorrenza. Dobbiamo poter fare ulteriore debito, oggi, se sarà necessario. Legittimamente. Senza trasgredire alcuna norma. E non per gentile concessione di qualcuno che debba chiudere un occhio. Ma dobbiamo anche cercare di rendere innocuo il nostro debito, internalizzandolo, ossia sottraendolo agli speculatori che possono puntare su manovre offensive a suon di spread per spennarci ulteriormente e per condizionare le nostre scelte di bilancio. Inoltre sostengo che una politica espansiva non debba essere concepita solo entro un quadro normativo che preveda il reperimento di risorse solo a debito. Pertanto dovremo riformare anche l’attuale sistema irrazionale di emissione, che è la prima concausa dell’indebitamento. Successivamente si potrà attuare un’altra strategia per la riduzione del debito pregresso. Essa è accennata tra le Otto Proposte di Siracusa Resiliente.

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