CASA MONTEFORTE: NOMINATO UN AVVOCATO “ESTERNO”

Anche sul presente sembra difficile ripristinare la legalità! Gentile (assessore): “Un impegno restituirla alla città”

 

Casa Monteforte: una delle grandi questioni irrisolte a Siracusa. Ma se appare difficile (sebbene non impossibile) tornare indietro nel tempo e capire perché dei due immobili, due palazzi lasciati in eredità alla città dalla nobildonna Maria, uno, quello del civico 20, si sia ridotto a tre piccole unità immobiliari, non dovrebbe invece essere complicato fare chiarezza su quello che ancora accade dietro la facciata di via Picherali.

Dal sopralluogo del luglio scorso, sollecitato da questo giornale e da Casa Rossa Siracusa, eseguito da tecnici comunali e dall’assessore Rita Gentile, è risultato che qualcuno stava effettuando lavori abusivi, privi di autorizzazione. Ci sarebbe stata una prima segnalazione in Procura, non sappiamo in verità come e da chi formulata; un magistrato avrebbe prima sequestrato e poi dissequestrato l’immobile ma non è chiaro perché; finalmente – apprendiamo ora – è stato dato incarico a un legale esterno per seguire la vicenda, data l’inerzia dell’ufficio legale del Comune.

Ma la storia non si fa né con i se né con i condizionali e a questo punto, non essendo chiaro neanche se le tre famose unità immobiliari sono state tutt’e tre sottratte alle grinfie del solito profittatore di turno, non rimane forse che un accesso agli atti, e poi quello che ne conseguirà.

Intanto abbiamo intervistato l’assessore Rita Gentile per cercare di capire cosa è successo e quale sia lo status quo.

A luglio dello scorso anno, a seguito di un sopralluogo in via Picherali, sono stati riscontrati alcuni lavori abusivi nella parte di casa Monteforte appartenente un tempo al fratello della nobildonna Maria, Ignazio. Cosa si è trovato? Esattamente, dove si stavano eseguendo i lavori?

Nel corso dell’intervento, mentre non si è riscontrata alcuna irregolarità nell’edificio sito al numero 12 di via Picherali e ai relativi bassi di pertinenza dello stesso, al n° 20, ove sono ubicate tre piccole unità abitative facenti parte del lascito, si è constatata la presenza di terzi che lasciava ipotizzare una possibile appropriazione indebita dei beni. L’ufficio patrimonio, titolare del procedimento, ha ritenuto necessario, prima di adire le vie legali, avviare un minuzioso lavoro di disamina delle singole particelle catastali riportate nella copiosa documentazione agli atti proveniente dall’ex ECA, Ente Comunale Assistenza, e oggi presente, in seguito al suo scioglimento quale ente soppresso, presso l’ufficio patrimonio del Comune.

Al termine di questa indagine si è avuta una piena conferma delle parti di proprietà del Comune ricadenti al numero 20 e si è proceduto attraverso una relazione ad investire della questione l’ufficio legale. L’assenza, per motivi di salute, dell’unico avvocato in carico all’ufficio legale, non ha poi permesso di avviare celermente il procedimento e ciò ha indotto l’Amministrazione Comunale a dare recentemente un incarico ad un avvocato esterno finalizzato al recupero del pieno possesso dei beni.

Non Le chiedo un commento sulla situazione dell’ufficio legale ma lasci dire a me che si tratta di un fatto gravissimo se questo non consente il ripristino della legalità in questo caso come in tanti altri che riguardano la città. Le risulta invece che una parte del palazzo di Ignazio sia stata ristrutturata e venduta? Quale parte? Si è verificato se non vi siano state nel tempo altre occupazioni abusive con ampliamento di locali in particolare al piano terra? Tutto il civico 20, secondo le disposizioni testamentarie, dovrebbe far parte dell’eredità lasciata al Comune. Controllando atti risalenti nel tempo, compravendite e altro, sarebbe probabilmente possibile capire quanto (e se) negli anni, sin dal ’69, anno della morte della Monteforte, sia stato sottratto al Comune. L’amministrazione intende fare questa verifica?

Nel testamento olografo redatto nel ‘69 è riportata la volontà della Monteforte di donare al Comune di Siracusa l’immobile sito al numero 12 con i relativi bassi e l’immobile sito al n°20, ricevuto a sua volta in eredità dal fratello Ignazio, dopo la sua morte.

Dagli atti rileviamo, dopo qualche mese dalla morte della Monteforte, l’accettazione del lascito da parte del commissario prefettizio che riporta nel dettaglio le particelle donate ed anche l’inventario degli immobili redatto dall’ufficio ECA finalizzato alla presa in carico del bene. Per ciò che attiene all’immobile sito al numero 20 ritroviamo le particelle e la descrizione di solo tre piccole unità abitative. Quindi, il Comune di Siracusa risponde a pieno titolo delle parti che sono state all’epoca accettate come lascito dal commissario prefettizio e che oggi, dopo lo scioglimento dell’ex ECA, rientrano nel patrimonio della città.

Ciò detto va, comunque, rilevata l’incongruenza di quanto citato nel testamento dal donatore rispetto a quanto fu poi preso in carico dalle autorità competenti quale lascito testamentario. Posso solo dire a tal proposito che agli atti in nostro possesso non risultano approfondimenti in merito a quest’aspetto da parte dei protagonisti dell’epoca.

Il destino di Casa Monteforte sembra essere solo di abbandono e degrado. Anche l’Amministrazione in carica ha intenzione di non recuperare questo bene e di non rispettare quindi la volontà testamentaria della benefattrice?

Il ripristino di casa Monteforte a servizio della categorie più fragili della nostra comunità è un problema importante che necessità di una riflessione. A mio avviso il lascito, che vincola la destinazione a “casa di riposo per donne anziane sole e povere”, difficilmente potrà essere attuato e ciò sia per i costi che comporta il ripristino della struttura che per i costi a carico dell’amministrazione per la gestione del servizio. Ritengo allora che andrebbe approfondita la questione sotto il profilo giuridico per comprendere se, a distanza di cinquant’anni dalla donazione, considerati i cambiamenti che si sono susseguiti nell’ambito delle politiche del welfare, sia possibile perseguire altre progettualità, ad esempio l’housing sociale, mantenendo fermo lo spirito di colei che ha donato e quindi destinando quali beneficiarie del servizio, le donne, nelle varie fasce d’età, che versano in condizioni di disagio.

Questa direzione va esplorata, trovando le ragioni giuridiche che ci permettano di superare il vincolo testamentario pur rispettandolo nella sostanza, nella speranza di poter elaborare progettualità finanziabili e sostenibili nel tempo, e restituire al contempo alla città un bene che possa rispondere concretamente ai tanti casi di sofferenza del mondo femminile e consequenzialmente, sovente, della realtà minorile.

 

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