Dai 2,87 milioni di passeggeri si è passati ad un 2,91 milioni di passeggeri nel 2018, si conferma anche quest’anno il trend positivo. La tendenza è davvero univoca, per qualsiasi tipo di servizio, da nord a sud: dove si migliora il servizio ferroviario e lo si rende comodo, puntuale e competitivo nei confronti dell’auto, il successo è garantito. Il boom deriva dall’aumento dei collegamenti con i treni ad alta velocità.
Il problema del trasporto ferroviario in Italia è che fuori dalle direttrici principali dell’alta velocità, e dalle Regioni che in questi anni hanno investito, la situazione del servizio è peggiorata, con meno treni in circolazione, e di conseguenza scende il numero di persone che prende il treno.
Sono poi molte le linee in Sicilia ad offrire condizioni di viaggio pessime, come per l’Agrigento-Palermo dove, malgrado la domanda di spostamento tra le due città sia molto rilevante, solo una bassa percentuale si sposta in treno e la ragione sta nel fatto che i treni sono lenti, pochi rispetto alla capacità della linea e risultano molto spesso in ritardo.
Altro esempio viene dalla linea Caltagirone-Catania, che è stata recentemente rimessa in servizio dopo oltre dieci anni di inattività dovuti al crollo di uno dei ponti sui quali insiste la linea e che aveva determinato il blocco di tutte le corse. Il problema qui è che la linea non risulta elettrificata né tantomeno ammodernata e ciò non consente ai nuovi e moderni treni messi a disposizione di poter percorrere la tratta, restando quindi operativi, per gran parte, vecchi treni a gasolio, sporchi e rumorosi. I tempi di percorrenza da Caltagirone a Catania Centrale dovrebbe essere di 1 ora e 34 minuti, in realtà, a causa di vari rallentamenti ed inefficienze nel servizio, la singola corsa non ha mai una durata inferiore alle 2 ore e 30 minuti. In tutto sono solamente 2 le coppie di treni al giorno che collegano Caltagirone a Catania. Invariata ancora la situazione sulla Siracusa-Trapani, esistono solo quattro possibilità ed il più veloce impiega 11 ore e 16 minuti, con quattro cambi. Ma la distanza in linea d’aria è di soli 266 chilometri. Il tragitto tra Ragusa e Palermo prevede ormai solo 3 collegamenti al giorno, tutti con un cambio, impiegando quasi 4 ore e mezza per arrivare a destinazione. La situazione è peggiorata rispetto alle 4 ore di tre anni fa. Una delle ragioni per cui al Sud i treni viaggiano più lenti è che troviamo la maggior parte delle linee a binario unico e non elettrificate.
Arrivano però piccoli segnali di voglia di riscatto, con l’ingresso di nuovi treni. La Sicilia, infatti, è la prima regione nel Sud dove i pendolari possono viaggiare sui treni Pop, i convogli di ultima generazione di Trenitalia. Ad inizio 2020, infatti, Trenitalia ha consegnato il quinto dei 43 nuovi treni previsti per il rinnovo della flotta dell’Isola. Si punta ad arrivare a un’età media della flotta del 7,6 nel 2021.
Gli esempi positivi
Il 29 giugno 2019 sono stati festeggiati i 20 anni della metropolitana di Catania. Da 600 mila viaggiatori all’anno a più di 5,7 milioni di viaggiatori: un risultato ottenuto soprattutto grazie alla realizzazione delle tratte da Stesicoro a Nesima. Nel 2018 la metropolitana di Catania è stata utilizzata da 5.762.000 passeggeri, a fronte dei 3.417.000 dell’anno precedente. Inoltre dall’anno 2018/2019 l’Università di Catania ha sottoscritto un accordo con la Ferrovia Circumetnea (FCE) e l’Azienda Metropolitana Trasporti di Catania (AMT) che prevede che gli studenti regolarmente iscritti ad un corso di studi presso a partire l’anno accademico 2018/19 possano viaggiare liberamente sulla metro e nei bus dell’AMT .Per la prima volta in Italia, oltre 40 mila universitari potranno viaggiare liberamente sui mezzi pubblici cittadini grazie ad abbonamenti a bus e metro gratuiti per gli studenti, ma il cui costo è a carico dell’università.
Il collegamento ferroviario tra la Stazione centrale di Palermo e l’aeroporto di Punta Raisi, rappresenta un autentico successo con oltre un milione di persone che lo ha utilizzato dalla riapertura a ottobre 2018. Inoltre a Palermo ci sono quattro nuove linee di tram da fine 2015 per una lunghezza totale di 18,3 km, 44 fermate ed una flotta composta da 17 veicoli di concezione innovativa con capacità del sistema di 75.000 pax/giorno 24,5 mln pax/anno.
Elettrificazione e potenziamento della linea Siracusa-Ragusa-Gela
Il progetto per l’elettrificazione e riqualificazione della linea prevedeva, nel 2005, 6 anni di lavori e 183 milioni di euro di investimenti iniziali. Secondo il progetto, a regime, il tempo di percorrenza complessiva dei treni viaggiatori diventerebbe di 30 minuti contro le attuali tre ore. Peccato che per i 181 km a semplice binario, nel sud della Sicilia, non si abbiano più notizie di quel progetto né tantomeno della sua applicazione. Nel frattempo, nonostante la tratta ferroviaria colleghi ben tre province, la linea non è elettrificata e la velocità media è di 55 km orari. I pendolari criticano proprio gli attuali tempi di percorrenza che sono simili se non addirittura superiori ai tempi di percorrenza dei treni di venti anni fa. Il numero di pendolari che frequentano questi treni è di circa 500 al giorno di cui il 95% si muove da Modica-Pozzallo a Siracusa e viceversa, mentre gli utenti del tratto Modica-Gela sono quasi inesistenti. Solo nei recenti anni i treni soppressi sulla linea sono stati 14 fino ad arrivare ad un solo collegamento diretto al giorno nel 2016/2017, poi a fine 2017 a 3 collegamenti diretti per senso di marcia ed infine attualmente a soli 2 treni diretti. I servizi igienici nelle stazioni sono però spesso chiusi, salvo qualche rara eccezione dove il servizio è gestito dal Comune in collaborazione con il bar di stazione come nel Comune di Vittoria. Le biglietterie nelle stazioni sono del tutto scomparse se si fa eccezione per quelle di Siracusa e Gela, con la chiusura anche della stazione di Modica.
Bacino d’utenza: 580.000 abitanti
Costi: 235 milioni di euro (incluso nuovo materiale rotabile), nessun finanziamento disponibile.
UN PIANO PER MUOVERSI AL SUD IN TRENO
Legambiente chiede ai Ministeri del Sud e delle Infrastrutture di presentare e coordinare un piano con l’obiettivo di individuare soluzioni capaci di ridurre i tempi di percorrenza sulle linee ferroviarie esistenti con interventi dai costi limitati (investimenti di elettrificazione, in tecnologie per la sicurezza e la gestione delle linee, nuovi treni ibridi, ecc.) che il Ministero delle Infrastrutture dovrebbe far diventare prioritari nel Contratto di programma con RFI. Questa realtà può cambiare come dimostrano i progetti di RFI dove investendo, anche solo su tecnologia e nuovi treni, si possono ridurre i tempi di percorrenza di 1 ora sulla Palermo-Catania, di 40 minuti sulla Cagliari-Olbia, di 30 minuti tra Pescara e Roma, sulla Cagliari-Sassari ed Olbia-Sassari, di 20 minuti tra Battipaglia e Taranto e sulla Venafro-Campobasso, di 15 sulla Foggia-Brindisi, sulla Catania-Siracusa e sulla Palermo-Trapani, infine sulla Roma-Campobasso e Palermo-Messina di 10 minuti. Per riuscirci non servono tante risorse, in particolare se le si confronta con quelle previste per le grandi opere, ma una chiara volontà politica.
Conclusioni
Insomma, possiamo dire che una piccola scintilla è partita. La Regione con il contratto firmato a maggio 2018 con Trenitalia ha visto in entrata i nuovi Pop, entreranno nuovi treni nella flotta della metropolitana di Catania, i passeggeri sono tornati a salire (+4.757 dal 2018), le linee turistiche come la Noto-Pachino (come vi avevamo raccontato già qualche mese addietro) e l’Alcantara-Randazzo pronte a riaccogliere turisti. Un’UE pronta ad abbattere le emissioni di CO2 entro il 2030, che sia il settore ferroviario a trarne vantaggio?

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