Se sei solo devi prendere la caffettiera per 12, così motivi le persone a venirti a trovare. La mia schettitudine è decisa, ricercata, voluta: megghiu ristari schetta ca mali maritata
Articolo da leggere con sottofondo musicale: Beyoncè “All the single ladies” – Anonimo “Si maritau rosa”.
Io non ho mai comprato una caffettiera da una tazza. Mia zia Elvira me l’ha regalata un paio di settimane fa, i miei parenti sono un po’ maghi, a volte percepiscono cose da lontano che tu magari hai appena pensato per 3 secondi mentre gettavi nel lavello il caffè della caffettiera 3 tazze del giorno prima. Un pensiero gettato lì, nel lavello “mi sa che devo comprare una caffettiera per una tazza”. L’ho ricevuta in regalo.
In realtà uso raramente la caffettiera, ho la macchina per il caffè e le capsule così il problema è risolto: una macchina, una capsula, una tazzina. Ma la caffettiera ha il suo perché, la caffettiera fa aroma, comunità, voglia di condivisione, la caffettiera dice: “che fa, passi a prendere un caffè?” Invece con le capsule cambia tutto.
Secondo me siamo diventati egoisti, un po’ eremiti ma estremamente social, indifferenti, distaccati. Da quando usiamo le capsule: accendi la macchinetta, aspetti, metti la capsula, posizioni la tazzina – UNA – mentre il caffè si materializza hai già scritto su Facebook: “Kaffeeè…a me una flebo buongiornissimo a tutti”.
In realtà stai lì sola/o con la tua tazzina, la capsula usata e la macchinetta che gocciola.
Comunque io ci avevo pensato, mia zia ha deciso, non si tratta solo di risparmiare caffè e acqua, la questione è un’altra. Si tratta di consapevolezza, di quel passo sicuro verso te stessa avanti e decisa, composta e sregolata, individuale ma sociale, verso il tuo stato consapevole e comodo di single. L’inglese non lo volevo usare in realtà, ma non mi viene una parola in italiano che renda bene, però mi sono soffermata a pensarci e mi è venuto in siciliano: Schetta, si dice Schetta, non vorrei sbagliare visto che manco da Siracusa da 10 anni.
Schetta: nubile-vergine-zitella, così viene tradotto in italiano, manca martire e poi completiamo il cerchio.
Ma schetta è anche una rete da pesca che serve per pescare merluzzi, orate, sgombri, da terra o al largo, forse anche qualche sarago di porto, chissà. Io quando mi metto a fare ricerche su internet trovo collegamenti che mi fanno riflettere e ridere tanto: il fatto che “schetta” sia una donna non maritata e contemporaneamente un mezzo per pescare pesci, lo trovo esilarante. Ma non mi soffermo a spiegare il perché, non c’è bisogno.
È stato Troisi il primo a farmi riflettere sulla caffettiera “single”.
Lui e la sua compagna (interpretata da Giuliana De Sio) nel film Scusate il ritardo sono a casa del professore, lui vuole fare il caffè ma scopre che questo tipo solitario che soffre anche per la solitudine ha solo una caffettiera da una tazza e una tazzina, allora Troisi dice: “proprio il massimo della solitudine, dico ti senti solo e ti prendi la macchinetta del caffè per una persona? Vuol dire che vuoi rimanere solo … perché se sei solo devi prendere la macchinetta per 12, 24, 48 persone così motivi le persone a venirti a trovare”. Quanta saggezza, grande Troisi.
Ogni volta che torno a Siracusa mi stupisco e gioisco quando vedo tutti i bar che ci sono a pochi metri uno dall’altro. A voi sembra normale, ci siete abituati, pure io lo ero. Invece adesso mi stupisce perché qui in Svizzera, in questo paese abitato da cerca 30.000 persone, ci sono bar solo in alcune zone del centro ma poi esci per andare verso un altro paesino vicino e non ne trovi per chilometri. Ci sono paesi in cui non ne trovi proprio bar.
È comprensibile, non fa parte della cultura. Qui non incontri per strada l’amico e gli dici “amunì, pigghiamuni u’cafè”, se vuoi prendere un caffè con un amico lo chiami, devi concordare il giorno e il posto, allora sì che puoi.
Comunque schetta e felice perché come dice il detto siciliano a biddizza è menza doti megghiu ristari schetta ca mali maritata.
La mia schettitudine è decisa, ricercata, voluta, ma come spiegarla ad alcune donne sposate che incontro e mi dicono “tranquilla sei ancora giovane e sei una bella donna: lo troverai”.
Come se fosse doveroso, inevitabile, come se decidere di rimanere schetta fosse un errore, che poi una donna sola non ce la fa, che poi se le bestie feroci cercano di entrare nella caverna dove vive la tua famiglia, come fai se non c’è l’uomo forte pronto a prendere la lancia e colpire la belva procacciando altresì il cibo per tutti. Vorrei dirle, signora sposata, che ho la porta, le chiavi e il supermercato sotto casa, guido l’auto, a volte faccio l’elettricista o l’idraulico, ce la faccio anche da sola a cacciare via chi non mi aggrada, belve a 4 o a due piedi, o ad accogliere chi mi fa star bene.
Mi piace molto la frase di Charlie Chaplin, l’ho recepita, finalmente: “Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: cibi, persone, cose, situazioni e da tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso. All’inizio lo chiamavo “sano egoismo”, ma oggi so che questo è AMORE DI SÉ.
Userò ancora la caffettiera da una tazza, però quando sarò a Siracusa andrò a cercare quella grande, anche da 24 tazze (qui in Svizzera non la trovo di sicuro, è chiaro ormai) perché single non significa “solo”.
E così visse single e contenta con tanti amici con cui prendere un caffè o due, o anche ventiquattro.
Vasuna

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