CAFEO: LA NOSTRA STORIA DI FALLIMENTI PREOCCUPA MA SI DEVE PROVARE

“Siracusa deve perdere la nomea di provincia delle incompiute e rialzare la testa. Va dato atto al sindaco Italia di aver fatto un ottimo lavoro per la città”

 

Non certamente la soluzione di tutti i mali della Sicilia, ma di sicuro un’opportunità da non perdere. Questa potrebbe essere in sintesi la definizione giusta per le Zone Economiche Speciali, uno strumento sul quale abbiamo puntato sin da subito, approfondendo il tema in convegni e incontri inseriti nel progetto ReStart e che, almeno in teoria, può offrire una via d’uscita all’immobilismo che per anni ha costretto la nostra Isola a un declino lento ma non per forza inesorabile.

Le Zes, lo ricordiamo, sono aree geografiche situate a ridosso di aree portuali o retroportuali dotate generalmente di un regime fiscale vantaggioso, nelle quali investire per le aziende rappresenta un’opportunità più che un rischio, con conseguente vantaggio per l’intero territorio.

Abbiamo seguito quindi sin dall’inizio l’iter che ha portato alla perimetrazione delle aree Zes siciliane, non condividendo appieno il criterio scelto dalla Regione ma, alla luce del contesto non facile nel quale la Sicilia si trova dal punto di vista della capacità attrattiva degli investimenti, abbiamo preferito superare ogni polemica politica, in nome del bene comune e del principio della mediazione che contraddistingue ogni scelta politica.

Sotto la guida delle autorità portuali, la cabina di regia istituita a Palermo, della quale facevano parte oltre ai rappresentanti del governo esperti e associazioni di categoria, ha provveduto ad una prima stesura delle aree, ascoltando le richieste dei vari sindaci. Il territorio siracusano in una prima fase sembrava fosse uscito ridimensionato in termini di ettari utili, ma nella riunione convocata a Palermo il sindaco Italia è riuscito ad ottenere un ampliamento delle aree destinate a diventare Zes, più consono alla natura stessa del nostro territorio.

La seconda fase dell’assegnazione delle aree prevedeva una quota residua del 10% tra gli ettari disponibili in Sicilia, messi a bando tra i Comuni. Mi piace sottolineare come in questa fase, per una volta, si è assistito ad una leale collaborazione tra tutti i Comuni della provincia, coordinati dalle associazioni di categoria e dalla CNA in primis, che ha permesso una suddivisione secondo effettivi criteri di utilità e funzionalità delle aree pubbliche disponibili.

La legge che istituisce le Zes in Sicilia non è dunque perfetta, ma è pur sempre un punto di inizio sempre migliorabile; una volta approvata e resa esecutiva dal Governo Nazionale, toccherà alle autorità portuali proporre idee e garantire, con il supporto di tutti gli attori del territorio, il buon funzionamento.

Accanto al cauto entusiasmo per questa opportunità data dalle Zes, non nascondiamo anche un po’ di preoccupazione, frutto non tanto di pessimismo o “gufaggine” ma più che altro di una storia recente fatta di fallimenti in successione, arrivati dopo promesse di riscossa roboanti. Il territorio di Siracusa non può e non deve permettersi ulteriori fallimenti e deve essere in grado, finalmente, di cogliere tutte le occasioni per provare a rialzare la testa, scrollandosi finalmente di dosso la nomea di provincia delle incompiute.

 

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