PARLA ANNA MARTANO AUTRICE DE “IL DIAMANTE NEL PIATTO” GRANDE RIVELAZIONE EDITORIALE E NON SOLO

Il cibo è famiglia, memoria, convivio, è il rapporto con il Pianeta e con tutti gli Esseri Umani; il cibo è dono di sé.

Un viaggio nella migliore cucina siciliana con le sue ricette, i prodotti, i colori e i profumi della terra

 

Anna Martano, sul suo profilo facebook si legge:. “gastronoma, gastrosofa, critica enogastronomica, esperta storia gastronomia siciliana, Direttrice Accademica presso I Monsù – Accademia Siciliana di enogastronomia, Prefetto AIGS Sicilia. Ma cosa fa nella vita? Come è arrivata a tutti questi titoli?

Cosa faccio nella vita? Semplicemente vivo! E vivere, per me, è conoscere, imparare, scoprire, incontrare, amare … Il cibo è un pezzo importante nella mia vita, il cibo è famiglia, memoria, convivio ma anche etica e politica, è il rapporto con il Pianeta che ci ospita e con tutti gli Esseri Umani che lo abitano; il cibo è dono di sé. Sono nata di mercoledì: nell’iconografia buddista c’è una diversa rappresentazione del Buddha per ciascun giorno della settimana; il Buddha del mercoledì tiene in mano una ciotola che offre agli altri. Forse il cibo è il mio Karma. I titoli? I Monsù è l’associazione culturale enogastronomica della quale sono co-fondatrice e maestra di cucina storica siciliana, l’Accademia Italiana Gastronomia e Gastrosofia, il cui Rettore è il giornalista, gastrosofo e docente universitario Alex Revelli Sorini, è un sodalizio culturale nazionale: grazie alla stima del compianto Governatore Giorgio Lombardi e di Alex che mi affidarono il ruolo di Prefetto, io ho l’onore di rappresentarlo in Sicilia, affiancata dai Questori, che sono i responsabili provinciali e dagli Ambasciatori, professionisti del cibo, del turismo e della comunicazione selezionati per le loro capacità professionali e anche per le loro capacità relazionali perché il nostro è una lavoro di squadra e, posso dirlo con orgoglio, la Sicilia vanta la migliore squadra di tutta l’Accademia.

La sua è una semplice passione o può considerarsi una professione?

La passione, nel tempo, è diventata, di fatto, un lavoro; attività di ristorazione, pasticceria, catering, cantine, mi chiedono consulenze, sono stata direttore artistico di Expo Food&Wine, sono docente in enti di formazione professionale e dell’ITS Fondazione Archimede, scrivo per Cammino e, occasionalmente, collaboro con altre testate, vengo spesso chiamata come giudice e/o presidente di giuria in concorsi gastronomici o per la conduzione di cooking show. Una bellissima esperienza è stata quella di esperta esterna nel progetto “Il gu(i)sto in tavola” realizzato con il XIII IC Comprensivo Archimede grazie alla lungimiranza di Giusy Aprile: lavorare con i bambini, portarli al mercato, farli cucinare, stimolare i loro sensi e la loro curiosità è stato davvero entusiasmante; e la soddisfazione più grande è stata vedere come i bambini siano diventati educatori alimentari dei loro genitori.

Il pubblico siciliano e nazionale la sta apprezzando come autrice del libro Il diamante nel piatto, come è nato e che cosa si prefigge?

Il libro è nato dalle sollecitazioni ricevute dai lettori di Cammino che seguivano la rubrica “Saperi e sapori di Sicilia”, da coloro che hanno assistito alle tante conferenze che ho tenuto in giro per la Sicilia, dai miei studenti. Il mio scopo era raccontare, attraverso il cibo, la grande storia di Sicilia, un’isola ch’è un continente, una terra che ha insegnato al mondo l’arte e la bellezza, la cultura e la lingua; il mio desiderio è stimolare nei siciliani l’orgoglio dell’appartenenza.        

Si aspettava questo successo? Quali soddisfazioni maggiori, dove, come?

Devo confessare che il successo ha superato sia le mie aspettative che quelle dell’editore. Grazie alla distribuzione online il libro è stato acquistato in Gran Bretagna, in Brasile, in Argentina, negli Stati Uniti, in Australia, alle Canarie, in Austria. Ha ricevuto recensioni molto positive sia dalla stampa locale che dalla stampa online; e, ancora, Repubblica lo ha segnalato ben 2 volte, Il Corriere della Sera, e lo ha presentato anche Tg2 Eat Parade. Le presentazioni sono sempre molto partecipate e mi piace dialogare con il pubblico. E poi la grande soddisfazione di entrare nella terna dei finalisti del Premio Iolanda, l’unico concorso letterario nazionale riservato ai libri gastronomici, con una giuria importante: Vera Sleepoj, Davide Paolini, Catena Fiorello, Stefano Zecchi, solo per citarne alcuni. E poi il libro è stato presente nei più importanti festival: Più libri più liberi a Roma, Il salone del libro di Torino, A tutto volume a Ragusa. Il mio editore, Ali&No, mi ha sostenuta in modo straordinario ed è importante perché un autore senza un editore è solo uno che scrive.

C’è un proliferare di cuochi e di trasmissioni televisive (nazionali ma anche locali) sulla cucina, appoggia questo interesse crescente o ha qualche critica da fare?

Per un verso l’interesse sempre crescente verso il mondo del cibo è un fenomeno positivo; dopo anni di oblio, la gastronomia è tornata ad essere considerata Cultura. Non dimentichiamo che, nella storia, hanno scritto di cibo Brillat-Savarin e Feuerbach, Aristotele e Dumas, Leonardo da Vinci e Varrone, giusto per ricordare qualche nome. Il problema è la qualità; diciamo che non tutti coloro che comunicano il cibo hanno le giuste competenze per farlo e danno informazioni errate al pubblico. Un esempio: girano tanti tutorial sul tiramisù o il semifreddo in cui non si fa menzione della necessità di pastorizzare le uova; ma l’uovo non pastorizzato è ad altissimo rischio di contaminazioni. Lo facessero in una qualsiasi pasticceria, le autorità competenti la chiuderebbero nel tempo di un amen. Non si può giocare con la salute delle persone. E poi si leggono e si sentono sciocchezze madornali. Per questo invito sempre a selezionare con cura le fonti, a guardare al curriculum professionale di chi affronta l’argomento cibo. Non ci si può improvvisare solo perché tutti mangiamo … tutti guardiamo le partite di calcio ma, non per questo tutti ne possiamo scrivere. Ecco, ciò che manca, è un po’ di sana umiltà.

Secondo lei c’è abbastanza consapevolezza, interesse, da parte del consumatore su cosa e come mangia?

Non ancora, purtroppo. Il consumatore medio è, spesso, poco attento e si fa allettare dalle facili offerte; quando al supermercato troviamo l’olio extra-vergine d’oliva in offerta a 3 o 4 euro la bottiglia, dentro troviamo olio di provenienza EU ed extra EU, non olio italiano. Ma l’Italia ha la legislazione più severa del mondo in ambito agroalimentare e, quindi, il prodotto italiano è una garanzia. La pasta è un altro tema scottante: il grano coltivato nel Sud Italia non ha bisogno di essere trattato con il glifosato: basta la quantità di irradiazione solare per liberarlo dalle micotossine. Per questo ho lanciato sui social gli hashtag “#mangiasiciliano”, “#bevisiciliano”, “#vivisiciliano” e “#comprasiciliano”: mangiamo meglio e sosteniamo la nostra economia!

Qualche consiglio su come tutelarsi (da cattive abitudini, da truffe o da errori) su cosa e come mangiare (bene)?

Leggere sempre le etichette per intero, preferire prodotti locali, fare la spesa con il dovuto tempo e la necessaria attenzione, consumare pesce fresco preferibilmente da specie eccedentarie e non da allevamento, selezionare i produttori e, soprattutto, non farsi incantare dalle seduzioni pubblicitarie e dalle offerte troppo invitanti. Consumiamo meno ma consumiamo meglio. E seguire la mia rubrica su Cammino “Non di solo Pane”

Il diamante nel piatto ha anche ricevuto premi e riconoscimenti come il Premio Iolanda di cui dicevamo prima, sta andando bene. Ci dobbiamo aspettare un’altra pubblicazione curata da Anna Martano?

Ci sarà un altro libro sul quale sto già lavorando d’intesa con i miei editori

Siamo a febbraio, vuole suggerire ai lettori della Civetta un piatto, una ricetta legata al momento e al territorio?

Febbraio vuol dire Carnevale e Carnevale vuol dire cannolo la cui ricetta è ben nota; così, desidero regalare un trucco insegnatomi da un vecchio pasticciere: invece dei cilindri di acciaio o alluminio, prendete un manico di scopa di quelli all’antica di legno non trattato e lavatelo bene; tagliatelo in pezzi di lunghezza “cannolo” e friggeteli ripetutamente in olio che poi getterete via (smaltendolo in modo appropriato!). Sono eccellenti sostituti delle canne e i cannoli si staccano più facilmente. E come ci insegna Giuseppe Pitrè: “Beddi cannola di Carnilivari, megghiu vuccuni a lu  munnu ‘un ci nn’è. Sù biniditti spisi li dinari, ogni cannolu è scettru di ogni Re. Arrivanu li donni a disirtari, lu cannolu è la virga di Mosè. Cui nun ni mancia, si fazza ammazzari, cui li disprezza è un gran curnutu affè!”

Sinossi: Il Diamante nel piatto libro è un viaggio nella migliore cucina siciliana con le sue ricette, i prodotti, i colori e i profumi della terra, i suoi “cunti” ovvero i racconti legati ai piatti e ai cibi tradizionali. Scrive l’autrice: «Ho sempre “cuntatu i cunti”, narrato storie. Storie golose sì, ma storie di Terra e di persone, di luoghi e di mestieri, storie di Sicilia. E le ho raccontate con l’orgoglio dell’appartenenza, con il dolore dei tanti scippi subiti, con l’amore viscerale per la mia terra. Li offro ai lettori di questo libro, almeno in parte perché sarebbero troppi da narrare in una volta sola, con l’auspicio che, attraverso il cibo, si possa conoscere ed amare quest’isola ch’è un continente: la Sicilia.»

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