Convegno chiesa di San Domenico
Uno degli eventi di maggiore interesse tra quelli tenutisi ad Augusta negli ultimi tempi ha avuto luogo lo scorso 24 novembre presso la Chiesa di San Domenico, la cui navata è stata affollata, malgrado la mattina piovosa, dai componenti di diverse associazioni culturali che operano nel territorio megarese. L’evento, denominato “Augusta treseicinque”, voluto dalla locale sezione dell’Archeoclub presieduta dalla professoressa Mariada Pansera, è stato realizzato con la collaborazione di Italia Nostra, “Augusta Photo Freelance” e di altre importanti realtà associative e culturali della città.
Scopo dell’incontro era quello, come si legge nella brochure di presentazione, di definire delle “strategie per la valorizzazione turistico – culturale del territorio di Augusta”, fornendo una prospettiva di crescita, o sarebbe meglio dire nascita, di un’industria turistica in città.
Inutile negare quanto ambiziosa possa essere la prospettiva delineata dagli organizzatori. L’idea di fare di una città conosciuta per le attività industriali legate al petrolchimico o al porto e per il relativo impatto ambientale, una meta turistica tale da ritagliarsi uno spazio tra altre prestigiose destinazioni siciliane, ha bisogno di una buona dose di ottimismo per essere sostenuta con convinzione. Eppure, come dimostrato nel corso del convegno, le risorse ci sarebbero tutte.
Già dal giro dei saluti emergono alcuni capisaldi della proposta culturale cittadina, si pensi al Museo della Piazzaforte, unica struttura effettivamente aperta alla libera fruizione dei cittadini, di cui il direttore Antonello Forestiere ha parlato con la consueta passione. Oppure, alle prospettive legate alla ricerca storica che il “Centro studi storico militari” sta mettendo in atto, come ricordato dal presidente Vittorio Sardo. Non è mancato in questa fase del convegno il riferimento agli scritti che Tomasi di Lampedusa ha voluto ambientare in città, come ricordato dall’arciprete Don Palmiro Prisutto, il quale ha anche lanciato l’idea di intitolare una piazza o una via cittadina all’illustre scrittore.
I successivi interventi si sono soffermati sulle bellezze e sulle potenzialità del territorio, oltre che sulla illustrazione al pubblico presente delle tante iniziative di riqualificazione e di valorizzazione messe in atto. Un ruolo di rilievo in questo senso è stato svolto da “Italia Nostra”, nell’occasione rappresentata dalla presidentessa Jessica Di Venuta, la quale ha mostrato ai presenti gli spot e i video realizzati dai giovani soci, illustrando l’articolata e pregevole attività volta, in particolare, alla tutela e valorizzazione di Megara Hyblea.
Sullo stesso piano si è svolto l’intervento di Romolo Maddaleni, presidente di APF-Augusta Photo Freelance, associazione che da anni si occupa di cultura fotografica e di valorizzazione del territorio proprio attraverso la fotografia. Quella proposta da Maddaleni è stata una splendida rassegna di immagini, capaci di catturare con maestria gli scenari di un territorio tutt’altro che incontaminato, ma ancora capace di stupire per la bellezza degli scorci e la potenza dei suoi colori.
Un incanto che non sarà sfuggito alla sensibilità dell’ospite d’onore della mattina.
Ad ascoltare seduto sui banchi della prima fila, infatti, c’è il dott. Manlio Messina, Assessore regionale al turismo, sport e spettacolo, al quale, in fondo, era rivolta la passerella di interventi, foto, immagini che hanno riempito la mattina. Nel suo intervento, giunto quasi in chiusura, l’assessore ha sottolineato quanto fosse necessario, per rilanciare il turismo in Sicilia, mutare il paradigma della comunicazione, rivolgendosi soprattutto e con forza ai paesi stranieri. “Abbiamo bisogno di far conoscere al mondo intero – ha spiegato l’Assessore regionale Messina – il singolo specifico evento o monumento e occorre anche riempirlo di contenuti. Oltre alla comunicazione, altra parola chiave è fare rete e portare in giro per il mondo quanto accade nell’isola. Come succederà a breve con “l’Atlante dei cammini religiosi in Sicilia”, realizzato in collaborazione con la curia. Turismo e cultura camminano di pari passo, non bisogna più concentrarsi solo sul patrimonio storico e culturale che abbiamo, dobbiamo fare tutti un passo in avanti, la politica ed anche i cittadini che devono amare di più la Sicilia. Occorre anche incrementare la programmazione degli eventi e la relativa comunicazione. In questo senso, stiamo per lanciare il “Patto per i grandi eventi del 2020”, in modo tale che già a dicembre si possa iniziare a pubblicizzare gli eventi nelle principali fiere del turismo internazionale, cercando anche di favorire la destagionalizzane dei flussi turistici.”
Una delle principali novità emerse nel corso del convegno ha riguardato la presentazione di un progetto redatto dall’architetto Giancarlo Zurzolo e da questi donato alla città, maturato all’interno della stessa associazione. Un progetto teso alla riqualificazione di un’area oggi quasi del tutto abbandonata che potrebbe diventare a sorpresa un punto di riferimento culturale per la città e non solo. L’idea è quella di recuperare la vecchia chiesa di “Santa Maria degli Ammalati” e dell’annesso piccolo cimitero di Brucoli, da decenni dismesso, per risollevarlo dal lungo abbandono, e trasformarlo in un sito museale, ovvero in un “Museo etnoantropologico del culto dei defunti”, un luogo che possa racchiudere la storia e la cultura siciliana legata ad una delle tradizioni più antiche e sentite in Sicilia.
Ad intervenire sul progetto e sul tema principale trattato nello stesso è stato anche il professor Ignazio Buttitta, docente delle tradizioni popolari presso l’Università di Palermo e presidente della “Fondazione Ignazio Buttitta”, il quale ha sottolineato l’importanza delle tradizioni legate al culto dei defunti in Sicilia, “sarebbe non solo un’operazione culturalmente rilevante, ma un unicum e non è una cosa da poco. In Sicilia ci sono diversi musei etno-antropologici, ma questo avrebbe una sua unicità”
Nel corso del convegno è mancato, forse, un coinvolgimento più intenso degli operatori del settore turistico e commerciale, e di quelle realtà associative che già riescono a proporre e fare turismo anche internazionale sul territorio di Augusta, dai quali sarebbero potute emergere proposte interessanti.
Ma ci sarà sicuramente modo di ampliare, in altre occasioni, il perimetro degli interventi.
Del resto, se si vuole trasformare la prospettiva di creare un’industria fondata sul turismo ad Augusta in qualcosa di più concreto, sarebbe necessario il coinvolgimento, la collaborazione e la partecipazione attiva dell’intera città, oltre che un cambio non indifferente di mentalità e cultura economica, e una salda e credibile guida politica. Esiti, questi, forse persino più complessi dell’agognata apertura di almeno uno dei siti chiusi da decenni.

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