Ho io la soluzione per il covid-19 e non è il vaccino!

 

Vorrei condividere con voi un breve spunto di riflessione su questo periodo concitato che sta influenzando le nostre vite partendo da due brevi osservazioni.

Secondo una celebre citazione di Umberto Eco “Internet ha dato lo stesso diritto di parola agli imbecilli e ai premi Nobel”;

Le ricerche sociologiche propedeutiche all’avvio dell’ambulatorio di medicina narrativa di Firenze hanno dimostrato che un medico tende ad interrompere un paziente appena 18 secondi dopo l’inizio della visita.

Scartando ovviamente le attenuanti generiche dovute alla forse rimpianta vita frenetica, come le telefonate continue o l’irruzione di un collaboratore di studio, è innegabile come la comunicazione Medico-Paziente sia uno dei problemi della Medicina contemporanea, magari non al pari del continuo taglio del Servizio Sanitario Nazionale e dei posti letto, l’aziendalizzazione, il federalismo spinto e chi più ne ha più ne metta.

Soffermiamoci un momento sulle due osservazioni iniziali e su questo problema della comunicazione e immaginiamo un sondaggio al grande pubblico che chieda le indicazioni sull’uso appropriato di mascherine, tamponi, test sierologici e nuove cure sperimentali. Non oso immaginare cosa ne possa venire fuori, o forse sì, a giudicare dai commenti delle persone a me vicine, per non dire i commenti alle dirette social del nostro Sindaco, magistralmente ripresi da Archimete Pitacorico.

E’ indubbio che, sebbene la Medicina non sia una scienza esatta e 2+2 non faccia sempre quattro, gli scienziati, i medici e i ricercatori dovrebbero affinare le tecniche comunicative, oltre che cercare di trovare un accordo, per quanto possibile, e non tentare di primeggiare. I social e i giornalisti dovrebbero rilanciare e diffondere le notizie prima verificate e provenienti dalle fonti ufficiali, cercando di limitare le fughe in avanti di chi cerca visibilità, invece che creare false illusioni. D’altronde questa epidemia ci sta insegnando tantissimo su questo aspetto: da sperimentazioni autorizzate a partire da video fake girati su Facebook in Giappone, ad Anestesisti e Rianimatori che disquisiscono di test sierologici (mentre fino all’altro ieri, come diceva il mio compianto professore di Microbiologia, il professor Campa, uno che teneva 120 studentelli sull’attenti senza proiettare una diapositiva, “lo specialista dell’unghia del mignolo sinistro non si pronunciava sull’unghia del mignolo destro”), a “nuove” cure promettenti che girano sui social o sul Corriere dello Sport (?).

Io, nel mio piccolo, ho scelto la Medicina Generale per potermi occupare un po’ di tutto, ma soprattutto per puntare tutto sulla prevenzione e l’educazione civica e sociale. Sarò un inguaribile sognatore utopista? Per fare questo tento di seguire l’approccio suggerito dagli esperti di Firenze, forse perché sono stato un paziente prima di essere un medico, ma non vi nego che la mia attenzione cala bruscamente quando sento qualcuno pronunciare il fatidico: la soluzione ce l’ho io!

Sebbene gran parte degli Italiani rimpiangano l’uomo forte al comando, il tutto e subito, il vivere nell’emergenza costante senza prevenire e programmare per tempo, io decisamente no.

Perché altrimenti vinceremmo questa battaglia e perderemmo la guerra, dato che della pandemia si parla in termini bellici.

D’altronde la soluzione è già sotto gli occhi di tutto: distanziamento sociale (per non starnutire o tossire in faccia alle persone) e lavare le mani spesso, evitando di mettere le nostre mani sporche a contatto con le mucose. E’ così difficile?

PS Nella speranza che i miei colleghi, i nuovi eroi, quelli che si meritavano denunce e, perché no, punizioni corporali al primo errore, non pensino soltanto a bizantinismi, beghe sindacali e burocrazia, ma anche a come curare i pazienti nella disorganizzazione generale e tornare protagonisti proprio in questa fase critica.

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