AL PASSAGGIO DEL SIMULACRO DI SANTA LUCIA NESSUNO TOGLIEVA IL CAPPELLO

 

Il 13 dicembre, com’è noto, a Siracusa si festeggia la Santa. A maggio, si festeggia Santa Lucia alle Quaglie.

Visto che siamo a febbraio, avrete già dimenticato che l’ultima volta si è fatta una processione lampo, per potere sfuggire al previsto (e poi giunto) temporale.

Ebbene, a quella processione sprint io c’ero e voglio raccontarvi due cose.

Solo, mi corre l’obbligo premettere che la scelta di fare tutto di corsa, di far partire prima il Simulacro e procedere spediti, mi è parsa corretta: non voglio nemmeno immaginare cosa sarebbe successo se l’acquazzone si fosse abbattuto su tutta la gente in processione: il fuggi, fuggi avrebbe avuto certamente conseguenze disastrose.

Ciò detto, la prima cosa che voglio raccontarvi è un fastidio insopportabile che ho provato nel notare che, al passaggio del Simulacro, nessun uomo (salvo pochissimi vecchietti) si toglieva il cappello. Persone ferme lì, magari da ore, per vedere passare Santa Lucia e farsi il segno della croce, che non sentono l’esigenza di levarsi il cappello quando Lei passa. Mi è sembrato veramente più che cattiva educazione: mi è sembrata mancanza di rispetto, ignoranza, disinteresse.

Chiariamo subito che, a norma di galateo, un uomo non deve stare mai a capo coperto quando entra in un luogo chiuso e quando è in compagnia di una donna; inoltre se ne incontra una fugacemente l’uomo deve sollevare lievemente il cappello per salutarla mentre se, invece, questa si trattiene con lui dovrà rimuoverlo del tutto.

Ora, mi pare chiaro che, quando passa la Santa, l’uomo (perbene) deve togliere il cappello in segno di saluto e di rispetto. Forse, però, queste basilari regole di buona educazione sono diventate anacronistiche: sta di fatto che né giovani né anziani hanno sentito il dovere di mostrare reverenza nei confronti della nostra Lucia.

Poi mi è tornato in mente mio nonno, ed è la seconda cosa che voglio raccontarvi.

Ebbene, il nonno suonava il contrabbasso in si bemolle per la banda musicale del Comune di Siracusa. Erano, sì, altri tempi ed erano certamente altri uomini.

Per una pura coincidenza, al tempo la processione passava per Via Roma e lì, al n. 106, abitavano i nonni. Il giorno della processione, la nonna sfogliava le rose (tante, tante rose) e metteva i petali sopra un vassoio che ricordo bene: era in argento e, per l’occasione, era portato a lucido che sembrava uno specchio.

Ebbene: la processione faceva una sosta proprio in via Roma n. 106. Appena si fermava il simulacro, il nonno posava a terra il suo pesante strumento, volgeva lo sguardo in alto e si toglieva il cappello, per salutare la nonna. Poi riprendeva lo strumento e ricominciava a suonare, con la banda. Lei, dal balcone, sorrideva e ricambiava il saluto e poi, con gesti calmi, lasciava cadere i petali di rosa sopra la statua di Santa Lucia.

Guardarli, guardare questa scena, identica ogni anno, era sempre commovente.

Altri tempi. Altra gente.

Tante cose belle sono andate perdute, e ognuno è responsabile per la parte che gli compete.

Che un uomo non senta il dovere di togliersi il cappello al passare di Santa Lucia (men che meno di una donna qualunque) è il – triste- segno dei tempi.

Peccato.

Maggio è vicino, c’è ancora tempo per migliorare.

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