L’OSPITALITÀ TURISTICA EXTRALBERGHIERA: UN FENOMENO DA GOVERNARE NON DA PENALIZZARE

R. Fai: “Norme poco chiare, confuse, contraddittorie, a volte ingiuste, rischiano di imbrigliare una potenzialità in movimento”

Roberto Fai, docente in pensione, già Presidente del Collegio siciliano di Filosofia, ideatore e promotore del Premio di Filosofia “Viaggio a Siracusa”, saggista autore di diverse opere (a marzo uscirà il suo ultimo libro: Pastorale Arcadica, per un regno giusto, Ed. Mimesis), impegnato politicamente a costruire un soggetto unito della sinistra locale, instancabile e dinamico (da anni promuove la smilitarizzazione e la riqualificazione dell’area dell’aeronautica di Via Elorina di cui parliamo in articolo a parte), per ultimo sta affrontando la questione dell’ospitalità turistica extra alberghiera, stimolando e promuovendo tra i diversi attori una visione pragmatica e positiva, come evidenziato nell’incontro pubblico tenutosi a fine gennaio nella sede di Confindustria.

Come ha risposto la città all’incontro sulle strutture extra alberghiere?

La Fondazione Archimede – Ist. Tecnico Superiore che opera nel campo dell’alta formazione turistica –, ha provato ad offrire con quel Convegno una sede di confronto sul tema dell’ospitalità turistica extralberghiera (B&B, Case vacanze, Affittacamere, Residence, Agriturismi, ecc.), che costituisce un segmento decisivo e capillarmente diffuso un po’ in tutt’Italia, cresciuto in modo esponenziale nell’ultimo decennio anche grazie alla diffusione egemone delle piattaforme mondiali del web (Booking, AirBnb, HomeAway, ecc.), che hanno determinato un processo di totale “individualizzazione” de1 mercato dell’ospitalità turistica, sì che l’incontro tra «domanda ed offerta» – il luogo d’insorgenza della dinamica economica – ha oramai saltato tutte le forme classiche di “mediazione” (agenzie di viaggio, ad esempio) dei decenni trascorsi. L’extralberghiero è poi “oggetto” di valutazioni/giudizi errati, polemici, per una scarsa conoscenza degli aspetti giuridico-normativi dentro cui tale settore può operare. Infatti, le forme dell’ospitalità extralberghiera si reggono su due principi: o in forma di piccola/media impresa con p. Iva (con la presentazione della cosiddetta “Scia” presso l’Ufficio Suap del Comune), o attraverso il Cod. civile, art. 1571 e sgg. che regolano le “locazioni brevi”, principio che trova fondamento nel diritto di proprietà, costituzionalmente garantito. È un segmento molto esteso che ha conosciuto nel corso di questo decennio una straordinaria diffusione, a seguito di un incremento notevole del turismo nel nostro paese, con risvolti economici positivi anche per la Sicilia. Di là dall’esito del Convegno di cui sopra, ritengo che manchi a tutt’oggi, da parte delle Istituzioni e del mondo politico di Siracusa – anche l’attuale Amministrazione è priva del necessario respiro strategico verso un settore ricco di potenzialità –, la piena consapevolezza di affermare rapidamente una “cabina di regia” nel governo di un fenomeno complesso come il turismo e le plurali forme dell’ospitalità che, come è evidente, nella nostra realtà socio-economica – la Sicilia o anche la Puglia, ecc. – ha significato, in parte, una valvola di sfogo per centinaia, quando non migliaia di giovani ed un’opportunità che va “governata” e messa a sistema.

Quale la fotografia attuale delle strutture extra alberghiere? (quante sono, dove sono, chi le gestisce?)

È difficile fare una “fotografia” esatta – e ciò vale anche per quanto riguarda le domande che cadono a vuoto, tipo: “quest’anno abbiamo avuto più o meno presenze di turisti, rispetto agli anni precedenti? –, dal momento che, oltre agli Hotels, solo le iniziative “ufficiali” (B&B, Case vacanze, Affittacamere, Agriturismi, Residence, ecc.), che si reggono sulla comunicazione al Libero Consorzio e ai singoli Comuni per la comunicazione di “inizio attività” (Scia), consentono un effetto “pubblicità” e una relazione diretta e trasparente con le Istituzioni. Secondo i dati di recente offerti dal Libero Consorzio, le strutture di ospitalità nella diversa tipologia, a Siracusa, sono poco più di 300. Ma, accanto a questi operatori dell’extralberghiero (che possiamo definire “ufficiali”), centinaia e centinaia sono gli altri “operatori” (con le loro case/ville/appartamenti, ecc.) che, di fronte ad una presenza turistica sempre più visibile ed ampia nel nostro territorio, hanno provato a mettere in “offerta” il loro patrimonio immobiliare (nei centri storici, o in zone contigue e appetibili, ville a mare, casette, ecc.: da Ortigia, alle zone del mare, all’Isola, a Fanusa, a Fontane Bianche, a Noto, Marzamemi, Avola, Palazzolo e via dicendo), operando col cod. civile (“locazioni brevi”), dietro motivazioni che hanno risposto a urgenze occupazionali, pur in un quadro di “informalità” di esperienze, spesso precarie – anche se non manca la presenza di una imprenditorialità più ricca (locale o del Nord) che ha investito acquisendo immobili e destinandoli al settore. Complessivamente, si tratta di esperienze di “singoli” o di giovani coppie che hanno in parte corrisposto ad un’esigenza di “lavoro”, misurandosi in un settore che conosce un trend espansivo, ma che può davvero consolidarsi strategicamente solo se si “mette a sistema” questo universo economico-sociale con una strategia mirata che costruisca “insieme” agli operatori una politica plurale per il turismo.

Quali le criticità relativi all’inquadramento giuridico-fiscale dell’extralberghiero? Gli albergatori parlano di abusivismo diffuso …

Usciamo dai tanti luoghi comuni: con le piattaforme del web, il turista – da Milano, Parigi, Berlino, ecc. –, che intende visitare la Sicilia, Siracusa, Noto, ecc. e vuole spendere 100 o 150 euro sceglie l’hotel, se vuole spendere 50 euro, o vuole vivere una forma di “turismo esperienziale”, sceglie l’extralberghiero (pur se vi è un extralberghiero dove paghi anche 120 euro a notte). A proposito di introiti: negli ultimi anni, molti Comuni hanno legittimamente deliberato che anche per le “locazioni brevi” i turisti devono pagare la tassa di soggiorno (e per queste piccole strutture può benissimo valere una cifra di 1 o 1 euro e mezzo al giorno per turista – per i primi 3-5 giorni di permanenza). Lo sai che il Comune di Siracusa non ha ancora deliberato ciò? Quante migliaia di euro non sono entrate nelle casse del Comune per questi 2-3 anni? Ecco, io più che parlare di abusivismo parlerei di mancato introito sia per il Comune che per l’Erario A chi addebitare tale miopia? Ai nuovi operatori in attesa di regole o ad una amministrazione comunale che gira a vuoto? Occorre uscire dal pressappochismo, anche informativo. Inoltre, le tasse o imposte esistono già e valgono per tutti: sia quelli con p. Iva sia per gli operatori delle “locazioni brevi”, con la “cedolare secca”. Ma il compito della politica e degli amministratori locali è prospettare a questo vasto universo economico-sociale (che legittimamente si muove nel chiuso del proprio “individualismo”: chi ha 1, o 2 o 3 case!) condizioni strategiche per costruire un coordinamento associativo in grado fare pressione, richiedere una semplificazione normativa, stimolare i Comuni privi spesso di politiche turistiche serie, destinare gli introiti della tassa di soggiorno a fini di settore, delineare interventi per ipotesi di destagionalizzazione, rendere appetibile la costruzione di una sorta di “Ospitalità turistica diffusa a Siracusa”: ad esempio, una “start up”/piattaforma web – con dentro tutti i piccoli operatori che rispondono a certi criteri e nel rispetto di un assetto di regole/norme chiare e non pasticciate, assegnando un “Logo/marchio” di qualità – che veicoli nelle fiere estere del turismo (nel sito del Comune, dell’Inda, ecc.) il “sistema ospitalità” del siracusano. La politica non fa né deve fare il carabiniere: anzi, dovrebbe saper organizzare questo mondo economico-sociale in formazione – certo, “informale”, o anche “borderline”, rispetto ad un ambito di regole e norme che spesso sono poco chiare, confuse, contraddittorie, a volte ingiuste, che rischiano di imbrigliare una potenzialità in movimento.

Quali sono i “limiti” o le rigidità normative esistenti? In cosa l’Amministrazione, o il legislatore (regionale o nazionale) è tuttora manchevole o regola in modo pasticciato o ingiusto?

Ti faccio un esempio: nell’ottobre del 2018, io e mia moglie siamo stati per cinque giorni a Francoforte. Con Booking, abbiamo prenotato all’EasyHotel, una catena mondiale di ospitalità turistica “low cost” che esiste in alcune grandi città europee (da Milano a Budapest, a Londra, a Praga, ecc.). Strategia eccellente, che funziona come una sorta di “affittacamere”: grandi edifici posti al centro città, a 200 mt dalle stazioni ferroviarie o metropolitane. Abbiamo pagato 45 euro a notte – ripeto: 22,50 euro a persona! Non so se è chiaro!! Si tratta di hotel con camere piccole, funzionali, pulite, eleganti, dove non fai colazione e pochi servizi. Ad esempio, se vuoi il riordino giornaliero della stanza, o che ti prestino l’asciugacapelli, o se vuoi lasciare le valigie in hotel il giorno della partenza (dal momento che lasci la stanza entro le ore 10,00 e hai il volo nel tardo pomeriggio), paghi per questi extra un po’ di euro. Una funzionalità impeccabile ed essenziale in città straordinarie. La nostra stanza era di circa 7-8 mq. Ecco, secondo le rigidità burocratiche delle norme siciliane, una catena Hotel come questa in Sicilia non potrebbe aprire. Nella legge sul turismo della Regione siciliana trovi declaratorie vincolanti del tipo: per due persone, la stanza deve essere di 10-12 mq; due comodini, almeno due sedie, ecc. Un insieme di scempiaggini che “imbrigliano” un’economia in movimento, mentre tutti ripetono pateticamente «occorre sviluppare il turismo!» e banalità simili. Ed altri esempi potrei fare in merito alla tassazione elevata: penso al 21% della “cedolare secca”. Sarebbe più giusto abbassarla, portarla al 13-15%. La fedeltà fiscale sarebbe più elevata.

Quindi l’ospitalità in strutture extra alberghiere è un segmento in crescita che risponde ad una domanda crescente e soddisfa anche esigenze occupazionali locali

La “voce turismo” ha costituito in questi anni una valvola di sfogo per giovani, mentre altre centinaia di giovani sono costretti ad emigrare per la ricerca di un lavoro. Bisogna fare di tutto perché il fenomeno venga compreso e seriamente valutato colmando il vuoto normativo. È alle istituzioni che ci rivolgiamo (Regione e Comune in particolare) affinché non si perda tempo e si intraprendano provvedimenti necessari. Senza una seria politica “di sistema” delle Istituzioni, questa nuova realtà economica rischia di non stabilizzarsi adeguatamente.

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