“Un tavolo tecnico”: questa la richiesta di Lealtà e Condivisione al sindaco “Sulle criticità del sistema idrico si sa già tutto. Ora si deve agire”
“Attivare, mediante determina sindacale, un tavolo tecnico a cui chiamare gli enti interessati e liberi professionisti (senza oneri per l’amministrazione) per avviare un percorso finalizzato a definire soluzioni e cronoprogramma atti a risolvere le tre maggiori criticità della nostra città in materia di rifornimento idrico e qualità dell’acqua: fonti di approvvigionamento, insalinamento dei pozzi con conseguenti limitazioni nell’uso potabile dell’acqua, sversamento dei reflui “depurati” nel Porto Grande.
È stata questa la richiesta di Lealtà e Condivisione attraverso le parole del suo Presidente Ezio Guglielmo e del principale relatore, il geologo Pippo Ansaldi. Mettere fine, ma realmente, a problemi che si dibattono da decenni, di cui si sa già tutto e per i quali già si conoscono le soluzioni possibili.
Una mera questione di volontà politica quindi, considerato che ci sono le risorse necessarie agli interventi, se risponde al vero quanto sostenuto dall’assessore regionale all’agricoltura Edy Bandiera: “Ci sono miliardi di euro a disposizione che non si riescono ad usare perché mancano i progetti. Portatemi i progetti e io li finanzio”. Una disponibilità piena che non ha però convinto, tra il pubblico, l’ingegnere Roberto de Benedictis che ha incalzato Bandiera facendogli notare che, essendo il sistema di infrastrutture gestito dai Consorzi di bonifica, potrebbe/dovrebbe essere la stessa Regione ad attivarsi. “Ma allora dovrei predisporre progetti per tutti i Comuni – ha ribadito l’assessore – e non sarebbe possibile. Io ho detto la mia. Si muova il Comune con i suoi tecnici, con i suoi ingegneri”.
Distinguo, precisazioni, che però “non devono allontanare dall’obiettivo finale”, hanno comunque condiviso tutti i partecipanti al dibattito: dimostrare che si è in grado di operare nei fatti, e non replicare refrain estenuanti, per quello sviluppo sostenibile di cui tutti facilmente parliamo.
“L’acqua rimane una risorsa rinnovabile solo se è consumata in misura inferiore al suo tasso di rigenerazione – ha scandito Ansaldi al numeroso e attento pubblico -. Il primo concetto che tutti dobbiamo tenere presente è che la gestione delle risorse idriche va improntata al concetto di sostenibilità. Bisogna fare in modo che i prelievi dalle falde sotterranee non superino i loro livelli di ricarica naturale, che non si favoriscano ulteriori fenomeni di intrusione marina, in modo da soddisfare i bisogni presenti senza compromettere quelli delle future generazioni. Da circa settant’anni nel nostro territorio è avvenuto proprio il contrario”.
Un impegno dovuto, quello di dare un senso all’enorme spreco di denaro pubblico, decine di milioni di euro, con cui nel tempo sono state realizzate infrastrutture mai utilizzate: un vero scandalo.

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