AREE ZES: A SIRACUSA SI ESCLUDE IL RETROPORTO DELLA CITTÀ E AD AUGUSTA SI PARCELLIZZA IL TERRITORIO

13 comuni sui 21 della provincia vi faranno parte grazie al secondo bando ma si stenta a credere che possano attrarre investimenti stranieri

 

Ferme restando le criticità espresse da Giambattista Totis in queste pagine, a dar retta al governo Musumeci, sarà questo l’anno di partenza delle Zes siciliane. Un percorso lungo e tortuoso che dovrebbe finalmente raggiungere il traguardo e consentire a tutto il Sud, Sicilia compresa, di mettersi in pari con le altre regioni, dove il processo è già avviato da tempo, iniziando così a colmare il gap con la realtà produttiva del Nord del Paese come del resto d’Europa e dell’area mediterranea con capofila Dubai.

Una reale occasione di sviluppo per le aziende, vecchie e nuove, in un momento di seria crisi economica che consentirà diverse condizioni vantaggiose per gli investimenti (credito d’imposta, sgravi fiscali, agevolazioni sul lavoro e ammortamenti) che vede già l’interesse delle banche come per esempio l’UniCredit che ha già messo a disposizione un plafond di un miliardo di euro a favore delle imprese che vogliano investire nelle ZES siciliane.

L’ultimo passo – l’assegnazione di ulteriori 462 ettari rispetto a quella già determinata (1.690 per la Zes Sicilia occidentale e 3.422 per quella orientale) – è stato compiuto a dicembre dalla cosiddetta Cabina di Regia che ha incluso, nelle rispettive Zes di competenza, tre aree indicate dalle Autorità portuali e altre due industriali (Porto Empedocle, il porto dell’Arenella a Palermo, Augusta, l’area del consorzio Asi di Caltagirone e la zona di San Cataldo, scalo appartenente al Comune di Caltanissetta).

Di quella orientale, per noi di maggiore interesse, oltre alla zona industriale Augusta, con il suo porto- Melilli-Priolo e Siracusa (ma con le peculiarità che vedremo) già da tempo inserite per 700 ettari, vengono a far parte, per la provincia aretusea, le aree richieste dai Comuni di Avola, Carlentini, Francofonte, Solarino, Floridia, Rosolini, Pachino, Lentini, Palazzolo Acreide (circa 100 ettari in più): tutti accontentati, mentre null’altro è stato accordato ai Comuni già inseriti che avevano avanzato una nuova richiesta senza però presentare i necessari piani di riconversione (Augusta, Melilli, Priolo) o a Carlentini, escluso per aver indicato un’area non infrastrutturata.

Si è anche cercato di rimediare, forse almeno in parte, alle anomalie nel territorio di Augusta dove le associazioni ambientaliste, e in particolare il consigliere comunale Giuseppe Schermi, avevano segnalato l’inserimento anche di aree sottoposte a vincoli di vario genere. Preoccupavano alcune norme operanti nella zes, quelle di semplificazione delle procedure amministrative, tali da far pensare a una facile deroga al regime di tutela dei siti.

L’autorità portuale di Augusta, nella persona di Andrea Annunziata (sospeso cautelarmente dal servizio nell’ottobre scorso per alcune indagini della magistratura etnea), aveva liquidato il tutto parlando di un allarme ingiustificato, “specioso”, da parte degli ambientalisti: “Coloro che chiederanno di intervenire in queste aree saranno soggetti a tutti i vincoli presenti, se sarà possibile opereranno, altrimenti non lo faranno”.

Una posizione insostenibile, saggiamente superata dalla successiva decisione della Port Authority di chiedere che tali aree (circa 60 ettari ricadenti nella zona delle vecchie saline) fossero sostituite “con aree di maggiore valenza produttiva prive di vincoli per un’estensione di circa 45 ettari” – perdendo così comunque circa 15 ettari (da riassegnare) – anche alla luce di un procedimento della Soprintendenza per l’attivazione di un vincolo etno-antropologico nell’area.

Tuttavia al momento non si sa se la proposta sia stata accolta dalla Cabina di Regia e ancora le mappe definitive, dopo la nuova riperimetrazione ed estensione, non sono state pubblicate né è chiaro se, come anticipato nella richiesta, le planimetrie in dettaglio siano già state “trasmesse direttamente al Dipartimento urbanistica regionale”.

Ma ad Augusta genera qualche perplessità anche la particolare “lottizzazione” del territorio incluso nella zes: lotti per lo più omogenei, di identica forma così da sembrare disegnati con strumenti di precisione, sapientemente distribuiti, a quanto sembrerebbe, a diversi proprietari.

Inevitabile porsi alcune domande che vanno ad aggiungersi a quelle sollevate dal consigliere Schermi (cfr. altro articolo) che richiederanno naturalmente risposte chiare.

E per restare al capoluogo anche qui può esserci qualche dubbio sulle scelte fatte che sembrano aver stravolto precedenti intenti e propositi forse più funzionali ad attrarre investimenti e progettualità.

Nel settembre del ‘17 il sindaco Giancarlo Garozzo, esprimendo la propria soddisfazione per l’istituzione delle zone economiche speciali, affermava: “Di fatto le imprese avranno un consistente abbattimento delle tasse e, dunque, un’opportunità appetibile per partecipare alle sviluppo di una vasta area portuale che intende conservare la centralità nel Mediterraneo e nei traffici via mare. Per quanto riguarda Siracusa, stiamo ragionando su un piano di recupero e riqualificazione nella zona adiacente al Porto Grande (il retroporto, ndr) che si integrerà con la sua destinazione crocieristica e diportistica”.

Progetto di cui non si è mai saputo nulla e che sembra ormai accantonato date le scelte fatte dalla Giunta Italia.

Ad agosto il sindaco Francesco Italia ha infatti ottenuto dall’assessore alle attività produttive Mimmo Turano che l’area di 67 ettari individuata in un primo momento (per la quale aspettiamo alcune risposte) venisse sostituita con tre nuove aree di maggiore estensione, 146 ettari.

Aree a macchia di leopardo: vicino al mare, ma in zona Targia, lungo la via Stentinello, 53 ettari, e poi l’area agricola di Santa Teresa Longarini (46 ettari) e quella attraversata dalla strada statale 124 (53 ha) contigua alla zona artigianale di Floridia.

E a questo punto sarebbe escluso anche lo Scalo Merci Pantanelli indicato dai sindacati tra gli obiettivi prioritari nel corso di un incontro ad Augusta, nel luglio di due anni fa: “Per le caratteristiche imponenti dei servizi offerti, punto di snodo delle manovre treni, con tutti i servizi ad essi collegati. Lo Scalo Merci, attualmente, vede la presenza di importanti aziende dei servizi ferroviari, passeggeri e merci, e le lavorazioni effettuate nell’impianto sono prevalentemente dedicate al Polo manutentivo ferroviario ma la struttura ha alte potenzialità ed è sotto utilizzata nonostante la posizione strategica fra le province altamente agricole e agroalimentari di Siracusa e Catania, da un lato, e Ragusa dall’altro, e la vicinanza agli Aeroporti Fontanarossa e Comiso”.

Perplessità che ci si augura siano fugate quando si conoscerà l’intero piano strategico elaborato.

 

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